Rugby Championship. La Nuova Zelanda a un passo dal titolo ma il Sudafrica spera ancora

Sta giungendo alla conclusione la 18esima edizione del Rugby Championship: l’ex “tri nations”, che dal 2012 si è allargato a quattro con l’ingresso dell’Argentina. La classifica dopo l’ultimo turno parla chiara: la Nuova Zelanda ha almeno una mano sul trofeo, per buona pace del Sudafrica inseguitore. I neozelandesi sono infatti primi a quota 23 punti, i sudafricani inseguono a 18, decisamente staccate l’Australia a 4 e la povera Argentina a quota 2.

Sabato e domenica è andato quindi in scena il penultimo atto: i campioni in carica della Nuova Zelanda hanno battuto l’Argentina per 15 a 33. L’inizio per i campioni era stato ricco di difficoltà, merito del solito grande cuore degli argentini, che erano passati in vantaggio grazie a Sanchez. I Pumas erano rimasti poi in partita nonostante la meta di Savea. Dopo il calcio, sempre di Sanchez, l’Argentina tornava davanti per 12 a 11. Lo svantaggio svegliava però gli ospiti, che da quel momento mettevano il turbo e nella ripresa volavano grazie alle mete di Cane e Smith che portavano anche al bonus. Alla fine il 15 a 33 dà 5 punti e quasi il titolo ai Kiwi.

Il Sudafrica, l’unica che può sperare, di infastidire i Tuttineri ha regolato in casa l’Australia. I padroni di casa ipotecavano la partita dopo soli 15’ di gioco. Merito delle mete di Strauss e di Kirchner. Nonostante le occasioni, dovute dalla superiorità numerica, gli australiani non riuscivano a portare pericoli seri al Sudafrica, che anzi con Willie Le Roux siglavano nella ripresa la terza e ultima meta della partita. Il rammarico nel 28 a 8 finale è quello di non aver fatto scattare il bonus, che tiene quindi lontana 5 punti la prima della classe.

Prossimo e ultimo turno – Nel prossimo week end andrà quindi in scena l’ultimo atto, e il caso vuole che il Sudafrica per cercare di riscrivere la storia incontrerà proprio la Nuova Zelanda a Johannesburg, mentre invece di consolazione l’ultima sfida tra i Pumas e l’Australia.

di Cristiano Checchi 

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