Troppo buoni o troppo cattivi? La dura vita dei fischietti italiani

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pipitaUdine, 3 Aprile 2016: lunch-match domenicale è la sfida del nuovo Friuli di Udine tra i bianconeri locali,in cerca di preziosi punti salvezza, ed il Napoli di Sarri sulle orme della Juventus capolista.

La domenica si rivela a dir poco storta per i partenopei, che evidentemente “maldigeriscono” l’impegno ad ora di pranzo: dopo il 2-3 di Bologna infatti, arriva una nuova sconfitta, inflitta agli azzurri da un Udinese in grande spolvero, che con la doppietta di Bruno Fernandes e il gol di Thereau che pongono  forse la parola fine alla corsa a due tra Napoli e Juventus per lo scettro di Regina del calcio italiano.

A incendiare la partita però, più che la caduta comunque rovinosadegli azzurri, è quanto si verifica al minuto 74 della contesa del nuovo Friuli: già ammonito, Higuain subisce il secondo cartellino giallo per un duro contrasto a palla lontana nei confronti del friulano Felipe, e viene invitato dal direttore di gara ad abbandonare il campo. Incredulo e furibondo, il Pipita si scaglia contro il direttore di gara, trattenuto a stento dai campagni.

La batosta di Udine vede il Napoli perdere ulteriore terreno sulla Juventus capolista, e cosa ancora peggiore, Higuain dover abbandonare il campo con oltre quindici minuti di anticipo: il vero problema però si rivela il referto del direttore di Irrati, a cui nel momento di ira più funesta il numero 9 della formazione di Sarri appoggia le mani sul petto nel pieno di un fiume di quelle che, apparentemente, non sono proprio carinerie. Tosel prende nota del referto di Irrati, e sentenzia: 4 le giornate di stop.

Il verdetto, in parte anticipato da stampa e addetti ai lavori, scatena la rabbia della piazza partenopea, che nella mente ha ancora le immagini del recente Juventus-Torino, con Bonucci sanzionato con un cartellino giallo a fronte di un durissimo “faccia a faccia” nei confronti del giudice di porta, indicato da alcuni addirittura come un “tentativo di testata”.

Assimilate da molti per la veemenza delle proteste, i due gesti hanno alle spalle fattispecie in realtà differenti tra di loro: Bonucci viene sanzionato nel derby in seguito all’accesso “testa a testa” con Rizzoli, mentre il secondo giallo ad Higuain (che ne determina l’espulsione) arriva per un’irregolarità di gioco commessa dallo stesso n.9 argentino. In mancanza di espulsione dal terreno di gara, quanto riportato sul referto dal direttore di gara fara poi la differenza, con il gesto di Higuain nel mettere le mani sul petto del direttore di gara che ne decreta le quattro giornate di squalifiche (Hellas Verona, Inter, Bologna e Roma all’Olimpico le gare saltate dall’argentino).

Detto della diversità delle due fattispecie, resta aperto il punto interrogativo che, come appena dimostrato, rischia di riproporre il caso al prossimo episodio analogo: la soggettività insita in ogni singola decisione e direzione arbitrale, che rischia di creare una serie di casistiche non gestite sempre con lo stesso metro di giudizio.

Il direttore di gara, trovandosi a dirigere la contesa senza l’ausilio (ad oggi) dell’infinità di supporti tecnologici che accompagnano i novanta minuti  di appassionati ed addetti ai lavori comodamenti seduti davanti al televisore: va da se quindi che, giocoforza, lo stesso episodio può essere visto e quindi giudicato da differenti direttori di gara in maniera diversa, dando quindi origine a provvedimenti disciplinari che, talvolta, possono essere anche profondamente contrastanti.

Il punto è  relativo, alpiù, per quei comportamenti vistosi/plateali che, nel concreto, vengono rimessi alla “sensibilità” del direttore di gara: è il caso del faccia a faccia Bonucci-Rizzoli in Juventus-Torino, con il centrale della Nazionale sanzionato solamente con un cartellino giallo, o di quanto riportato da Irrati sul proprio referto in seguito all’espulsione di Higuain a Udine (e non, lo ribadiamo, sul cartellino rosso in sè, dal momento che lo stesso era figlio della doppia ammonizione rimediata dal calciatore del Napoli).

Il tema si rivela però più spinoso del previsto: come identificare una casistica che ricopra tutti gli eventuali comportamenti eccessivi dei calciatori in campo? Come pensare di poter tenere sotto controllo tutti i “vaffa” ed altri improperi assortiti rivolti nei confronti dei direttori di gara e sfuggiti agli stessi? Come non pensare al fatto che, a parere di chi scrive, la foga agonistica del momento può portare a delle reazioni che, nel concreto, pur non essendo giuste possono risultare comprensibili?

Detto che la reazione  accusata da Bonucci nella stracittadina con il Torino avrebbe sicuramente potuto meritate una sanzione più severa, o che al contrario la reazione isterica di Higuain a Udine poteva essere sanzionato con un turno di squalifica in meno, decidere ad esempio di sanzionare in ogni caso con il cartellino rosso qualsiasi sorta di isterismo nei confronti del direttore di gara ci porterebbe a concludere, nel tempo, che i direttori di gara sono, come si suol dire talvolta, “troppo fiscali”, incapaci di interpretare il momento e la situazione della gara. Al contrario, un approccio più morbido trasformerebbe probabilmente in un far west i campi di calcio dei nostri campionato.

Per quanto si  possa cercare di regolamentare la casistica in questione, ci troveremo sempre ad avere a che fare con arbitri che, in quanto esseri umani, applicheranno il regolamento in maniera leggermente differente anche in funzione del momento della gara e del tipo di decisione (come vale, tra l’altro, per ammonizioni ed espulsioni con riferimento ai normali falli da gioco), tralasciando l’ipotesi più maliziosa di coloro che attribuiscono la diversità di trattamento ad una presunta sudditanza psicologica.

Forse il Napoli di Sarri dovrebbe riflettere, più che all’espulsione di Higuain, alla prestazione che ha determinato la brutta sconfitta patita sul campo di Udine, che rischia di tradursi nell’addio allo scudetto. Forse, più che pensare a come cambiare l’atteggiamento dei direttori di gara (detto che ridurne al minimo le aree  in cui esercitare le aree di soggettività sarebbe più che doveroso), potremmo pensare a come cambiare il nostro di approccio a certe situazioni; ma questo, nel paese che agli allenatori nel post-partita la prima domanda la fa generalmente sugli “episodi dubbi” piuttosto che sulla prestazione della propria squadra, è forse decisamente troppo.

di Michael D’Costa

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