Brasile 2014. Fallimento azzurro, dai ragazzi di Prandelli a Capello e Zac

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Di Giovanni Fabbri

CapelloSi è chiuso il Mondiale degli italiani, in Brasile non c’è più nessuno a rappresentare i nostri colori. Dopo il fallimento della nostra Nazionale, le ultime speranze di vedere un azzurro andare avanti nella manifestazione erano riposte in Fabio Capello e Cristian Panucci, al timone della Russia, e Alberto Zaccheroni, selezionatore del Giappone. Nessuno di loro però ce l’ha fatta. La delusione maggiore è arrivata naturalmente dagli azzurri di Prandelli che, dopo un’ottima partenza con l’Inghilterra, non sono riusciti a far vedere quanto di buono fatto nella prima gara e hanno perso malamente sia con la Costa Rica che con l’Uruguay. L’assenza di gioco e di idee, oltre che i tanti problemi di spogliatoio, hanno costretto il commissario tecnico e il presidente federale alle dimissioni.

Le dimissioni che non arriveranno sono invece quelle di Fabio Capello. Anche l’ex allenatore di Roma e Juventus è stato eliminato al primo turno con la sua Russia, in un girone tutt’altro che impossibile. Il Belgio era forse un avversario troppo impegnativo, ma Algeria e Corea del Sud non sembravano ostacoli insormontabili. Con due pareggi contro le dirette rivali però Capello e Panucci hanno dovuto lasciare il Brasile anzitempo. Secondo l’allenatore italiano la sua squadra non ha disputato una cattiva manifestazione e lui sarebbe entusiasta di rimanere in panchina almeno fino al 2018, anno in cui i Campionati del Mondo si giocheranno proprio in Russia. Un’eliminazione che lo stesso tecnico friulano ha provato a rendere meno amara dicendo che quello in corso è certamente il Mondiale più spettacolare e competitivo al quale lui abbia mai assistito. La verità è però che la sua squadra ha fatto vedere un calcio noioso e privo di idee. Lo solidità difensiva, caratteristica principale delle sue squadre, è stata praticamente annullata dalle brutte prestazioni del portiere Akinfeev, autore di due gravissimi errori che hanno regalato prima il pareggio alla Corea del Sud e poi agli algerini.

Poco migliori per intensità di gioco le prestazioni del Giappone di Alberto Zaccheroni. All’esordio contro la Costa d’Avorio i nipponici erano anche riusciti a portarsi in vantaggio con una gradissima rete del milanista Honda, poi però il ritorno degli africani li aveva costretti alla sconfitta. Il pareggio a reti bianche contro la Grecia aveva invece fatto il resto, eliminando praticamente con una giornata d’anticipo la nazionale orientale che nell’ultima partita avrebbe affrontato la Colombia, super favorita del raggruppamento. Una sconfitta per 4-1 dunque quasi annunciata quella contro Cuadrado e compagni con cui si è chiuso ufficialmente il Mondiale di Zaccheroni. Nessun italiano dunque è riuscito ad approdare agli ottavi di finale, un risultato che rispecchia in pieno il momento di estrema difficoltà del nostro movimento calcistico. Il rinnovamento che tarda ad arrivare è probabilmente testimoniato anche dal fatto che gli unici allenatori italiani sui quali le Nazionali straniere hanno deciso di puntare rappresentano un calcio forse superato. Capello e Zaccheroni facevano le fortune dei nostri club negli anni Novanta e all’inizio del nuovo millennio, un periodo in cui il movimento tricolore era davvero il più competitivo. Adesso invece noi fatichiamo a rinnovarci e gli altri cominciano a capire che gli ultimi rappresentanti di un’Italia vincente, quella di dieci o quindici anni fa, non sono sufficienti per trionfare nel calcio moderno.

Foto: Attribuzione Alcuni diritti riservati a calciostreaming

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