Obama contro Trump: “l’ignoranza non è una virtù”

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A sei mesi dalla fine del mandato, Obama interviene nella campagna elettorale contro il probabile candidato repubblicano Donald Trump e i toni delle primarie si fanno ancora più aspri

C’era da aspettarselo. A pochi mesi dalla fine del suo secondo mandato, il presidente Obama ha deciso di abbandonare l’imparzialità politica che lo ha contraddistinto negli otto anni passati alla Casa Bianca. E il motivo è molto chiaro nella sua semplicità: arginare in ogni modo il fenomeno Donald Trump, che rischia di diventare una spina nel fianco per la candidata democratica Hillary Clinton, ma che può trasformarsi in un grosso problema anche per il Paese nel caso in cui il magnate newyorkese dovesse spuntarla alla Convention di Cleveland.

In realtà, le critiche di Obama nei confronti candidato repubblicano più discusso della storia del Grand Old Party erano iniziate già a gennaio, quando l’inquilino della Casa Bianca aveva sottolineato quanto fosse profondamente sbagliato insultare l’intera comunità musulmana, accusandola degli atti compiuti dai terroristi dell’ISIS. Pur senza mai citarlo, Obama era riuscito nell’intento di ammonire Trump, che più volte si era scagliato contro i musulmani arrivando anche a ipotizzare di non permettere loro di entrare negli Stati Uniti. Queste dichiarazioni devono essere sembrate troppo anche il presidente Obama, che nel corso del suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione, non ha risparmiato questa bordata al miliardario repubblicano.

Nel frattempo la campagna per le primarie è andata avanti, così come è proseguito il lavoro del presidente Obama. Tuttavia, arrivati ormai a maggio, e facendosi più aspro il dibattito fra i candidati democratici, quelli repubblicani e il caro signor Trump, il buon Barack ha pensato che fosse giunto il momento di assestare un altro bel colpo a questo candidato tanto vincente quanto odiato, che sembra rappresentare un coacervo di idee bislacche, pessimi propositi e future grane internazionali. il problema è che nonostante non riscuota molti consensi fra l’establishment del suo partito, che lo ritiene assolutamente impresentabile, il miliardario della Grande Mela piace a molti americani delusi dalla politica obamiana e dallo stesso partito repubblicano. Per questo motivo, Obama ha smesso i panni del presidente politically correct per vestire quelli del militante democratico, nemico numero uno del candidato Trump.

All’inizio di maggio, il presidente americano aveva sottolineato come la presidenza degli Stati Uniti non potesse essere considerata alla stregua di un reality show, ma andasse vista come un impegno serio con una forte proiezione fuori dei confini nazionali, per il ruolo di leader ricoperto da Washington all’interno della Comunità Internazionale. Probabilmente Obama non deve aver gradito le dichiarazioni rilasciate da Trump in merito alla Brexit con cui il magnate si è schierato a favore dell’uscita di Londra dall’UE, mostrandosi in totale disaccordo con le posizioni espresse dall’inquilino della Casa Bianca.

Pochi giorni fa Obama ha rincarato la dose davanti agli studenti del New Jersey, dicendo che “l’ignoranza non è certo una virtù” da esaltare, ma piuttosto qualcosa da cui guardarsi bene. Ciò è stato letto come una sferzata allo slogan di Trump che vorrebbe rifare grande l’America. Quest’idea dev’essere sembrata alquanto bizzarra al povero Obama, per il quale cercare di riproporre i “bei” tempi andati non è certo un modo per garantire un futuro di prosperità alla nazione più potente del mondo. A ben vedere ogni singolo punto del programma del miliardario deve rappresentare per il presidente americano come il peggiore dei mondi possibili. Tuttavia Trump non è stato certo a guardare mentre Obama cercava di demolire la sua campagna elettorale e per tutta risposta ha dato dell’ignorante al presidente, a detta sua colpevole di non chiamare il terrorismo islamico con il proprio nome.

Dunque a pochi a poco più di un mese dalla chiusura dei giochi per la corsa alla Casa Bianca, l’attuale inquilino del 1600 di Pennsylvania Avenue, irrompe nella campagna elettorale diventando il più acerrimo detrattore di Donald Trump. Se a questo aggiungiamo che larga parte del Grand Old Party non sembra vedere di buon occhio il magnate newyorkese come candidato alla presidenza, ecco che quella che sembrava una volata in solitaria rischia di trasformarsi per il folkloristico signor Trump in una specie di corsa a ostacoli in cui avversari politici e compagni di partito potrebbero finire per indossare la stessa maglia, magari con su scritto “No Trump”.

(di Christopher Rovetti)

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