Milano, depositati quattro nuovi referendum popolari comunali

Milano Si Muove

Il Comitato “MilanoSìMuove” è pronto a lanciare quattro nuovi referendum. Nel presentare l’iniziativa, i membri del Comitato hanno esposto le tappe precedenti il voto popolare, i temi della nuova consultazione e le novità rispetto alla tornata referendaria del 2011. I Milanesi, se il Comune tramite il Comitato dei garanti esprimerà parere favorevole sull’ammissibilità dei quesiti, fornendo ai promotori i moduli vidimati per la raccolta delle 15.000 firme necessarie per andare al voto, saranno chiamati a esprimersi su nuovi alloggi sociali, riapertura dei Navigli, mobilità sostenibile e verde pubblico.

Nella conferenza stampa indetta il 23 luglio, in occasione del deposito delle prime 1000 firme, che hanno segnato l’avvio della procedura referendaria, i promotori hanno sostenuto la necessità di un processo referendario per attuare un concreto e atteso cambiamento, a livello ambientale, sociale e urbano. Edoardo Croci, presidente del Comitato promotore “MilanoSìMuove”, dopo aver sottolineato che i quattro nuovi referendum sono in perfetta continuità con i cinque quesiti del 2011, ha ammonito però che in quell’occasione “il dettato referendario è stato realizzato solo in parte”. Quattro anni fa i quesiti su traffico e smog, verde pubblico, Expo, risparmio energetico e Navigli avevano raccolto consensi favorevoli tra i milanesi, con percentuali comprese tra il 79% e superiori al 95%. Eppure, a causa delle ristrettezze del bilancio comunale, come ha denunciato aspramente il segretario del Comitato, Marco Cappato, quella volontà popolare è stata in gran parte disattesa. Sottoponendo ai milanesi quattro nuovi referendum “propositivi e vincolanti” si cercherà di imprimere un effettivo “salto di qualità ecologico e sociale”, ha dichiarato lo stesso Cappato motivando il suo voto contrario al bilancio 2015-2017 proprio perché privo delle misure necessarie alla realizzazione del precedente progetto referendario.

I quesiti – Al centro della consultazione ci sarebbe ancora una volta la qualità dell’ambiente e la mobilità sostenibile.  Aldo Bonomi, membro del Comitato, si è soffermato sull’ambizioso progetto di social housing, tema del primo quesito. Nelle intenzioni dei promotori c’è la realizzazione di “rigenerazione urbana delle periferie”, come ha evidenziato pure Marco Parini, presidente di Italia Nostra, attraverso  25.000 nuove case popolari senza consumo di suolo, trasformando uffici sfitti in alloggi, ristrutturando o rottamando alloggi popolari oggi inagibili e garantendo la legalità. Tra le misure per aumentare l’offerta abitativa, il coinvolgimento dei privati nelle opere di riqualificazione e la cessione delle azioni delle società partecipate SEA e A2A. Il secondo quesito riguarderebbe la riapertura e navigabilità dei Navigli milanesi adempiendo a quanto richiesto ai cittadini nel referendum consultivo del 2011.

Il quesito più dettagliato è il terzo sulla mobilità, nel quale si chiederà ai milanesi di esprimersi su: una nuova linea metropolitana (M6), entro il 2020, a servizio degli assi di Corso Sempione e Viale Ripamonti; un passante ferroviario sotterraneo nella zona ovest della città, entro il 2020; l’allargamento dell’area C alla “cerchia ferroviaria” entro il 2017; un’area pedonale entro il 2017 che comprenda l’intera Cerchia dei Navigli;  una rete ciclabile urbana integrata di almeno 500 km di estensione entro il 2020; una “zona a basse emissioni” sull’intero territorio comunale entro il 2017, eliminazione entro il 2018 di barriere architettoniche e sensoriali. Per ciascuna azione, nel sito del comitato, si trova una proposta di copertura finanziaria. Il quarto quesito verterebbe sulla tutela del verde pubblico, con l’attuazione del cosiddetto progetto “I Raggi Verdi”, predisposto dal Comune di Milano, che consiste in otto percorsi alberati e ciclabili dal centro alla periferia; raddoppio degli alberi, verde pubblico attrezzato entro 500 metri da casa, metà delle aree dismesse destinate ad aree verdi.

La campagna – “Riteniamo i quattro nuovi referendum un’indicazione chiara alla prossima amministrazione, qualsiasi essa sia, l’unico modo perché Milano possa progredire come città internazionale”, ha affermato il presidente Croci. I promotori non hanno nascosto che si tratta di una “campagna parallela” alle comunali del 2016. Nell’anno dell’Expo, si sollecita un rinnovamento oltre l’evento dell’Esposizione universale: “Non deve finire tutto con Expo, bisogna pensare a un programma di investimenti. In un momento di crisi economica generalizzata si pensa di tirare i remi in ma in barca e non investire. Noi crediamo che questo sia un errore. É il invece di investire per trasformare la nostra città, per renderla più attrattiva, per creare opportunità di lavoro. Insomma, è la logica della green economy su cui crediamo che Milano abbia molto da dire”, ha aggiunto ancora Croci. Cappato ha invece posto l’accento sul confronto di “una visione di città”, che manca al dibattito elettorale, come ha concordato anche Fiorello Cortiana, ribadendo “la mancanza assoluta di visione metropolitana” e lodando le iniziative di mobilitazione dei cittadini, che hanno portato di recente allo sblocco delle varianti per i cantieri della metropolitana M4.

Con la speranza di avviare la raccolta firme in tempi brevi, il Comitato ha voluto sottolineare l’importanza della partecipazione popolare nel processo decisionale per il futuro di Milano. Il presidente Croci, in chiusura, ha auspicato un’adesione trasversale ai contenuti del referendum: “Chiederemo aiuto a tutte le associazioni e ai singoli cittadini, agli ordini professionali, agli stessi partiti perché questo referendum è aperto a tutti”, ma non ha nascosto la diffidenza nei confronti dell’operato della classe politica: “Non ci fidiamo affatto di quello che la politica può esprimere da sola, quindi vogliamo dare la parola ai cittadini con un mandato forte”. Quattro anni dopo, Milano ci riprova. I promotori, ma soprattutto i milanesi, confidano in una consultazione referendaria che stavolta non resti soltanto l’espressione di una volontà popolare, ma diventi anche un programma politico vincolante per l’agenda della prossima amministrazione comunale, impegnata nella difficile sfida di raccogliere l’eredità dell’Expo e valorizzare il capoluogo lombardo nel panorama internazionale.

(di Elena Angiargiu)

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