La lettera da Genova di Valentina: “Oggi lasciateci piangere!”

genovaRiceviamo e pubblichiamo volentieri la bellissima lettera di Valentina De Martini: ci racconta la sua Genova, ancora una volta colpita dall’acqua che viene fuori dal Bisagno e  dal Fereggiano, e soprattutto la sua rabbia. Coraggio Valentina, coraggio Genova!

Ore 7 del mattino, appena salita sull’autobus in direzione centro città. Accendo il telefono e trovo una serie di messaggi della sera prima; tutti mi raccontano del disastro avvenuto alle 23 circa e alcuni si preoccupano di come e se andare in ufficio il giorno dopo.
Comincio a leggere le notizie sul sito internet di una tv locale e queste mi spiazzano, mi angosciano.

Sono le 7 del mattino del 10 ottobre e ci siamo, di nuovo. Ancora. Anno dopo anno. Comincio a sentire la rabbia che cresce, rabbia mista a disperazione. Quasi ho le lacrime agli occhi, ma cerco di rimanere calma perchè sull’autobus non sono da sola. Mi rendo conto, però, che l’atmosfera sembra irreale. Le persone parlano pochissimo, tutti guardiamo fuori mentre procediamo lentamente sulla strada bagnata. Piove piano, sembra impossibile che a pochi chilometri il Bisagno e il Fereggiano siano esondati di nuovo. Che abbiano ucciso di nuovo. Che abbiano distrutto di nuovo auto, negozi, speranze e dignità. Come l’anno prima. E quello ancora prima.

I percorsi sono modificati; il capolinea improvvisato è a diverse centinaia di metri dal mio ufficio. Scendo e comincia a piovere forte. Fa caldo, mi tolgo la giacca e l’acqua picchia forte sull’ombrello. Mi guardo attorno: anche qui la situazione sembra tranquilla. Per strada il silenzio è innaturale. Siamo pochi a camminare e ci guardiamo tutti negli occhi, preoccupati e spaventati. Demoralizzati, rassegnati, arrabbiati. A questo punto, in cima alla salita, guardo in basso, verso la stazione di Brignole. E vedo.

Come può non spezzarsi il cuore? Come puoi non piangere, davanti alla tua città che è ancora, sempre, piegata da una nuova alluvione? Un clima apocalittico; l’acqua che sommerge le auto e i cartelli stradali. I negozi che sembrano acquari. Il fango che copre tutto, come un velo silenzioso e triste. L’unico rumore, per strada, è quello della pioggia che ha preso sempre più vigore.

Eppure, sento un ronzìo. Come se la stanchezza stesse per prendere il sopravvento e come se fosse difficile, questa volta. Più difficile delle altre volte. Il morto è uno, ma i danni sono di nuovo incalcolabili. Un conoscente ha una carrozzeria: tre anni fa si è trovato immerso nel fango e in 80.000 euro di debiti. “Questa volta i danni sono gli stessi”, mi dice. “Ma io non so se adesso ce la faccio.. se ne ho voglia. Tre anni fa avevo un po’ di speranza, ma questa volta sono troppo stanco”.

E ho sempre gli occhi lucidi. Questo scenario è orrendo ogni volta, e sono terribili i video che mi vengono inviati: le persone guardano i torrenti ingrossarsi a dismisura, nel giro di poco; vedono l’acqua che comincia a diventare troppa per gli argini stretti, sui quali è stato costruito senza un freno per settant’anni. Vedono ondate di acqua, terra, tronchi e sassi scagliarsi sulle strade e sui portoni; sulle moto e sui magazzini. Si sentono le voci disperate, rotte dal pianto e dall’angoscia perchè non può essere vero. Non è possibile che non sia cambiato niente, in tre anni. Non è possibile che gli interventi necessari siano passati in secondo piano talmente spesso da cadere nel dimenticatoio. E adesso ci risiamo e i danni sono enormi, soprattutto perchè si sommano a quelli precedenti e diventano una montagna sempre più faticosa da scalare. I debiti che aumentano, le tasse che spolpano vivi: i negozianti genovesi si sono svegliati così (…o forse, non si sono mai addormentati), venerdì 10 ottobre. Con il cuore martoriato dalla paura del futuro. Sì, paura: adesso sperare è molto difficile.

E poi la rabbia si diffonde sempre di più. Comincia a montare dentro, mista ad un senso di impotenza che è insopportabile. Tutto quello che abbiamo speso; i soldi per il nostro comune, la fatica, il tempo per spalare il fango… Tutto è stato ed è inutile. Ed è questo che fa impazzire, con le istituzioni che, di nuovo, chiuderanno occhi e tasche e ci lasceranno soli, completamente soli, a darci pacche sulle spalle e a prestarci la pala e gli stivali di gomma. Perchè, almeno tra noi, la solidarietà non manca e saremo di nuovo uniti come fratelli; per sostituirci a quella Giunta che non ha fatto nulla e che ha lasciato che i letti dei nostri torrenti tornassero ad essere foreste che, per forza, non possono che allagarsi! Ecco perchè mi va di fare una riflessione.

Ogni Ottobre, a Genova, ci ricorda che la vita, quella fatta di cose belle, di quattro risate, un bacio, un abbraccio, una pizza con gli amici, può essere davvero molto breve e perciò sarebbe meglio darli tutti e sempre, quei baci e quegli abbracci. Ogni ottobre, a Genova, siamo sempre più in ginocchio e sempre un po’ più poveri e disperati dell’anno prima. Ogni ottobre tremiamo di paura pensando a cosa abbiamo fatto e a cosa non abbiamo fatto, a quell’auto che avrebbe potuto essere la nostra e a quell’uomo che poteva essere nostro padre o un amico o persino me o anche nessuno, ma per qualcun altro era qualcuno di sicuro. E io sono stufa di pensare a chi dare la colpa e a chi bestemmiare contro, perché non è cosi che si lotta e la lotta è un tessuto dalla trama fittissima, fatta di nervi d’acciaio, paura di aver troppo da perdere e coraggio di rischiarlo. Ma ci sono giorni in cui quel tessuto è troppo pesante da portare e oggi, per me e per Genova, è così. Io so che la mia città lotterà duramente senza paura, ma non oggi. Oggi no: oggi è il giorno per il cordoglio, per lo scoramento. Lasciateci il diritto di disperarci, almeno oggi: non è da questo che si misura la lotta.

Domani è un altro giorno, lo si dice in un famoso film, ed è la verità: domani saremo tutti insieme a spalare fango, a pulire le strade e i fondi; pieni di coraggio e di nuovo pieni di speranze perchè, qui a Genova, siamo fatti così e niente ci abbatte, niente ci spezza per davvero e per sempre.

Ma oggi è ancora oggi, e voglio rimanere qui, a piangere per la mia grande, caotica, bellissima, disperata, faticosa, meravigliosa Genova in lutto.

 

di Valentina De Martini

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