Virtus Roma. Ko a Trento, si complica il discorso playoff

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dalmonteSpalle al muro. Alla Virtus Roma non bastano trenta minuti solidi per espugnare il campo di Trento: le palle perse, il modesto contributo dalla panchina, le solite sofferenze sotto canestro e la scarsa aggressività al ferro rappresentano le cause principali della sconfitta romana. Errori che si pagano caro, specie contro quella che è, al momento, la quarta forza del campionato. Ora la Virtus ha un percorso obbligato per accedere, per il terzo anno consecutivo, ai playoff: vincere gli ultimi due scontri diretti contro Bologna (in trasferta) e Cantù (in casa).

Roma ha vinto cinque degli ultimi sei incontri ed è reduce dal roboante successo in casa contro Brindisi. Il momento è brillante e l’avvio di gara ne è la conferma: Stipcevic ha il controllo della fase offensiva, trovando i giusti spot sia per il tiro personale dalla media sia per gli scarichi ai compagni. Freeman, dopo una serie molto fluida di extra-pass, sigla la tripla del 4-13 che costringe coach Buscaglia ad un immediato time-out. L’ingresso in campo di Pascolo, come spesso avviene, rende più equilibrato l’attacco trentino, che in post basso può far valere dei miss-match importanti contro una Virtus che non spicca per stazza fisica. Stipcevic, con un buzzer-beater ad alto coefficiente di difficoltà, chiude il primo tempo sul 15-21, senza che la Virtus sia mai andata in lunetta. Il croato, dopo aver giocato l’intero primo quarto, ha bisogno di rifiatare e per la Virtus si fa buio pesto in attacco. Roma realizza la miseria di due punti nei primi cinque minuti del secondo quarto e subisce il sorpasso trentino (26-23) grazie alla personalità mista ad incoscienza di Spanghero, che si rivelerà più avanti il vero mattatore della serata. Nella seconda frazione, da segnalare l’esordio in casa Virtus del neo-arrivato Vukona, centro neozelandese arrivato per sopperire all’assenza di Jones: solo 9 minuti in campo per lui e 4 falli commessi, con il difficile compito della marcatura di Tony Mitchell, il miglior realizzatore del campionato. Il ritorno in campo di Stipcevic, la vena realizzata di Ejim (11 punti) ed il buon apporto del rientrante Sandri ridanno nuova linfa alla Virtus, che chiude avanti 34-37 all’intervallo lungo.

Con Mitchell oberato dai falli, la Virtus prova la fuga ad inizio terzo periodo, toccando il massimo vantaggio (34-45) con l’arresto e tiro di Curry e due triple consecutive di Freeman e Stipcevic. Trento è brava a rimanere attaccata alla partita, grazie ad un fortunosa tripla di Sanders e all’aggressività al ferro di Pascolo, il quale, da solo, ha tirato più tiri liberi (8) dell’intera Virtus (7). Ejim commette tre falli nel giro di due minuti ed esce mentalmente dalla partita, Stipcevic non è preciso come al solito al tiro e solo Ebi riesce, dal post medio, a creare qualcosa di produttivo. Il terzo quarto si chiude con la Virtus avanti di tre (51-54), ma con segnali preoccupanti in fase offensiva, contraddistinta da una marea di turnovers.

Nell’ultimo periodo Trento alza l’asticella del proprio gioco e Roma fa fatica a contenere la sfuriata dei padroni di casa. La quantità industriale di palle perse (24), dovuta anche alla pressione tutto campo di Trento, la pessima percentuale da tre (1/9 nel quarto periodo) e il solo Ebi a produrre punti in attacco spiegano i soli otto punti realizzati nei primi sette minuti dell’ultimo quarto, che compromettono inesorabilmente la partita. Roma, arrivando dopo appena due minuti in bonus, perde quell’intensità difensiva necessaria per giocarsi la gara nei minuti finali e crolla sotto i colpi di un inarrestabile Spanghero, autore di 15 punti nel quarto decisivo (20 totali). “Con 24 palle perse, 26-7 nel conto dei liberi tirati e soli 9 punti dalla panchina è impossibile vincere in trasferta” ha dichiarato coach Dalmonte a fine partita. Tra sette giorni, a Bologna, servirà necessariamente altro. Altrimenti addio playoff.

La Statistica: Roma non subiva più di 80 punti in trasferta esattamente da quattro mesi (84-54 a Brindisi lo scorso 26/12/2014).

di Emanuele Granelli

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