Uber: non si placano le proteste dei tassisti

uberContinuano le proteste dei tassisti contro UberPop, il servizio della società californiana Uber, capace di mettere in contatto autisti privati, senza licenza, e utenti bisognosi di un passaggio. Sono ormai due anni che i tassisti di tutto il mondo fanno sentire le proprie voci contro questo servizio che minaccia, di fatto, la scomparsa della categoria.  Gli ultimi disordini hanno interessato soprattutto la città di Parigi. Lo scorso 25 giugno, la capitale francese è stata teatro di violente manifestazioni di protesta da parte di 3000 tassisti e, dopo i disordini e i fermi, la società californiana ha fatto un passo indietro decidendo la sospensione di UberPop, già considerato “fuori legge” in territorio francese.

Il caso Uber ha assunto nel tempo dimensioni mondiali. Il fronte contrario al rivoluzionario servizio è unito e molto ampio: dalla Gran Bretagna alla Francia, dal Belgio all’Italia, i tassisti delle principali città europee hanno espresso il loro disappunto contro l’applicazione portatrice di un’innovazione tecnologica minacciosa per la categoria dei tassisti. Ma quali sono le colpe di Uber e perché può danneggiare i tassisti? Spinta dalla convinzione che una ristretta categoria di addetti ai lavori non può rispondere ai bisogni di mobilità della popolazione, Uber, società californiana nata nel 2009, fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso un’applicazione che mette in contatto passeggeri e autisti. UberPop, in particolare, è un servizio di tipo taxi (ma senza licenza) con il quale è possibile ottenere passaggi da privato a privato. Si diventa driver di UberPop iscrivendosi alla community Uber. L’assenza della licenza e della burocrazia annessa rappresenta un’innovazione non indifferente perché chiunque può iniziare a guadagnare improvvisandosi tassista. La gestione dei guadagni non è cosa semplice da spiegare: in breve, sembrerebbe che il costo della corsa venga accreditato a Uber che procederebbe a inoltralo, settimanalmente, ai conducenti. C’è chi afferma che non sia un lavoro davvero redditizio e che i rischi di incorrere in multe e sanzioni siano molto alti.

Tuttavia, il nodo centrale della questione riguarda il lato della legalità. In Italia, a tal proposito, il Tribunale di Milano ha decretato il blocco del servizio. Il giudice ha accolto il ricorso presentato un mese fa dalle organizzazioni sindacali e di categoria, locali e nazionali, di tassisti e radiotaxi, e ha giudicato illegale UberPop perché «interferisce con il servizio taxi organizzato dalle società, svolto dai titolari di licenze» e dunque rappresenta «un vero salto di qualità nell’incrementare e sviluppare il fenomeno dell’abusivismo». Si tratta, in altre parole, di concorrenza sleale.

La sentenza del Tribunale di Milano è stata accolta con favore dai sindacati di categoria ma è stata criticata dalle associazioni dei consumatori che la considerano «un danno enorme per gli utenti, perché limita la concorrenza e riduce le possibilità di scelta per i cittadini». Tuttavia, nonostante le sospensioni e i blocchi che diverse città hanno adottato nei confronti di Uber, non si può negare l’enorme ascesa e il grande appeal dei servizi offerti dalla società californiana. Infatti, le pronunce dei tribunali e le manifestazioni di protesta non riescono ad arginare la crescita e l’appeal del fenomeno Uber (presente in 290 città di 58 paesi), vicino allo sbarco in Borsa.

Probabilmente, di fronte a questo panorama, non basteranno sentenze a proteste ad abbattere un servizio che raccoglie il favore di una fetta di società capace, attraverso le sue scelte, di decidere il corso del mercato: la massa dei consumatori.

 (di Giulia Cara)

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