Verona-Leicester: due favole simili e irripetibili

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Nel 2016 tutta Europa, tifosi del Tottenham a parte, sono diventati sostenitori del Leicester di Claudio Ranieri, una squadra piccola, per anni insignificante pure nella stessa Inghilterra ed oggi osannata e invidiata da mezzo mondo, autrice di un capolavoro che resterà per sempre nella mente e nel cuore degli appassionati di calcio.

Leicester VeronaLa festa globale del Leicester ha vissuto un picco di emozioni e un apice di inevitabile nostalgia a Verona, una città che come quella inglese ha vissuto 31 anni fa la meravigliosa esperienza di conquistare un titolo nazionale fra l’iniziale scetticismo, lo stupore e l’ammirazione di tutti. Verona 1985 e Leicester 2016, due favole di calcio indimenticabili, due storie che hanno incollato la gente alle radio prima e alle tv oggi, due storie simili in cui tante caselle si sono incastrate dentro un mosaico perfetto, ma anche in cui si possono trovare molti punti in comune, coincidenze che fanno riflettere su come il calcio, a conti fatti, possa ciclicamente ripetere qualche miracolo inatteso.

Verona e Leicester sono due città piccole, soprattutto rispetto alle metropoli italiane e britanniche, le due squadre di calcio locali, prima di vivere la loro annata magica, avevano sempre annaspato fra una serie A sofferente ed una B da protagonisti; il Verona, quattro anni prima di vincere il campionato, si salva dalla retrocessione in serie C all’ultimo respiro e grazie ad un miracoloso pareggio contro la Spal; da quello scampato pericolo nasce il gruppo di Osvaldo Bagnoli, tecnico normale, poco avvezzo alle comparsate in televisione e alle interviste in generale, molto avvezzo invece al lavoro, all’allenamento e al sacrificio. Allo stesso modo il Leicester, un anno prima del grande successo, si salva dalla retrocessione per il rotto della cuffia, ottenendo una miracolosa salvezza nelle ultime nove giornate in cui agguanta sette vittorie risalendo una classifica che dava le volpi blu ormai per spacciate. Anche in questo caso, dalla paura è nato un gruppo vincente, con un altro uomo normale al timone, Claudio Ranieri, che come Bagnoli ha puntato sul lavoro e sulla compattezza di uno spogliatoio in grado, partita dopo partita, di acquisire sicurezza ed autostima, fino a raggiungere quel primo posto in classifica che ha portato il piccolo Leicester ad avere la meglio su rivali molto più quotate e potenti.

Come in ogni combattimento fra Davide e Golia, però, è evidente che al più piccolo serva anche qualche colpo di fortuna per battere il più grande, e Verona e Leicester non hanno fatto eccezione. La squadra veneta, infatti, vince lo scudetto 1984-85 anche grazie al suicidio collettivo delle grandi d’Italia: la Juventus campione d’Italia in carica, si dedica infatti alla Coppa dei Campioni che vincerà nella funesta serata dell’Hysel contro il Liverpool, lasciando per strada decine di punti in campionato; la Roma di Eriksson fatica a tenere il passo delle prime nonostante un organico da scudetto, la Fiorentina annaspa per tutta la stagione assieme alla discontinuità della sua stella Socrates, l’Inter tiene il passo solo per metà stagione, poi cala alla distanza. Milan e Sampdoria, infine, non sono ancora gli squadroni di Berlusconi e Mantovani che domineranno in Italia e in Europa.

Ecco che allora è il Torino a contendere fino alla fine lo scudetto al Verona in un duello fra sorprese del campionato e che alla fine premia la favola più piccola e all’apparenza più indifesa. Anche nella Premier League 2015-2016, le grandi fanno a gara a sucidarsi a ripetizione: il Chelsea campione uscente ha vissuto gran parte della stagione nelle retrovie della classifica, fra la fine del ciclo di Mourinho e le difficoltà a fare gol di Diego Costa e compagni; il Manchester City, dato dai più come grande favorita, si è ritrovato a perder punti qua e là, venendo demolito nello scontro diretto casalingo contro il Leicester e dedicando tutte le attenzioni alla Coppa dei Campioni con la storica semifinale raggiunta e persa contro il Real Madrid; male anche l’Arsenal, staccatosi dalla vetta nonostante i soliti propositi di vittoria di inizio stagione, e crollato pure dopo aver vinto 2-1 contro i futuri campioni con un gol al 94′ che avrebbe potuto stendere il Leicester e spalancare le porte della gloria agli uomini di Wenger, incapaci invece di dar continuità ai propri risultati; il Manchester United, infine, non si è rivelato all’altezza della situazione, finendo addirittura fuori dalle prime quattro e regalando al Leicester il pareggio decisivo che ha consentito alla formazione di Ranieri di laurearsi campione d’Inghilterra.

E la parte del rivale dei ragazzi in blu l’ha recitata così il Tottenham, non esattamente una delle principali candidate alla vittoria finale, esattamente come il Torino di Radice nell’anno di gloria veronese; e come quel Torino, il Tottenham sembrava meglio organizzato rispetto al Leicester che, alla pari del Verona di Bagnoli, pareva doversi ridimensionare da un momento all’altro. Verona-Torino e Leicester-Tottenham: due campionati e quattro squadre consapevoli di avere un’opportunità forse irripetibile per poter centrare un obiettivo insperato.

E poi i protagonisti in campo: i due portieri, da una parte Claudio Garella, mastodontico e sgraziato, colui che ha inventato le parate di piede stile calcetto, o se non le ha inventate ne è comunque divenuto l’emblema. Non particolarmente amato da Bagnoli che gli rimproverava l’improvvisazione negli interventi e la difficoltà a bloccare il pallone, anche sui tiri più innocui. Dall’altra ecco Kasper Schmeichel, figlio d’arte, erede di quel Peter che fra i pali del Manchester United ha vinto tutto negli anni novanta; forse con più stile di Garella, ma anch’egli appassionato di avventurosi prodigi con i piedi e specializzato nelle scivolate fuori dall’area di rigore fra gli applausi e l’esaltazione del pubblico del King Power Stadium di Leicester. I simboli in attacco, poi, bomber e protagonisti improvvisati come Preben Elkjaer Larsen, attaccante danese che il Verona preleva dai belgi del Lokeren e che diventa il terminale offensivo dello scudetto assieme a Giuseppe Galderisi, realizzando 8 reti e realizzando soprattutto quella del 14 ottobre 1984 nel 2-0 al Bentegodi contro la Juventus, segnata senza una scarpa. L’Elkjaer del Leicester si chiama Jamie Vardy, esploso proprio nella stagione perfetta, trascinatore della squadra di Ranieri, protagonista di una coppia delle meraviglie con l’algerino Mahrez.

Le due maglie blu di Verona e Leicester, il passaggio dalle stalle alle stelle, i due tecnici dall’aspetto così poco vincente che si trasformano in affidabili condottieri, i due campionati stravolti dal potere alla rovescia del valvassore che ha la meglio sul ricco proprietario terriero. Due storie simili, diverse affinità, un unico grande punto d’unione fra due città così lontane e così diverse: Verona 1985 e Leicester 2016 sono e saranno per sempre ricordate come i due eventi che hanno rotto i grandi equilibri di serie A e Premier League, ritagliandosi uno spazio di gloria da tramandare come reliquie, la cui punta di rammarico e malinconia ci dice che si tratta di storie irripetibili, incanti da cui inevitabilmente risvegliarsi. Ma forse, gli scudetti di Verona e Leicester ci piaceranno per sempre proprio perché unici e impossibili da ripresentarsi. Del Verona e del Leicester, in fondo, siamo diventati tutti un po’ appassionati.

di Marco Milan

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