Wimbledon. A Federer non basta il cuore, vince Djokovic. C’è gioia per Errani e Vinci, la Kvitova doma la Bouchard

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di Cristiano Checchi 

La 128esima edizione di Wimbledon ha chiuso i battenti. Dopo quasi quattro ore di sfida epica Novak Djokovic si è aggiunto a Petra Kvitova, a Vasek Pospisil e Jack Sock e a Sara Errani e Roberta Vinci nella lista dei vincitori a Wimbledon 2014.

L’edizione si è chiusa con la finale con un po’ tutti volevano e con il successo che un po’ tutti noi italiani speravamo. Novak Djokovic si è imposto in una delle più belle finali che il torneo abbia mai avuto contro Roger Federer, mentre il tricolore italiano ha potuto sventolare alto grazie al successo di Errani e Vinci nel doppio contro Tímea Babos e Kristina Mladenovic. Ma la copertina platinata è ovviamente per la finale del torneo maschile, per Novak Djokovic e probabilmente in misura maggiore per lo sconfitto, Roger Federer.

Parlare di Federer come perdente suona tremendamente difficile. La cronaca, è vero, dice questo. Il risultato, 6-7 6-4 7-6 5-7 6-4, ci parla di un grandioso Novak Djokovic per la seconda volta campione a Wimbledon. Ma la storia della partita dice altro, così come la storia di questo torneo. Roger Federer la finale non l’ha persa, è stato Djokovic a vincerla. Nella pratica il risultato non cambia, ma in un mondo dove non conta soltanto il risultato questo dettaglio può voler dire tanto.

Lo svizzero non si è piegato al volere dell’età e della predominanza fisica, ha giocato dal punto di vista della tenuta forse la miglior partita degli ultimi 5 o 10 anni. Dopo aver vinto il primo set al tie break è rimasto costantemente attaccato alla partita e ha limitato al minimo i proverbiali buchi neri, quelle vere e proprie voragini in cui tante, troppe volte, ci era finito dentro con tutte le scarpe. Non inganni quel 5-2 con cui Djokovic è arrivato a un passo dal chiudere la sfida in quattro set. Anche quello è un punteggio figlio comunque della voglia di non mollare mai: break Djokovic, contro break Roger, contro contro break di Nole. Perché va ricordato che il serbo dall’altra parte della rete non è uno qualsiasi. Il quarto set resterà per questo uno dei più grandi capolavori compiuti da Federer. Non avrà l’ausilio del risultato finale, ma cinque giochi di fila piazzati contro un mostro qual e Novak Djokovic entrano nella storia del tennis, sport nel quale le favole si possono raccontare a prescindere dal risultato finale. La rimonta del set ha così dell’incredibile, e anche quel “modesto” di Roger è stato il primo a rendersene conto “Non so come ho fatto arrivare al quinto”, ha esclamato nel cerimoniale. Alla fine quindi tutti commossi, Federer per quel sogno dell’ottavo Wimbledon sfumato, i tifosi di entrambi i fenomeni per una partita che ha regalato emozioni su emozioni, e ovviamente lui, il campione 2014 e il nuovo numero uno del mondo: Novak Djokovic.

La primissima copertina è stata data a Federer, è vero, ma una partita così a 32 anni va onorata, anche per consolare in parte per la vittoria sfumata. Tutte le altre pagine quindi vanno al super campione di Belgrado, che in uno solo colpo ha scacciato tutte le paure e i dubbi accumulati in questi mesi e si è preso il lusso di dedicare la coppa più bella che ci sia alla futura moglie e al futuro bambino. Tre finali slam perse di fila, un titolo con Boris Becker allenatore che tardava ad arrivare e un torneo giocato di certo non al meglio: tutto cancellato a suon di recuperi, righe spazzolate, passanti e prime devastanti. 

Il secondo titolo di Djokovic a Wimbledon ha probabilmente un sapore speciale, diverso da quello arrivato nel 2011 contro Nadal. Quello era un Novak bionico, praticamente infallibile, lontano dall’essere umano, commosso ed emozionato, ammirato ieri pomeriggio in quel di Londra. Le lacrime durante la premiazione la dicono tutta sull’importanza del momento, sull’importanza di una vittoria per sentirsi ancora l’uomo capace di scrivere pagine di vittorie, non soltanto pagine dei quasi successi. La coppa dorata alzata al cielo è poi il settimo titolo di uno torneo dello slam, i diciassette di Federer sono lontanissimi; più vicino Nadal a quattordici, ma sopratutto raggiungibili, tra gli altri, mostri sacri come Agassi, Connors e Lendl tutti e tre a quota otto. Riconquistata la vetta e ripreso lo scettro più bello adesso per il serbo l’obiettivo è mettere a segno finalmente il career slam: all’appello manca soltanto il Roland Garros.

Se Djokovic è a caccia del quarto e ultimo titolo slam, Wimbledon 2014 rappresenta la fine della ricerca per le nostre piccole grandi azzurre, Roberta Vinci e Sara Errani hanno compiuto la storica impresa dominando in lungo e in largo il torneo,  chiudendo con la finale praticamente mai in discussione chiusa 6-1 6-3 contro Babos e Mladenovic. Un risultato importante che ridà ossigeno al movimento azzurro che, almeno nel singolare, non aveva brillato, con il solo Simone Bolelli a mettersi in luce (eliminato nel terzo turno al quinto set da Nishikori). Per Errani e Vinci Wimbledon si aggiunge così all’Australian Open vinto nel 2013 e quest’anno, al Roland Garroso del 2012 e all’Us Open sempre del 2012.

Il singolare femminile ha visto invece il ritorno in grande, grandissimo stile, di Petra Kvitova, che come Djokovic bissa il successo, ottenuto, sempre come Djokovic, nel 2011. Il torneo della ceca è stato quella della rinascita, dopo i problemi scaturiti anche da quella vittoria di tre anni fa. In finale, contro Eugenie Bouchard, non c’è stata storia, un secco 6-3 6-0, che ha sentenziato la superiorità sull’erba della mancina ceca. Ma i segnali che emergono dal torneo femminile sono quelli di un cambio generazione ormai pronto per essere consumato e a guidare la riscossa c’è proprio quella “bambina” umiliata dalla Kvitova (che di anni ne ha comunque soltanto 24). Eugenie Bouchard classe 1994 guida le speranze di un circuito intenzionato a scansare Serena Williams (uscita in malo modo dal torneo singolare e per colpa di un malore dal doppio), Maria Sharapova e Victoria Azarenka (adesso però martoriata dagli infortuni). Quel cambio generazionale che mai come quest’anno è stato vicino nel tennis maschile. Grigor Dimitrov e Milos Raonic, entrambi alla prima semifinale slam, hanno alimentato le speranze di chi stufo del dominio di Nadal-Djoko-Federer-Murray. Il bulgaro ci è andato sicuramente più vicino rispetto a Raonic, visto il quinto set sfiorato contro Djokovic, che in linea con le altre sfide giocate aveva tenuto il meglio per la finale. Il canadese si è trovato di fronte invece Federer in versione perfezione che non gli ha concesso nulla al servizio. Che sia l’inizio di qualcosa di diverso anche nel maschile? Djokovic e Federer, intanto, hanno rimandato il discorso a data da destinarsi.

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