Alluvione Genova. Sotto la pelle della città e oltre il fango

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Alluvione Genova, ottobre 2014: cinque torrenti esondati, sette quartieri più i comuni di Bolgiasco e Montoggio letteralmente in ginocchio. Sono passati solo tre anni dall’ultima alluvione che ha colpito la città eppure la storia si ripete, così come gli errori nella progettazione, nell’urbanistica, nell’ingegneria. Spiegare bene cosa sia successo a Genova vuol dire tirare in causa diversi aspetti, alcuni dei quali connaturati alla tendenza attuale delle precipitazioni, sempre più intense ma di breve durata, altri da ricercare nel sottosuolo della città.

COSA ACCADE SOTTO LA CITTÀ. Tanti sono infatti i torrenti che, come tanti vasi sanguigni, si muovono sotto la pelle di cemento della città di Genova. Tanti piccoli rivi tombati, cioè innaturalmente coperti dall’uomo, sacrificati all’antropizzazione e impacchettati in nome della cementificazione e dell’edilizia. Sono il frutto di una mancata pianificazione territoriale, di discutibili scelte urbanistiche, dell’incuria e del fallimento nella prevenzione del rischio idrogeologico. Un mix micidiale che spinge i torrenti, gonfi dalle piogge, ad una sorta di ribellione, risalgono dal sottosuolo e inondano le strade, allagano.

IL RISCHIO IDROGEOLOGICO. Genova paga lo scotto delle scelte errate di una generazione fa. L’alluvione del 1970 non sembra neanche tanto lontana, quella del 2011 sembra ieri. Eppure, per l’ennesima volta, si sarebbe potuto evitare. Dal 1970 qualcosa è cambiato con la crescente attenzione creatasi attorno al rischio idrogeologico dell’Italia intera e con la macchina informativa messa a punto da enti, associazioni ed istituzioni.

POLITICA E BUROCRAZIA. Qualcosa però non ha funzionato. Non hanno funzionato le scelte dell’amministrazione comunale di Genova, lo scolmatore (in grado di deviare le acque e limitare le piene) del Bisagno che non c’è, il progetto di quello del Fereggiano sostituito. Eppure i soldi per la messa in sicurezza ci sono, circa 35 milioni di euro. Si tratta di fondi stanziati e mai sbloccati, le opere pubbliche infatti, tra bandi e ricorsi, sono ferme al Tar. Ecco perché i cittadini chiedono le dimissioni del sindaco, Marco Doria.

LA MANCATA ALLERTA METEO. Quella di oggi è una generazione della rabbia, oltre che per l’inefficienza della macchina burocratica ed amministrativa, per la mancata allerta meteo. Il primo avviso è stato diramato quando il torrente Bisagno era già esondato trascinando via la sua prima vittima. Qualcosa non ha funzionato nel sistema. Chi ha sbagliato? L’Arpal, la Protezione Civile, il Comune di Genova o la Regione Liguria? Di certo i meteorologi sono convinti che sarebbe bastato leggere i bollettini, ma la magistratura farà il suo corso e sarà l’unica in grado di dare delle risposte.

IL RACCONTO DI ROBERTA. Roberta vive nel quartiere di Cornigliano, una strada per lei di ricordi di una vita trasformata ancora una volta in un fiume in piena. In centro “scendendo dalla stazione Brignole- ci racconta- lo spettacolo è devastante, fango ovunque e l’aria rarefatta dalla polvere. Le strade che magari, a volte, maledici per il traffico ora sono spoglie e si offrono alla vista in tutta la loro fragilità”. Sì, perché Genova oggi è spoglia, una città messa a nudo nella sua debolezza ma vestita dell’orgoglio e della forza dei suoi abitanti.

LA GENEROSITÀ DEI VOLONTARI. Lo scenario apocalittico offerto dai media è impressionante ma ciò che colpisce in questo momento è la quantità delle persone a lavoro. Non bastano pale, stivali e guanti per gli angeli del fango. Oltre la melma e i detriti, ci dice Roberta, “allarghi lo spettro visivo e vedi un sacco di giovani con le pale sulle spalle, sporchi dalla testa ai piedi che dopo una giornata di duro lavoro passata ad aiutare la gente, ridono e scherzano, come i ragazzi del Centro di aggregazione La Locomotiva”. Una seconda casa per loro, che s’incontrano qui quotidianamente per studiare e divertirsi. Volti oggi amareggiati ma con le maniche rimboccate a spalare il fango che non ha risparmiato le pareti del centro, imbiancate soltanto la scorsa settimana.

LA SUPERBA. Smorzata la tensione oggi a Genova prevale la forza dei cittadini e la solidarietà dei volontari. Perché “ a Genova–conclude Roberta- il mugugno è libero, poi tutti si rimboccano le maniche per rialzare ancora una volta questa città, messa in ginocchio diverse volte ma sempre ritornata splendente”.

E ci torna in mente Fabrizio de André e le parole nella sua “Dolcenera “ perché “oltre il muro dei vetri si risveglia la vita che si prende per mano a battaglia finita”.

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