Rio 2016, il destino degli atleti russi in mano alla singole Federazioni

Print Friendly, PDF & Email
Read Time3 Minutes, 24 Seconds

Meno sette. È il numero di giorni che, tra mille problematiche, ci separa dall’inizio dei trentunesimi Giochi Olimpici dell’era moderna, quelli di Rio 2016.

russia dopingUn olimpiade, quella brasiliana, che come se non bastassero i disagi provocati dai tumulti già registratitisi nel 2014 in occasione dei Mondiali di calcio e il panico generato dal virus Zika, deve ora fare i conti con uno scandalo, se possibile, ancora peggiore: quello del presunto “doping di Stato”, abbattutosi sulla Russia e sul suo contingente di atletica.

Tutto nasce da un report della WADA (l’Agenzia Mondiale Anti-Doping), che nel Novembre 2015 gela la Russia ed il mondo dello sport tutto denunciando l’esistenza, nel mondo dell’atletica russa, di un vero e proprio apparato volto a manomettere e celare i risultati dei test anti-doping. Un meccanismo, quello messo in piedi da Mosca, che sarebbe arrivato a coinvolgere Governo e Servizi Segreti, influenzando direttamente il laboratorio anti-doping del cuore dell’ex-Unione Sovietica. La richiesta della WADA alla IAAF è tanto netta quanto discussa: squalificare, con effetto immediato, la Federazione Atletica russa da tutte le competizioni, e quindi anche dagli imminenti Giochi Olimpici brasiliani.

La risposta di Mosca non si fa attendere, con il Ministro dello Sport Vitali Mutko che in tempo reale smentisce il contenuto e la veridicità del dossier, contro accusando la WADA di portare a carico della Federazione Russa accuse fondate sul nulla: “La Wada non ha il diritto di sospendere. Le conclusioni della commissione non sono sostenute da prove e non contengono fatti nuovi. Se si legge il rapporto è scritto più o meno così: secondo le nostre informazioni c’è l’influenza dello Stato, rappresentato dal ministero, su tutto questo sistema. Non abbiamo le prove, però allo stesso tempo riteniamo che questa (influenza, ndr) ci sia. Ma che tipo di accusa è?”. Alle dure parole del Ministro russo, segue però di qualche giorno la parziale ammissione di colpa dei russi, che si concretizzano nelle dimissioni del direttore del laboratorio anti-doping di Mosca Grigory Rodchenko (che, secondo le accuse della WADA, avrebbe distrutto oltre 1.400 test) e nelle parole del presidente ad interim della Federazione Russa di atletica leggera Vadim Zelicenok:Noi siamo d’accordo con alcune accuse nei nostri confronti, su altre no e qualcosa non è più attuale perché è già stato corretto da tempo“.

La IAAF non perde tempo, e a pochi giorni dal report della WADA sospende a titolo cautelativo la Federazione russa di atletica leggera, avviando un lungo periodo di indagini che porta il 17 giugno al primo verdetto nei confronti della Russia: conferma della sospensione della Federazione, e consequente addio ai Giochi Olimpici brasiliani per gli atleti di Mosca. Sentenza, quella della IAAF, confermata anche dal CIO lo scorso 21 giugno, con la paradossale apertura agli atleti che riusciranno a dimostrarsi “puliti”, ai quali il lasciapassare per Rio sarà rilasciato nonostante la squalifica russa.

A valle di una gestione piuttosto discutibile dell’intera vicenda, si arriva quindi ad una compromesso tra la richiesta della WADA (esclusione da Rio di tutte le Federazioni russe, non solamente di atletica leggera, dal momento che il presunto doping di stato degli ex-sovietici sarebbe stato in realtà diffuso a tutte le sezioni sportive di Mosca) e quelle di Mosca (volte ad ottenere il lascia-passare per tutto il proprio contingente olimpionico), con una risoluzione che non eviterà di alimentare polemiche: saranno infatti le singole Federazioni Internazionli (la IAAF, ad esempio) a poter valutare l’idoneità degli atleti russi a partecipare alle Olimpiadi.

A sette giorni dall’avvio dei Giochi Olimpici quindi, viene meno quindi la squalifica della Federazione russa, con la palla che passa tra i piedi della IAAF e, per ora, una sola grande esclusa: Yulia Stepanova, l’ottocentista russa rivelatasi fondamentale, grazie alle proprie dichiarazioni, nell’aprire il vaso di Pandora dell’atletica leggera russa e impossibilitata a partecipare alla spedizione brasiliana a causa di una squalifica per doping rimediata nel 2013. Se giustizia è fatta, ma sembra di no, al solito sarà solamente il tempo a dircelo; per ora, a sette giorni da Rio, di certa vi è solo la sensazione che il compianto De Coubertin si stia, con grande tristezza, rivoltando nella tomba.

di Michael D’Costa

0 0

About Post Author

0 %
Happy
0 %
Sad
0 %
Excited
0 %
Angry
0 %
Surprise

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Social profiles