Brexit, le possibili conseguenze economiche

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L’uscita dall’UE rappresenta di per sé un fallimento del mercato comune e della democrazia. Pil, sterlina, mercati finanziari e commercio: ecco cosa potrebbe cambiare in ambito economico

E’ Brexit. Quali potrebbero essere le conseguenze a livello economico derivanti dalla volontà referendaria espressa dal popolo britannico?

E’ bene fare una premessa. L’uscita dall’UE rappresenta di per sé un fallimento del mercato comune e della democrazia, intendendo in questo senso il fatto che la scarsa lungimiranza di una fascia dei votanti, quella dei più vecchi, ha influito e influenzerà per gli anni a venire il futuro delle generazioni più recenti, che dovranno in un certo senso subire la scelleratezza economica di questa scelta.

Primo effetto economico della Brexit si è registrata già all’indomani del referendum: i mercati hanno subito nella giornata di venerdì 24 giugno dei forti cali, indice chiaro della volatilità che influenzerà i mercati quantomeno nei prossimi due mesi, probabilmente non con cali così forti, ma certamente influenzando, e non poco, il mercato azionario. Diversi i motivi, uno su tutti l’incertezza che il voto referendario ha sancito, basti pensare che l’outlook della Gran Bretagna è già stato fortemente declassato da stabile a negativo.

Nell’arco del prossimo triennio – qualora effettivamente il successore di Cameron – riuscirà a mettere in atto quanto richiesto dal referendum consultivo, è quasi certo che la Gran Bretagna andrà incontro ad un crollo del PIL nell’ordine dei 3-5 punti percentuali, per poi probabilmente risalire a tassi molto bassi che difficilmente si avvicineranno al 2%; in concomitanza ciò porterà sicuramente ad una diminuzione dell’occupazione dovuta allo spostamento di molte società operanti nell’ambito finanziario, difatti la Capitale Economica dell’UE vedrà diversi competitors uscire dal mercato per ridistribuirsi sul territorio europeo.

Altro aspetto molto caro alla popolazione britannica, ma che è stato sottovalutato alle urne, è quello del valore della Sterlina, la moneta tanto cara ai sudditi di Sua Maestà subirà certamente un forte shock, svalutandosi inevitabilmente (cosa per altro già successa nel venerdì orribile appena trascorso).

Tra le conseguenze economiche certamente bisogna annoverare gli accordi commerciali a livello UE che sicuramente non saranno indulgenti come capita già con Paesi quali la Svezia e la Norvegia, che godono di particolari convenzioni, che con molta probabilità saranno negate nel caso in cui la scelta della Brexit venga confermata a livello esecutivo: inevitabili rivolgimenti sul piano dell’occupazione e sul possibile spostamento di svariati marchi dell’industria, uno su tutti quello dell’automotive, dato che, specialmente per le società orientali, la Gran Bretagna rappresenta il punto d’accesso al Vecchio Continente.

E’ inutile considerare poi il possibile effetto domino che l’uscita della Gran Bretagna potrebbe produrre su altri Paesi nei quali lo spettro dell’uscita dall’UE aleggia già da tempo, uno su tutti la Francia; ciò infatti rappresenterebbe letteralmente il crollo degli equilibri economico-politici a cui siamo abituati (benché essi non siano del tutto rosei a dire il vero).
Ciò che è quasi sicuro è che la Germania dovrà rivedere la sua politica autoritaria a livello economico , così come è certo che se la Gran Bretagna uscirà dall’Unione non godrà di un trattamento di favore, proprio per scoraggiare eventuali followers, anzi, dovrà stare attenta a non perdere i pezzi del suo Regno, che forse dopo la Brexit non sarà più così tanto Unito.

(di Francesco Galati)

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