Unioni Civili, la legge che riconosce i diritti delle coppie LGBT

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La Camera approva con 372 sì e 51 no il provvedimento sulle unioni civili che riconosce i diritti delle coppie LGBT.

Unioni-civili-festeggiamenti-17-1000x600In Sudafrica sono 10 anni che le coppie omosessuali possono sposarsi, dal 1 aprile di quest’anno poi, è divenuto possibile in Groenlandia, quell’isola con poco più di 56 mila abitanti, che se ne sta fredda e innevata nell’estremo nord dell’Oceano Atlantico, il cui nome in groenlandese suona qualcosa come “Kalaallit Nunaat”, che etimologicamente e testosteronicamente significa “Terra degli Uomini”. Non solo. A luglio entrerà in vigore anche la clausola dell’adozione congiunta.

L’11 maggio scorso viene approvato il Ddl Cirinnà, che introduce in Italia l’unione tra persone dello stesso sesso. Dopo un iter travagliato durato più di tre anni, la legge originariamente proveniente dal Parlamento e poi accolta e sostenuta dal Pd, riconosce per la prima volta nel bel Paese, diritti e doveri delle coppie omosessuali che vogliono unirsi civilmente e delle coppie eterosessuali e omosessuali che non vogliono sposarsi, ma solo registrare la loro convivenza.

Il secondo capo della legge infatti affronta il riconoscimento della “convivenza di fatto” tra due persone dello stesso sesso o di sesso diverso. La convivenza di fatto è riconosciuta alla coppie di maggiorenni che vivono insieme e che non hanno contratto matrimonio o unione civile. I conviventi hanno gli stessi diritti dei coniugi in caso di malattia, di carcere o di morte di uno dei due e possono stipulare un contratto di convivenza per regolare le questioni patrimoniali tra di loro.

L’approvazione della Camera del Ddl Cirinnà è stato il massimo che si è riusciti a fare. Il compromesso di stralcio della stepchild adoption è stato necessario per correre ai ripari dopo il passo indietro del Movimento 5 Stelle e mantenere intatto il sostegno del Nuovo Centro Destra, per convincerli inoltre è stato anche eliminato l’obbligo di fedeltà, presente invece nella disciplina del matrimonio. È sacrosanto festeggiare, un notevole passo avanti è stato compiuto. Nonostante le incudini delle lobby cattoliche, i martelli conservatori dei gruppi di destra e i sabotaggi dei grillini, un primo decisivo traguardo per i diritti delle coppie LGBTI è stato raggiunto.

Nel dettaglio la legge istituisce nella sezione del diritto di famiglia il nuovo istituto dell’unione civile. È perciò diverso dal matrimonio, ma diritti e doveri previsti sono simili. Non possono infatti contrarre l’unione civile le persone già sposate o che hanno già contratto un’unione civile, oltre alle persone a cui è stata riconosciuta un’infermità mentale o che tra loro sono parenti. Anche per il rito la procedura è identica, servono due testimoni e un ufficiale di stato civile che provveda alla registrazione, oltre ovviamente alla volontà di unione di due persone maggiorenni.

Nella procedura di unione i soggetti sono tenuti ad indicare il tipo di regime patrimoniale scelto, se comunione o separazione dei beni, un indirizzo di residenza comune e possono assumere un cognome comune, che può tuttavia affiancare quello da nubile o celibe. Alla stregua dell’istituto del matrimonio le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dall’unione civile deriva l’obbligo all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono tenute a contribuire ai bisogni comuni.

L’unione civile quindi sembra uguale al matrimonio, ci assomiglia tantissimo, ma non è la stessa cosa. È un istituto nuovo nella nostra legislazione, ed è stato necessario crearlo uguale ma diverso per non urtare la sensibilità di nessuno. È sì riconoscere l’esistenza dei diritti LGBTI, ma come diversi, altri, per cui si rende necessaria la creazione di un apposito strumento normativo, modellato sull’originale tedesco vecchio di quindici anni.

(di Azzurra Petrungaro)

Foto: www.panorama.it

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