La nuova Lega strizza l’occhio a Casapound e cavalca disagio delle periferie

tor sapienzaDa diverse settimane, a Roma, pare sia esplosa la “questione periferie”: la sovraesposizione mediatica dei fatti di Tor Sapienza, seguita a giro stretto a quelli di Corcolle, ha riacceso le luci su ampie aree di territorio della capitale che scontano decenni di politiche incuranti, in cui i residenti lamentano assenza di servizi, difficile convivenza con le numerose comunità migranti e tutto ciò che viene racchiuso nell’ormai onnicomprensiva categoria del “degrado”.

Dopo gli episodi di violenza contro il centro di accoglienza di Tor Sapienza, partiti dalla protesta dei cittadini per una presunta aggressione e poi degenerati in attacchi incendiari e scontri con la polizia, lunedì scorso 24 minori stranieri lì residenti sono stati trasferiti al centro “Le Betulle”, all’Infernetto. Da periferia a periferia, da est a sud del Grande Raccordo Anulare, anche se in un contesto urbano e sociale molto diverso – la prima borgata popolare, il secondo quartiere residenziale a metà strada tra l’Eur e il litorale di Ostia. Anche a causa di una rissa scoppiata tra gli ospiti del centro la notte dopo il trasferimento, il copione si è ripetuto (stavolta senza derive violente): sollevazione dei comitati di quartiere, visite lampo di politici locali – in via Salorno si è presentato anche il vicesindaco Nieri, che ha invitato alla calma per poi svanire – striscioni xenofobi sui muri del quartiere, forze dell’ordine a presidio del centro, retorica del “non sono razzista, ma…” e malcontento generalizzato.

Sabato si è tenuto un sit in – al corteo verso il centro d’accoglienza è stata negata l’autorizzazione -organizzato dai “fascisti del terzo millennio” di Casa Pound e dall’autoproclamato “Comitato Difesa X Municipio”, a cui hanno partecipato poche decine di residenti del quartiere; contemporaneamente alcuni esponenti di Forza Nuova manifestavano davanti alla sede del municipio a Ostia, mentre all’Eur si teneva un altro presidio «contro degrado, prostituzione, spaccio e abusivismo».

Elemento comune l’enfasi sul carattere apolitico e spontaneo delle iniziative, cui però hanno preso parte i volti noti della destra romana più o meno estrema: dall’ex sindaco Alemanno – contestato e apostrofato come “ripulito” al corteo per le periferie della scorsa settimana – al numero due di Casapound Simone Di Stefano, presente sabato all’Infernetto; identici gli slogan, le bandiere (immancabilmente tricolori), i caratteri romani sugli striscioni. Ancora, in più di una circostanza si è visto l’eurodeputato leghista e paladino dell’antimmigrazione Mario Borghezio, sempre scortato da esponenti di Casapound che definisce suoi collaboratori.

Più che di spontaneismo cittadino, allora, i fatti delle ultime settimane sembrano espressione di un progetto preciso: un progetto che vuole cavalcare disagi e contraddizioni accumulati nelle periferie per riconquistare terreno elettorale, riempiendo – e colorando sempre più di nero – gli spazi bianchi della politica romana.

di Irene Salvi

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