Primarie Usa 2016: il Super Tuesday ha chiuso i giochi?

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Primarie Usa 2016. Dopo il Super Martedì, alla Clinton e a Trump mancano pochi delegati per ottenere la nomination. Ma molti continuano a essere cauti, soprattutto sul fronte repubblicano.

primarieDopo le primarie di New York del 19 aprile e la vittoria netta (sia in termini politici che di voti raccolti) di Trump e Clinton, lo scontro tra The Donald e l’ex first lady e Segretario di Stato si fa duro anche soprattutto dopo il Super Tuesday di martedì 26 aprile.

A New York, Trump (nato nel Queens) ha trionfato con il 60% mentre la Clinton (che ha scelto da sempre NY come base politica ed elettorale) ha ottenuto il 57,7 per cento contro il 42,3 per cento di Bernie Sanders (che prevale tra i maschi bianchi under 40). La Clinton a NY ha avuto la preferenza di tutti i gruppi etnici e sociali: anziani, donne, neri, ispanici.

L’intensificarsi del “duello” tra Trump e Clinton è la conseguenza diretta dei risultati del Super Martedì che hanno confermato il trend delineato dal voto nello Stato di New York. Il capolista dei repubblicani conquista la Pennsylvania, lo Stato più importante della votazione del 26 aprile, doppiando Ted Cruz, arrivato secondo. Trump, dominando le primarie in tutti e cinque gli Stati del Nord-Est, continua ad attaccare la Clinton accusandola di “sfruttare” “the women’s card”. Dal canto suo, la Clinton risponde: “Il Signor Trump mi accusa di giocare la carta delle donne in questa campagna elettorale. Ebbene se questo significa battersi contro le ineguaglianze, per la parità dei diritti, per l’aumento della paghe, ebbene sì, questa carta la giochiamo”.

E se Trump resta il front runner del GOP, seguito da Cruz, Rubio e Kasich, proprio l’ultraconservatore Cruz e il moderato Kasich (definiti da Trump “assolutamente disperati e matematicamente morti“), prima del voto di martedì scorso, hanno annunciato una “santa alleanza” in vista delle prossime votazioni: entrambi hanno scelto di rinunziare a fare campagna elettorale in alcuni Stati, favorendo l’altro ed evitare così che Trump raggiunga il numero di delegati necessario per la nomination. Sul fronte Dem, la Clinton continua a dominare su Sanders e continua ad appellarsi all’unità democratica con l’obiettivo di convogliare su di sé i voti degli elettori del senatore del Vermont.

Dopo il Super Martedì, il tycoon di Manhattan si ritrova ad essere molto vicino alla soglia psicologica dei 1.000 delegati (gliene servono 1.237 per ottenere la nomination nella Convention di luglio a Cleveland). A meno di cento giorni dalla convention in Ohio, nelle file repubblicane nessun candidato ha ancora raggiunto il risultato necessario. Ma la persona che più si avvicina, Trump, è quella più mal tollerata dalla leadership del GOP, tant’è vero che quest’ultima ne ha preso pubblicamente le distanze. Ma Trump, nonostante ciò e forte dei numeri a suo favore, continua a esacerbare sicurezza e populismo: “Mi sento già il candidato per la Casa Bianca. Anche se mi dovesse mancare qualche voto non penso proprio che i delegati andrebbero a pescare Cruz che ha preso diversi milioni di voti e centinaia di delegati meno di me. Lo stesso vale per Kasich”.

La possibilità di raggiungere il quorum necessario per la nomination del partito, The Donald la vedrà confermata soprattutto se il consenso (leggi voti) ottenuto sulla East Coast, si confermerà anche nel West, prossima tappa delle primarie. Un passaggio chiave potrebbe essere martedì 3 maggio, nell’Indiana. Ma Trump, come sembra, potrebbe arriverare a Cleveland senza la maggioranza assoluta dei delegati, nonostante sia il candidato più votato dagli elettori repubblicani, e potrebbe pertanto essere “silurato” durante la convention stessa, pronta a fare un altro nome per la corsa verso la Casa Bianca.

Nel Super Martedì, Hillary Clinton vince in 4 stati su 5 (Sanders l’ha sorpassata solo nel Rhode Island, 55% contro il 43%) ma la nomination dell’ex Segretario di Stato è una quasi certezza: Hillary ha 2.141 delegati (compresi i super delegati indicati dal partito) e la soglia da raggiungere è 2.383 rappresentanti. Ma il peso politico di Sanders conta, anche se all’indomani del Super-Tuesday Bernie Sanders sa che i numeri non sono dalla sua parte: il suo elettorato è galvanizzato e per nulla intimorito dai numeri della Clinton, soprattutto da quei super-elettori (circa il 15% dei 4756 totali e cioè dirigenti del partito non votati dai cittadini nei caucus e nelle primarie) che arriverà alla convention senza vincolo di mandato. Fino ad ora Sanders può contare solo su 31 di essi contro i 469 (Bill Clinton incluso) pro Hillary. Così, per convincere quanti non si sono ancora sbilanciati o per indurre coloro che hanno già promesso il loro voto a Hillary a cambiare idea, i sostenitori di Sanders hanno creato un sito web per raccogliere informazioni sui super-delegati.

La questione delle primarie, meccanismi di democrazia interna dei partiti e nello specifico, dei super-delegati o grandi-elettori innesca ciclicamente (ma quest’anno maggiormente poiché la sfida interna al partito democratico e a quello repubblicano è ancora in corso) un dibattito acceso sul regolamento interno della convention. Ad esempio, se Trump non riuscirà a ottenere nella prima votazione la nomination, molti delegati saranno liberi di votare altri candidati nelle successive sedute (infatti in molti Stati, il regolamento attraverso il quale si eleggono i delegati prevede per questi il vincolo di mandato alla convention solo per il primo voto. In un articolo sul Wall Street Journal, Trump ha parlato di “agenti del partito dalla doppia personalità”, pronti a ignorare il voto dei cittadini, col rischio di trasformare l’intero processo in una farsa.

Così dicendo, Trump ha sollevato un polverone che ha indotto l’opinione pubblica a una riflessione che sicuramente continuerà anche dopo il voto (e lo stesso dicasi in Italia e negli altri Paesi UE, ove molti vogliono rivedere i meccanismi di democrazia interna ai partiti) e di cui sarà interessante seguirne l’evoluzione. Questo perché le primarie non sono una formalità e rappresentano un enorme dispendio di energie fisiche e finanziarie.

(di Alessandra Esposito)

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