Nba, Western Conference. Spurs e Thunder cadono in casa. Orgoglio Clippers: 1-1. Inarrestabile Aldridge: Portland avanti 2-0

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di Emanuele Granelli 

621px-LaMarcus_AldridgeNella Western Conference il fattore campo conta fino a un certo punto: 5 delle 8 partite fin qui disputate sono state vinte dalla squadra che giocava in trasferta.  Gli Spurs crollano contro Dallas, Memphis la spunta all’overtime in Oklahoma. Houston, abbiamo un problema: LaMarcus Aldridge.. Riscatto Clippers, +40 sui Warriors.

SAN ANTONIO SPURS (#1) – DALLAS MAVERICKS (#8) 92-113 (GARA-2) (1-1)

“Turnovers”. Un anno fa,  Gregg Popovich rispose così a due domande della bordocampista Doris Burke riguardanti i problemi degli Spurs durante il primo quarto contro Memphis, nelle Conference Finals 2013. L’allenatore di San Antonio, premiato proprio prima di gara-2 come Coach of the Year (terzo riconoscimento per Pop, raggiunti Pat Riley e Don Nelson), avrebbe spiegato in questo modo, con la stessa proverbiale sinteticità, la sconfitta contro i Mavs. Ben 24 palle perse alla fine per i nero-argento, addirittura 15 nel solo primo tempo (massimo stagionale). Dallas ha sfruttato alla perfezione le tante occasioni in contropiede senza difesa schierata (33 punti) e nel secondo tempo ha gestito il vantaggio accumulato, grazie ai canestri di Nowitzki e Marion. Solo Ginobili (27 punti) ha provato a tenere a galla i suoi, ma sia la coppia Parker-Duncan che la panchina (seconda gara sottotono di Mills e Belinelli, bisogna cominciare a preoccuparsi) non hanno girato al ritmo dell’argentino. Sabato gara 3 a Dallas: c’è aria di “pivotal game”! La Statistica: causa palle perse, gli Spurs hanno tirato solo 64 volte. I Mavericks 92.

OKLAHOMA CITY THUNDER (#2) – MEMPHIS GRIZZLIES (#7) 105-111 (OT) (GARA-2) (1-1)

La cronaca di gara-2 tra Thunder e Grizzlies dovrebbe soffermarsi semplicemente sul capolavoro di Durant a 13’’ dalla fine: un gioco da 4 punti impossibile, da una posizione impossibile, con una coordinazione impossibile. Senza il minimo dubbio Play of the Year. Ma la sublime giocata di KD non è servita ad OKC per battere Memphis, ora 1-1 nella serie. Rispetto al primo round, i Grizzlies hanno concesso meno punti in contropiede e mantenuto un ritmo meno elevato e più adatto alle loro caratteristiche. “Abbiamo giocato molto più lentamente, cercando di controllare il tempo della partita”  ha detto coach Joerger a fine gara. Un’altra chiave di lettura la dà Courtney Lee che, con i suoi due tiri liberi nel supplementare, ha chiuso definitivamente i giochi: “Più Westbrook tira, meglio è per noi”. Ed effettivamente, numeri alla mano, in gara-1 il play di OKC ha tirato 19 volte, in gara-2 28. Nell’overtime, causato dal canestro alla sirena di Perkins, Zach Randolph ha segnato 8 dei suoi 25 punti totali, dimostrandosi per l’ennesima un “clutch-player” di assoluta affidabilità. Stanotte molto attesa gara-3 in Tennessee. La Statistica: considerando le ultime due stagioni, Memphis ha un record di 64-8 quando segna almeno 100 punti.

LOS ANGELES CLIPPERS (#3) – GOLDEN STATE WARRIORS (#6) 138-98 (GARA-2) (1-1)

Dopo la cocente delusione in gara-1, i Clippers sfogano tutta la loro rabbia nella seconda partita della serie, annichilendo i Warriors con un pesantissimo 138-98 finale. L’uomo del riscatto è Blake Griffin, autore di 35 punti, 6 rimbalzi e in generale di una prestazione dominante contro la non attrezzata difesa sotto canestro di Golden State. Doc Rivers ha attuato aggiustamenti difensivi che si sono rivelati vincenti: ha lasciato più raggio d’azione a Curry, limitando però gli altri elementi del quintetto Warriors, su tutti Thompson (solo 7 punti per lui, tutti nel primo quarto) che aveva creato non pochi problemi nel primo confronto. Il canestro di Crawford a fine secondo quarto è la fotografia perfetta della gara: con l’ultimo tiro a disposizione, Harrison Barnes non solo perde il pallone ma concede il tempo alla guardia dei Clippers di segnare a fil di sirena il +26. Il bello per i losangelini arriva adesso, con la sfida che si sposta ad Oakland, nell’infuocata Oracle Arena. Sulla carta i Clippers sono superiori, ma Curry ancora deve entrare nella serie… La Statistica: in una sola partita, i Clippers hanno realizzato due record di franchigia, il maggior numero di punti segnati in una partita di playoff (138) e il più largo margine di vittoria (40) in post-season.

HOUSTON ROCKETS (#4) – PORTLAND TRAIL BLAZERS (#5) 105-112 (GARA-2)  (0-2)

Se dovessimo nominare oggi l’MVP dei playoffs Nba 2014, non avremmo dubbi: LaMarcus Aldridge. Dopo i 46 punti in gara-1, l’All Star dei Blazers si ripete nel secondo atto nella serie, segnandone a referto 43. Inspiegabile rimane, tuttavia, la scelta del coach dei Rockets McHale che, per due partite di fila, non ha apportato alcun raddoppio sul lungo macina-punti di Portland, mantenendo una difesa uno-contro-uno (con Howard o Asik) rivelatasi suicida. Houston parte fortissimo con un Dwight Howard in palla: 13 punti nei primi 4’30’’ col 100% dal campo (6-6), con Robin Lopez che fa da sparring partner. Pian piano l’ex centro dei Magic si spegne, e la coppia Harden-Parsons non prende il suo posto (32% dal campo). Aldridge, dal canto suo, comincia a carburare e nel terzo quarto disintegra a suon di jumper la difesa Rockets con 16 punti. Anche Lillard, con 14 punti e 7 assist nella ripresa, e Dorell Wright, con 10 punti tra terzo e ultimo periodo, permettono ai Blazers di prendere l’allungo decisivo. Houston tenta la disperata rimonta con la tripla di Harden a 30’’ dalla fine per il -3, ma sul fallo sistematico Lillard e Mo Williams sono perfetti. Sotto 0-2 e bruciato totalmente il fattore campo, i Rockets sono a un passo dal fallimento: le gare 3 e 4 al Rose Garden daranno il responso definitivo. La Statistica: nelle prime due gare di playoff, i Rockets hanno tirato con un modesto 21,6% da tre. In stagione regolare hanno tirato col 35,8%.

Foto: Wikimedia Commonse

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