Amministrative Roma: Fassina riammesso al voto

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La sinistra torna in campo per la corsa al Campidoglio: il sì del Consiglio di Stato alle liste di Fassina. Ora il quadro elettorale della Capitale cambia di nuovo

Stefano FassinaEra l’8 maggio quando Stefano Fassina esprimeva il suo rammarico dopo aver appreso la decisione della commissione elettorale di estromettere le liste di Sinistra Italiana e Sel dalla corsa per il Campidoglio. A decretare l’esclusione sarebbero stati degli errori formali presenti nella documentazione di presentazione delle liste elettorali sostenitrici della candidatura di Fassina a sindaco di Roma (Lista civica Fassina sindaco e Sinistra per Roma Fassina sindaco). Due sono stati i vizi riscontrati dai tecnici amministrativi della commissione: per quel che riguarda la lista civica, l’assenza della data relativa alla raccolta delle sottoscrizioni mentre, per quella politica, sarebbero state ritenute valide meno firme del minimo necessario (1.300).

L’improvvisa estromissione delle liste di Fassina aveva causato l’assenza di un candidato sindaco per la sinistra radicale (raccolta attorno ai simboli di Si e Sel) e il conseguente disorientamento di una parte dell’elettorato romano che, di fronte a tale assenza, si sarebbe trovato di fronte a un bivio: non presentarsi alle urne, oppure votare a malincuore per le liste del PD o dei Cinque Stelle. Tradotto in stime politiche, l’assenza della sinistra nella corsa al Campidoglio, avrebbe generato un “pacchetto” di consensi del 5-6% che, come racconta il quotidiano La Stampa, avrebbero rappresentato un tesoretto per Giachetti e Raggi, gli unici due candidati che avrebbero potuto raccogliere tali voti (assenteismo permettendo).

Se la vicenda sembrava definitivamente chiusa dopo il rigetto da parte del TAR del Lazio del ricorso presentato dall’ex viceministro dell’Economia, un colpo di scena è giunto dalla decisione del Consiglio di Stato, al quale il candidato si è rivolto per continuare a contrastare l’esclusione decisa dalla commissione elettorale.
Come si legge in una nota, Palazzo Spada: “ha ritenuto illegittima tale esclusione perché nessuna disposizione di legge prevede, per la materia elettorale, la nullità di tali autentiche quando siano prive di data, purchè risulti certo che l’autenticazione sia stata effettuata nel termine previsto dalla legge. Il Consiglio di Stato ha sottolineato l’importanza del principio democratico della massima partecipazione alle consultazioni elettorali nei casi in cui le liste siano in possesso di tutti i requisiti sostanziali e formali essenziali richiesti dalla legge”. Nella notte tra lunedì 16 e martedì 17 maggio il Consiglio ha riammesso la lista Sinistra per Roma Fassina sindaco nella campagna per le elezioni amministrative nella Capitale con una sentenza inaspettata, forse anche da parte dello stesso candidato.

Poche ore dopo è giunto anche il via libera per le liste civiche, decretando la completa riammissione della sinistra nella competizione elettorale e l’ennesimo ribaltamento nel panorama pre-elezioni della Capitale. Con l’esclusione di Sinistra per Roma, infatti, i voti “orfani” avrebbero probabilmente aiutato Roberto Giachetti o Virginia Raggi. Se, infatti, la candidata Cinque Stelle è quasi certa di arrivare al ballottaggio (con o senza i voti in uscita dalla sinistra), la decisione del Consiglio di Stato rallenta il passo del candidato PD che per arrivare al secondo turno dovrà vedersela con Giorgia Meloni e Alfio Marchini.
A confermare i mutamenti intervenuti nel quadro elettorale interviene un sondaggio condotto da Quorum/YouTrend per il Fatto Quotidiano secondo il quale la Raggi risulta in testa alle intenzioni di voto con il 30,5%, seguita da Giachetti al 24,7%. Giorgia Meloni 21,1% e Alfio Marchini al 18,4%.

Il ruolo della giustizia amministrativa nel percorso verso prossime elezioni di giugno sembra dunque decisivo e non solo nella Capitale. Il Consiglio di Stato, infatti, ha riammesso anche le liste di Fratelli d’Italia e la lista civica di centro destra Fuxia People, entrambe escluse inizialmente dalla competizione elettorale milanese per l’assenza delle dichiarazioni sulle incandidabilità dei candidati. Secondo Palazzo Spada le dichiarazioni sono state consegnate un giorno dopo, «ma il ritardo era addebitabile ad un comportamento tenuto dalla stessa amministrazione».

(di Giulia Cara)

Fonte immagine: italiaglobale.it

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