Brasile 2014. Bra-Santos Dumont: un calcio alla disabilità

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di Federica Carbonin

Brasile, 12 giugno 2014, pochi sanno del calcio d’apertura dei mondiali. In Italia sono le 20.15. Juliano Pinto, 29 anni, paraplegico in carrozzina si alza in piedi: indossa una super tuta che lo fa somigliare a Robocop collegata ad un esoscheletro robot che muove con imnut dal cervello e colpisce la palla. Pochissime le tv che lo fanno vedere, anche se l’immagine fa il giro dei social network. Pinto tira dal bordo dell’Arena di San Paolo, non da centro campo, perchè la FIFA non concede le autorizzazioni necessarie. Bra-Santos Dumont il nome del robot esoscheletro; combina le iniziali del Brasile e il cognome del padre dell’aviazione, Alberto Santos Dumont. Una cuffia per l’encefalogramma traduce gli input inviati dal cervello in istruzioni che azionano l’esoscheletro.

Frutto di oltre trent’anni di ricerca per il team di centosettanta ingegneri e neuroscienziati di tutto il mondo “una nuova era per le neuroscienze e la robotica, che permetterà nel futuro prossimo di abbandonare l’uso della sedia a rotelle”, ha spiegato il neuroscienziato brasiliano Miguel Nicolelis.

Spettatore dell’evento Giovanni Cupidi, 36 anni, affetto da grave tretraplegia dall’età di 13, commenta: ” Immagino lo sforzo fisico e psicologico di quel ragazzo a dare il via ai Mondiali di Calcio. Il suo gesto meccanico, ma dettato dalla sua volontà, in mezzo ai gesti atletici dei migliori calciatori al mondo. Macchine perfette, corpi scolpiti… il calciatore è il -figo- per eccellenza”.

Con una dose eccessiva di entusiasmo è stato definito un miracolo. Costituisce un importante passo avanti per la ricerca scientifica, per molti disabili motori un sogno che si realizza, ma è lontano dall’essere una soluzione per tutti. ” In attesa dell’evoluzione della specie degli esoscheletri”, conclude Cupidi, ” godiamoci lo spettacolo dei mondiali!”

 

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