Istat, 90 anni di fotografie dell’Italia

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Presentando il rapporto annuale 2016. Giorgio Alleva racconta dei cambiamenti del nostro Paese e dei segnali di ripresa dalla crisi

Il 20 maggio a Montecitorio, Giorgio Alleva, presidente dell’ISTAT, ha presentato “Il rapporto annuale 2016 – La situazione del Paese”.  Un rapporto importante, perché quest’anno l’Istat compie 90 anni, dando la possibilità di veder come il Paese si è evoluto, attraverso i dati statistici.

Alleva-755x491Alleva ha colto l’occasione e ha raccontato 90 anni di storia italiana, utilizzando 3 personaggi come espediente narrativo di riferimento, ognuna appartenente a una generazione diversa. Si tratta di tre donne, Maria, Anna, Francesca. La prima oggi ha 90 anni, sorpassando enormemente l’aspettativa di vita media per le donne alla sua nascita, come il 24% delle donne nate nel 1926. Sua figlia Anna ha sessant’anni, è appena andata in pensione e ha assunto una badante per la madre. Francesca, 40 anni, sta divorziando e ha un contratto a termine come ricercatrice universitaria. A chiudere il cerchio, la neonata Giulia, prima figlia di Francesca.

Una storia che, anche se fittizia, racconta ed esemplifica il percorso del nostro Paese, oggi all’uscita dalla crisi economica più grave mai studiata dall’Istat.  I segnali positivi non si alternano in tutto il rapporto: si, c’è una ripresa dalla crisi, ma minima, con un prodotto interno lordo che crescerà solo dell’1,1%, troppo poco per tornare ai livelli pre crisi. Riferendosi alla produzione industriale interna, Alleva ha dichiarato: “Rispetto a precedenti episodi di espansione ciclica la ripresa produttiva appare caratterizzata da una maggiore fragilità”. Se per la recessione gli impianti produttivi non fossero diminuiti, gli italiani avrebbero bisogno di meno importazioni di beni di consumo, facendo aumentare il PIL del 3%.

Aumentano però le assunzioni nelle imprese tra i 15 e i 50 dipendenti, specialmente nella direzione di lavori più innovativi. Rimangono ovviamente dei problemi strutturali, come l’arretratezza delle infrastrutture; la notizia positiva è che non si tratta esclusivamente di un round di assunzioni determinato dalla pensione dei dipendenti più anziani. Come ha sottolineato Alleva, la grande speranza dell’Italia sta nel capitale umano: è lì che si gioca la partita definitiva. Una dichiarazione forte, considerando che l’Italia rimane tra i paesi con il tasso di occupazione più basso, insieme a quello di istruzione. Eppure laurearsi conviene, considerando che circa il 72% dei laureati trova lavoro entro tre anni dalla fine degli studi e vive più a lungo. Eppure rispetto all’estero, le retribuzioni risultano più basse, e quindi i laureati preferiscono emigrare.

Per andare contro queste tendenze negative, secondo Alleva è necessario un salto di qualità, con investimenti sulle infrastrutture e sull’istruzione, per dare la possibilità di essere competitivi.

(di Francesca Parlati)

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