Il Teatro Eliseo: la crisi, l’occupazione, lo sfratto

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Teatro_EliseoLo sfratto era stato annunciato e, dopo diverse intimazioni, è arrivato nella mattinata del 20 novembre scorso. I carabinieri hanno posto i sigilli alle porte del Teatro Eliseo, decretandone la chiusura provvisoria e, conseguentemente, la sospensione della programmazione fino a data da destinarsi. Come risulta da destinarsi anche la situazione dei lavoratori legati alla società che fino ad ora ha gestito il teatro; al momento, infatti, anche essi sono fuori dalle porte chiuse della sala romana e, dunque, senza un’occupazione. Rassicurano le parole del nuovo proprietario e  gestore artistico Luca Barbareschi,  il quale torna protagonista delle vicende del teatro dopo alcuni anni, affermando di aver raggiunto un accordo con la proprietà che permetterà di riprendere al più presto la programmazione e di ascoltare i sindacati dei lavoratori, preoccupati di assicurare la continuità occupazionale.

La vicenda del Teatro Eliseo rappresenta l’esempio più calzante del collasso della cultura, vittima di conflitti proprietari, interessi privati e crisi economica.

La storica sala romana nata nel 1900 è stata la culla di molti attori e compagnie che hanno segnato il panorama teatrale novecentesco. All’Eliseo erano di casa Eduardo De Filippo, Glauco Mauri, Gabriele Lavia, la Compagnia dei Giovani, Franca Valeri, solo per citare alcuni nomi illustri.  Ma, accanto alle grandi personalità, il teatro ha anche ospitato da sempre tensioni e conflitti dovuti ai vari cambiamenti di proprietà che si sono succeduti nel tempo e che sono stati ripercorsi in una lettera scritta da Massimo Monaci, Direttore artistico dell’Eliseo e figlio di Vincenzo Monaci, uno dei proprietari della Nuova Teatro Eliseo spa e socio per il 34% di Eliseo Immobiliare. Monaci racconta la vicenda dello stabile a partire dal 1997, anno in cui suo padre, Vincenzo, investì nella proprietà del teatro.

Da allora, la storia economica dell’Eliseo è stata un susseguirsi di alti e bassi, di sponsor in entrata e sponsor in uscita, di ricavi più o meno fortunati. Fino al 2012, comunque, le vicende sono rimaste confinate nel raggio delle tipiche difficoltà che ogni impresa legata al mondo culturale deve affrontare: gli alti rischi, la curva di vendite e introiti indissolubilmente legata al piacere vulnerabile del pubblico e alle vicende dell’economia nazionale, gli aiuti insufficienti dello Stato e il continuo bisogno di sponsorizzazioni. L’indebitamento è stata la mossa necessaria per garantire continuità all’attività del teatro.

Da due anni a questa parte, però, la situazione è degenerata. L’indebitamento è aumentato e, contemporaneamente, sono diminuiti i ricavi. Per evitare la chiusura del teatro, nel 2013 sono iniziate le trattative per trovare una nuova società capace di gestire le sale dell’Eliseo e di rilanciarne i bilanci. Nel frattempo, è subentrata anche la difficoltà da parte della Nuova Teatro Eliseo Spa di pagare l’affitto a Eliseo Immobiliare della quale, come già detto, Vincenzo Monaci è socio per il 34%. I paradossi del caso.

Da qui inizia la vicenda dello sfratto rimandato diverse volte e giunto definitivamente nella mattinata del 20 novembre scorso. Il tempo che intercorre dal 2012 a oggi è stato caratterizzato da continue proposte, tutte avanzate per difendere il teatro, almeno sulla carta. Le possibilità che si sono delineate sono due: riporre le sorti dell’Eliseo nelle mani di un produttore teatrale attento a preservare e continuare la tradizione artistica dello stabile, oppure delegare la questione a un imprenditore, poco incline a dedicare attenzione all’aspetto culturale che si cela dietro questa problematica vicenda. I Monaci, come tutti i lavoratori, si sono schierati romanticamente dalla parte dell’arte e della cultura ma, i due terzi della proprietà sembrano orientati ad avallare questa seconda proposta, accusando la famiglia Monaci di aver causato un danno all’erario con il mancato pagamento dell’affitto. Ecco spiegati, dunque, i mesi di occupazione: un’azione certamente illegale ma orientata a preservare il patrimonio artistico della storica sala romana e il lavoro dei molti dipendenti, vittime innocenti dei giochi di potere. Attualmente, gli stessi due terzi della proprietà che hanno puntato il dito contro Vincenzo Monaci e figlio, hanno stipulato un accordo con la società Casanova Teatro di Luca Barbareschi, nuovo gestore dell’Eliseo, il quale afferma di voler riprendere al più presto la programmazione dello stabile nel rispetto della tradizione e di voler incontrare individualmente i dipendenti del teatro attualmente disoccupati.

Non è questa, probabilmente, la sede giusta per scovare la verità celata dietro la vicenda del Teatro Eliseo o per assegnare le parti dei buoni e dei cattivi. Certamente, l’augurio che in cuor nostro ci facciamo, da romani e da italiani, è che il nuovo gestore o chi per lui abbia la lungimiranza e la capacità di far rifiorire economicamente ma soprattutto culturalmente un luogo simbolo di arte, emozioni e talenti.

di Giulia Cara

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