Renzi, Sanremo, i prati e la scuola “dignitosa”

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di Emiliana De Santis

Nei suoi primi 70 sintetici minuti di discorso programmatico, il neo premier ha pronunciato la parola scuola ben 13 volte di fronte a una platea di giovanissimi e interessatissimi senatori, mediamente nonni, altri quasi bis-nonni. Se influenzato dalla gentil consorte, per anni in bilico tra una cattedra e l’altra, o genuinamente convinto che la formazione sia il volano della crescita, il buon Matteo si proclama paladino delle scuole cadenti e dei bistrattati insegnanti, sperando di raccogliere il voto di categoria semmai per una qualche strana disgrazia l’Italia dovesse prima o poi tornare alle urne.

E dire che il ministro lo ha scelto con criterio, non curante del manuale Cencelli per la spartizione delle poltrone. Per quello aveva i sottosegretariati. La signora Giannini, glottologa ed ex Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, è un tecnico, una che sa il fatto suo.  Di origine lucchese, toscana quanto basta per non lasciarsi intimidire, ha aggiornato i record di Viale Trastevere: un sit-in ancor prima del suo ufficiale insediamento. Niente remore, niente piagnistei, la signora va avanti con grinta e charme, convinta assertrice del merito, poco avvezza alla tecnologia e non particolarmente in linea con i piani del suo predecessore, Maria Chiara Carrozza.

Il tandem Renzi – Giannini sembra funzionare, sebbene ci si debba venire incontro su alcuni punti. Pare infatti che i due siano d’accordo sulla razionalizzazione dei corsi di laurea,  sull’accorpamento delle sedi e la semplificazione della babele AVA, ANVUR, SUA, ramificate in un sottobosco di comitati e commissioni che nemmeno vale più la pena di contare. Tuttavia il premier, come tutto il Pd, punta alla stabilizzazione dei 185 mila precari, alcuni più vicini alla pensione che alla cattedra, creati dalle lunghissime liste d’attesa e dai troppo frequenti stravolgimenti di rotta nei meccanismi di reclutamento. Il ministro vorrebbe invece rivedere il concorsone, moltiplicatore infinitesimale di ricorsi e ingiustizie e pensa a un nuovo corso di laurea – per coerenza con la riduzione degli altri – creato ad hoc per svolgere la professione. Una professione che la Giannini intende valorizzare in base alle capacità e alla buona volontà – posto che si riesca a chiarire come questi requisiti verranno valutati e a superare le resistenze di categoria. Il premier asserisce e parla di “dignità”. È probabile che abbia visto la fiction sul Maestro Manzi, incuriosito dalla presentazione di Claudio Santamaria al Festival di Sanremo, passata alla storia più per l’eccentrica sartoria che per il pathos della recitazione. Via quindi gli scatti di anzianità e largo ai premi economici a quanti dimostreranno dedizione e impegno. Come nel libro Cuore. I sindacati già protestano ma il governo pare non curarsene molto. Con una tale maggioranza alle primarie democratiche, l’esecutivo della Provvidenza sa certamente come farsi rispettare. Pazienza per gli altri 58 milioni di italiani.

“Le scuole dovranno diventare piccole università” dichiara il neo ministro e subito il presidente del consiglio gli fa eco, affermando che gli istituti dovranno essere in grado di muoversi con agilità e responsabilità, come gli elefanti della Fantasia disneyana, reclutando in autonomia docenti e personale amministrativo. Ma come fare con questa penuria di risorse? Difficile trovarle in un Paese che spende poco più di 50 miliardi in istruzione e 275 in pensioni. Matteo sorvola. La crisi non deve colpire la scuola. Infatti non la colpirà perché la scuola è stata già abbattuta, rasa dal suolo da riforme sbagliate, da risorse sprecate e da un irrazionale prelievo di cassa operato durante il governo Monti e quindi dallo stesso partito di cui il ministro è segretario.

È notizia di venerdì la proroga del bando per l’assegnazione dei fondi per l’intervento sull’edilizia scolastica che sarebbe scaduto il 28 febbraio con un ritorno al mittente di tre quarti dei soldi, già destinati alle amministrazioni territoriali ma mai assegnati per la solita mancanza di buona volontà. Per fortuna che Matteo c’è. Il premier ha inoltre promesso alcuni miliardi di euro – non si sa quanti ma è meglio non dirlo onde evitare di suscitare false illusioni poi prontamente smentite dalle prove tv – per un piano straordinario di edilizia scolastica che dal 15 giugno al 15 settembre vedrà spuntare come viole in un prato grandi cantieri li dove c’erano solo vecchi assembramenti di mattoni a elevatissimo rischio sismico. Al comune di Milano sono così entusiasti dell’idea che hanno preferito far da soli, stipulando un accordo con FederlegnoArredo per la costruzione di 4 edifici a basso impatto ambientale, minor costo ed elevata resistenza tellurica.

Perché ormai della politica non si fida più nessuno. Forse nemmeno Renzi.

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