Ucraina, Putin non indietreggia neanche questa volta

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di Azzurra Petrungaro

Aeroporto militare di Gvardiiski, Crimea. Nelle ultime ore sono atterrati 13 aerei militari russi. Il rappresentante permanente del presidente ucraino in Crimea, Serghiei Kunitsin, ne svela il carico: 2000 soldati inviati da Mosca. La tensione nell’area continua a salire dopo l’arrivo di blindati russi e reparti militari, dislocati ufficialmente per proteggere la base navale della flotta del Mar Nero e dopo la comparsa di vere e proprie milizie di difesa della popolazione russofona, verosimilmente fomentate e sostenute da Mosca. A inasprire l’atmosfera l’apparizione dell’ex capo di Stato Yanukovich: in una conferenza stampa tenutasi a Rostov sul Don, in Russia, bolla come neofascisti gli attuali rappresentanti del potere rivoluzionario ucraino e attribuisce all’Occidente la responsabilità dei morti di piazza e della crisi stessa del Paese, dimenticando forse e per fare solo un esempio, che lo scorso 16 gennaio, ancora alla guida dell’esecutivo di Kiev, adotta le leggi liberticide, imponendo severe restrizioni per i raduni e serie ripercussioni per chi prende parte a cortei non autorizzati, dando il via a una nuova ondata di proteste che vengono soffocate con feroce violenza. Ma ora l’attenzione del presidente ad interim Oleksander Turchinov, quella dei maggiori leader mondiali e dell’opinione pubblica globale, è puntata sulla Crimea e sui delicati movimenti militari che la vedono protagonista in queste ore, è il gancio russo che tiene ancorata a Mosca l’intera Ucraina e Putin non mollerà la presa così facilmente.

Perché l’Ucraina è così importante per la Russia? Risorse minerarie: ferro, carbone, petrolio. Riserve di gas naturale pari a 1.100 miliardi di metri cubi. 40 mila chilometri di gasdotti che collegano la Russia al Kazakistan, l’Azerbaigian, il Turkmenistan e l’Uzbekistan, connettendola all’area del Mar Caspio. Via principale per il transito verso l’Occidente del gas russo. La sua posizione geografica, che ne definisce l’assoluta importanza geopolitica per gli interessi di Mosca e per la sua sicurezza. Il confine naturale tra Ucraina e Russia è definito da una zona pianeggiante che renderebbe immediato qualsiasi tentativo di aggressione militare via terra, basti pensare che Mosca si trova a meno di 500 chilometri dal confine ucraino. L’Ucraina inoltre rappresenta l’assicurazione per la presenza di Mosca nel Mar Nero, l’influenza russa sui porti ucraini di Odessa e Sebastopoli, ha anche maggiore rilevanza che il possedimento stesso del porto di Novorossiysk. Il Mar Nero è un’area di fondamentale importanza, che avvicina il colosso russo alla zona del Mediterraneo. Agli occhi di Putin quindi, l’egemonia russa sull’Ucraina non può essere messa in discussione, il trattato firmato nel 2010 con Yanukovich, che assicurava all’Ucraina una riduzione del 30 per cento sui costi di mercato del gas russo, in cambio del passaggio attraverso i suoi territori, va letto esattamente attraverso questa prospettiva. La voce grossa di Mosca in relazione alla crisi ucraina è connessa a questi interessi e al disegno del suo capo di Stato, che ormai chiaramente, mira a ricompattare il sogno di una Grande Madre Russia.

Una nuova guerra fredda? È la Russia di Putin a rivendicare la propensione verso il raggiungimento del ruolo di Grande Potenza euroasiatica, estendendo la sua area di influenza e egemonia dall’Africa settentrionale al Medio Oriente, dal Caucaso all’Asia centrale. Dall’altra parte l’Occidente, l’Europa e gli Stati Uniti, con Obama che ha lottato per attirare l’Ucraina verso la sfera dell’Ovest. Delicati equilibri geopolitici, scontri silenziosi, occupazioni militari, tensioni internazionali. Tutto sembra protendere verso una nuova dimensione dualista, che vede nuovamente la Russia contrapporsi al blocco occidentale. Dopo l’effettiva fine della Guerra Fredda la Russia non ha smesso di creare tensioni con la comunità internazionale, assumendo sempre più spesso posizioni contrarie a quelle della maggioranza degli attori politici della scena internazionale, a partire dalla guerra in Iraq del 2003, guidata da Usa e Regno Unito e sostenuta da numerosi alleati, tra i quali anche l’Italia. In quell’occasione Mosca ha osteggiato con forza l’intervento militare. Qualche anno più tardi la Russia si scaglia con forza contro il progetto statunitense di creare basi militari in Bulgaria e Romania e la proposta di installare basi di difesa missilistica in Polonia e Repubblica Ceca. Nel 2007 vengono ripristinati in Russia, voli strategici permanenti di aerei militari, su Europa, Pacifico e Atlantico, per la prima volta dopo il crollo dell’URSS. L’anno successivo la tensione aumenta a causa della guerra che infiamma l’Ossezia del Sud. Lo scontro più recente riguarda la concessione russa di asilo politico a Edward Snowden, l’informatico che ha svelato al pubblico mondiale i programmi di sorveglianza dell’intelligence degli Stati Uniti. L’Ucraina è solo l’ultimo pomo della discordia, il destino della Crimea in queste ore tiene in sospeso anche l’intero equilibrio tra Russia e comunità internazionale.

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