Spagna. Nessun governo possibile. Il 26 giugno si rivota

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Spagna. Lo stallo politico è giunto al suo culmine. Dopo le elezioni politiche di dicembre lo scenario parlamentare era di fatto in una condizione di stasi. Si torna al voto il 26 giugno.

26 JLa fine del bipartitismo ha generato un Parlamento estremamente frammentato rendendo necessaria la composizione di un governo di coalizione, ovviamente mai raggiunto. Lo scorso 2 maggio è scaduto il termine per l’elezione del nuovo primo ministro, la convocazione di nuove elezioni si è resa inevitabile e succeduta allo scioglimento automatico delle camere annunciato dal re Filippo VI: «Non c’è nessun candidato all’investitura», si legge in un comunicato della Casa Reale.

Decifrando i sondaggi si può prevedere che le nuove elezioni di giugno non porteranno ad un decisivo cambiamento, in tal modo lo scenario di instabilità politica si potrebbe ripetere in piena estate.

Tutti questi mesi non sono bastati per mettere d’accordo nessuna delle forze politiche spagnole, i socialisti hanno rifiutato qualunque ipotesi di grande coalizione con il centrodestra, come si sono allo stesso modo respinti i centristi di Ciudadanos e Podemos. Vedremo se nelle settimane successive al 26 giugno si verificherà la formazione di una coalizione in grado di far ripartire il Paese.

I quattro maggiori leader iberici dovranno darsi da fare per convincere la maggioranza degli spagnoli a votare in massa per uno di loro e successivamente sperare di ottenere abbastanza seggi da poter governare in maniera equilibrata. In caso contrario le coalizioni che non si sono formate nei mesi passati, dovranno indispensabilmente crearsi in quelli successivi al 26 “J”.

Tra i primi in cerca di alleati ci sarà Mariano Rajoy, che in questi ultimi mesi ha funzionato come una calamita opposta con il resto del mondo politico iberico. Negli ultimi quattro anni è stato alla guida del governo conservatore che ha cercato di traghettare la Spagna attraverso una delle più gravi crisi economiche mai viste. Tra gli obiettivi comunicati agli spagnoli c’è la sua intenzione di creare una rinnovata stabilità e negare ad ogni costo le possibilità dell’indipendenza catalana.

Albert Rivera con i suoi 36 anni è il più giovane tra i leader in lizza. Nato a Barcellona, guida il movimento di centro e liberista Ciudadanos che in Catalogna si oppone alle forze secessioniste che scuotono la regione.

L’ala moderata opposta, quella della sinistra spagnola, è rappresentata dal socialista Pedro Sánchez. La logica avrebbe voluto una sua allenza con Podemos ma Sánchez non si fida di Iglesias. Rispetto alla Catalogna si mostra disponibile al dialogo con il fine di riuscire a trovare una soluzione condivisa dai più.

Pablo Iglesias, di un anno più vecchio di Rivera è il leader di Podemos, il movimento che ha raccolto le istanze degli Indignados e ha provocato il maggior cambiamento degli ultimi anni all’interno del mondo politico spagnolo. È a favore del diritto a decidere della Catalogna ed è intenzionato a mantenere intatta la sua posizione di purezza, rischiando però di vedere vanificati i voti dei tanti elettori, staremo a vedere se riuscirà a governare in autonomia o avrà l’esigenza di scendere ad eventuali compromessi, destino probabile e comune a tutte le maggiori forze politiche di Spagna.

(di Azzurra Petrungaro)

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