Amarcord: Roberto Paci, l’oro di Lucca

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Lucca. Una città piccola ma accogliente, racchiusa dalle sue mura medievali che cingono l’intero comune, ultimo esempio simile rimasto in Italia. Da una delle piazze principali si può prendere un largo viale che porta davanti allo stadio Porta Elisa, il cuore del tifo cittadino, un cuore rossonero che batte per la locale squadra, la Lucchese. Lì, di fronte a quegli spalti, ha giocato per tredici stagioni un centravanti che ancora oggi emoziona i sostenitori lucchesi, il simbolo di una città e di una squadra: Roberto Paci.

Roberto PaciRoberto Paci nasce a Bologna il 18 luglio 1964. E’ un attaccante, una prima punta non statica, bravo con i piedi e a far movimenti utili anche per i compagni. Esordisce fra i professionisti nel 1981 e per sette stagioni milita in sette squadre, tutte di serie C: Parma, Alessandria, Lucchese, Asti, ancora Parma, Ancona e Prato. Poi, nell’estate del 1988, ecco l’incontro che cambia la sua vita, la sua carriera e il cuore dei lucchesi: lo acquista la Lucchese, in serie C da troppi anni e vogliosa di raggiungere la promozione in B. Il primo anno è di assestamento, Paci segna 7 reti e la Lucchese non brilla. Ma l’anno successivo, stagione 1989-90, gli uomini allora allenati da Corrado Orrico conquistano il tanto sospirato salto di categoria, riportando la Lucchese in serie B dopo 27 anni e vincendo pure la Coppa Italia di serie C nella doppia finale contro il Palermo. Paci è il simbolo della promozione, non soltanto per i 14 gol messi a segno, ma per un attaccamento alla maglia rossonera che in pochi si aspettavano. L’attaccante bolognese si è perfettamente ambientato al clima tranquillo e alla vita rilassata di Lucca, durante la settimana si allena e si gode la cittadina toscana, la domenica si trasforma in un bomber di razza, diventando un’icona della serie B, un attaccante che molte squadre iniziano ad invidiare alla Lucchese. Questo perchè, al primo anno di serie B, Paci realizza 13 gol, portando i toscani ad un passo dalla promozione in serie A e formando con Massimo Rastelli un’affiatata coppia di attaccanti in un reparto completato da Roberto Simonetta, punta di scorta sempre pronta a rendersi utile. Nella stagione 1991-92, Orrico è andato ad allenare l’Inter in serie A e la nuova Lucchese non sa ripetere il bel campionato dell’anno precedente, così come Paci non riesce ad arrivare neanche alla doppia cifra, fermandosi a quota 9 reti, un bottino che fa calare su di lui l’attenzione della B. E invece si è trattato di un incidente di percorso, perché il centravanti della Lucchese diventa il trascinatore di una squadra che ogni anno parte per salvarsi e ogni anno sorprende: alla fine del campionato 1992-93 i rossoneri raggiungono la permanenza in B con discreto anticipo e Paci realizza 14 reti tornando a far gola alle altre compagini cadette.

Ma lui sta bene a Lucca, gioca a calcio, fa gol e si dedica alle sue passioni come le automobili d’epoca e il tennis. Il sodalizio Paci-Lucchese prosegue anche quando, stagione 1994-95, i rossoneri faticano in campionato e vengono risucchiati in zona retrocessione. L’esonero dell’allenatore, Eugenio Fascetti, cambia di poco la situazione, la Lucchese perde spesso e perde pure male, dopo un 4-1 subìto in casa del Chievo, Paci prende la parola nello spogliatoio e prova a riunire tutto il gruppo verso l’obiettivo della salvezza, evitando la depressione generale di una squadra sull’orlo di una crisi di nervi. La Lucchese si riprende e, anche se a fatica, raggiunge la salvezza proprio all’ultima giornata grazie all’1-0 sul Piacenza firmato proprio da una rete di Paci. Per Lucca e per la Lucchese è un’autentica liberazione, la squadra è riuscita a conquistare la quinta salvezza consecutiva, proprio quando non ci credeva più quasi nessuno; anche per Roberto Paci la soddisfazione è tanta, ma è una soddisfazione mista a stanchezza, l’attaccante sente di aver speso troppo, le sue motivazioni vacillano. Nell’estate del 1995 decide così di provare una nuova esperienza e passa alla Reggiana, neoretrocessa in B che vuole immediatamente riconquistare la serie A agli ordini dell’esordiente allenatore Carlo Ancelotti che punta molto su Paci, sa che è un attaccante di categoria, esperto e anche funzionale al suo gioco. Paci inizia bene, la Reggiana un po’ meno: gli emiliani si ritrovano ultimi in classifica dopo 5 giornate, il 4-1 incassato a Pescara fa vacillare la panchina di Ancelotti, salvato in extremis dal presidente. La formazione granata cambia registro e soprattutto inserisce la marcia giusta che le permetterà di agguantare la promozione alla fine del campionato; ma senza Roberto Paci.

Il centravanti, infatti, dopo 10 partite e 3 gol con la maglia della Reggiana, sente troppa nostalgia di Lucca e di una squadra abbandonata forse con troppa fretta; a novembre torna in Toscana, accolto da ovazioni, cori e da un incredibile affetto del popolo lucchese. Non è un caso se quella stagione è forse la migliore per Paci e per la squadra rossonera: gli uomini guidati da Bruno Bolchi sembrano una macchina perfetta, giocano compatti ed organizzati, Paci e Rastelli sono tornati una coppia micidiale. Il bomber di Bologna torna al gol alla seconda partita in rossonero dopo l’esperienza di Reggio Emilia, andando in rete nell’1-1 contro la Salernitana. Sembra davvero che la Lucchese possa lottare fino alla fine per la promozione, ma una sconfitta per 2-0 in casa del pericolante Avellino, il successivo pareggio casalingo contro la Fidelis Andria e soprattutto il 2-0 incassato a Bologna in uno scontro diretto fondamentale, fanno riporre ai toscani i sogni di gloria nel cassetto. La Lucchese chiude il campionato al sesto posto, Paci raggiunge quota 10 reti, di cui 7 da quando è tornato a Lucca.

La squadra rossonera appare pronta per il salto di categoria e si appresta a vivere la stagione 1996-97 con enorme entusiasmo, così come il suo centravanti simbolo che ha rinunciato alla promozione con la Reggiana per tornare in quella che sente casa sua. E invece il campionato sarà molto deludente per i toscani che chiuderanno al 14.posto, fra fischi e contestazioni del pubblico; non così per Paci, autore della sua miglior stagione della carriera: 20 gol in campionato, prestanza fisica in area di rigore, carismatica nello spogliatoio. L’attaccante emiliano si ripeterà anche l’anno dopo realizzando ben 16 reti in una Lucchese di nuovo in difficoltà, quindicesima a fine campionato e lontana anni luce dalla bella squadra ammirata in passato.

Il canto del cigno per Paci che a 34 anni affronta l’ennesima stagione da combattente in una serie B che nel frattempo ha agglomerato tra le sue fila alcune nobili decadute come Napoli e Torino che rendono molto più competitivo il torneo. Nella stagione 1998-99 la Lucchese inizia malissimo il campionato, Paci non può reggere più da solo l’attacco toscano e i vari Foglia, Colacone, Biancone, ovvero le altre punte a disposizione dell’organico toscano, non lo aiutano più di tanto. I rossoneri arrancano per tutto il campionato, restano quasi due mesi senza vincere e perdono in marzo una partita determinante in casa contro la Fidelis Andria. L’inevitabile retrocessione arriva nella primavera del 1999 nell’indifferenza di un pubblico ormai rassegnato; Paci si congeda dalla serie B con le sue ultime 5 reti in cadetteria che lo portano ad essere, con 108 reti, fra i dieci migliori bomber della seconda serie italiana e con 105 realizzate nella Lucchese diventa l’unico calciatore assieme ad Andrea Caracciolo del Brescia a segnare più di 100 gol in B con la stessa maglia. Stanco ma non abbattuto, Paci prova a riportare subito la Lucchese in serie B, ma i tempi sono cambiati e la società toscana sta andando incontro ad una crisi economica importante che ne ridimensionerà ambizioni e risultati. L’attaccante simbolo della formazione toscana dice addio a Lucca nel 2000 realizzando 4 gol in C1, non sufficienti a centrare il ritorno in B, commoventi per l’amore che la tifoseria lucchese riversa nei confronti del più grande calciatore della storia rossonera: con 375 presenze è il recordman della storia lucchese, così come è primatista assoluto nei gol, 137. Roberto Paci ha detto addio al calcio nell’estate del 2001 dopo l’ultimo anno fra i professionisti, a Viterbo in serie C, con le ultime 12 presenze e l’ultima rete di una carriera a cui è mancata la serie A, sono mancate vittorie e promozioni, è mancato pure il successo individuale nella classifica dei marcatori, ma non è mai mancato l’amore, l’amore per una città e per la sua squadra, quella Lucchese che in Roberto Paci vede ancora oggi la più bella bandiera della sua storia.

di Marco Milan

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