Italicum, in vigore ma già si cerca di modificarlo

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Lo scorso 1 luglio è entrata in vigore la nuova legge elettorale. Non si placano tuttavia le polemiche delle forze politiche che chiedono al premier di modificarne alcuni aspetti

Il 1 luglio è entrato in vigore l’Italicum, la nuova legge elettorale tanto voluta dal premier Renzi e dal ministro Boschi. Si tratta di un traguardo del governo, raggiunto tra i continui alti e bassi della minoranza dem e di Forza Italia, che definisce gli aspetti della riforma elettorale. Come detto, è il primo luglio la data di entrata in vigore. Eppure, l’Italicum è di fatto inutilizzabile fino a quando non sarà vinto il referendum costituzionale. Ad ottobre, dunque, non si decideranno solo le sorti del Senato (e, a quanto pare, del governo Renzi) ma anche quelle della nuova legge elettorale, approvata oltre un anno fa ma entrata in vigore “in differita”, proprio perché legata a nodo stretto con la riforma costituzionale che, a maggio 2015, si presumeva fosse ormai compiuta nella data di luglio 2016.

Il collegamento tra Italicum e riforma del Senato è presto spiegato. La nuova legge elettorale riguarda esclusivamente la Camera dei Deputati e, qualora il Senato non dovesse essere riformato secondo le indicazioni del ddl Boschi (cioè non eletto direttamente), il sistema di votazione ad esso relativo farebbe capo al cosiddetto consultellum, una legge proporzionale nata dalle macerie del porcellum (la legge di Calderoli modificata dalle sentenze della Consulta).

Qui sta il nocciolo della questione. In questo aspetto controverso risiedono la maggior parte delle polemiche che, all’indomani dell’entrata in vigore, ancora infiammano le vicende dell’Italicum. Infatti, proprio per scongiurare un eventuale ricorso al consultellum, inevitabile in caso di fallimento del referendum costituzionale, molti esponenti politici stanno incalzando il premier Renzi affinchè venga ponderato un percorso di modifica della nuova legge elettorale. Tra questi Massimo D’Alema, che ha espresso l’intenzione di votare no al referendum, qualora non si apra la strada ad alcune modifiche della legge; stessa posizione per Pierluigi Bersani ed Enrico Rossi, intenzionati a rimanere fuori dalla campagna per il sì in caso di risposta negativa alla suddetta richiesta.

Tuttavia, Renzi sembra irremovibile e sigilla l’Italicum: «Non vedo in Parlamento una maggioranza per una legge alternativa», ha affermato il premier in un’intervista su Sky Tg24, unendosi al pensiero del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio: « L’Italicum è un’ottima legge che garantisce governabilità. Se qualcuno vuole cambiarla e proporre una legge migliore, lo faccia. Ma a pochi mesi dal referendum, mi pare un esercizio molto complicato trovare una maggioranza».

Stessa linea quella espressa dal capogruppo della Camera Ettore Rosato che, durante un intervento ai comitati referendari della riforma costituzionale, ha escluso qualsiasi intreccio pericoloso tra il ddl Boschi e l’Italicum evidenziando la bontà della legge che «garantisce governabilità e rappresentanza». D’altra parte, però, i risultati dei sondaggi e delle ultime amministrative parlano chiaramente e raccontano una forte ascesa del Movimento 5 Stelle ai danni del Pd. Con questi dati, le disposizioni della nuova legge elettorale premierebbero al prossimo appuntamento alle urne i grillini che, alla luce del nuovo scenario, continuano a dirsi contrari all’Italicum ma, contemporaneamente, anche a qualsiasi processo di modifica che lo riguardi.

Non c’è dubbio che, nonostante le affermazioni risolute del premier, il tassello Italicum sarà uno degli argomenti principali della Direzione dem fissata per oggi, lunedì 4 luglio e che, nonostante l’entrata in vigore, le vicende legate alla lunga e travagliata legge elettorale occuperanno ancora per molto tempo lo scenario politico.

(di Giulia Cara)

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