Auguri a Francesco Totti, l’ultima bandiera

Totti, Roma Verona, foto di Cristiano Checchi

Il 27 settembre a Roma non è un giorno come tutti gli altri. Il 27 settembre nella capitale è un altro Natale. A Roma, e non solo, si festeggia il compleanno di Francesco Totti (è ovvio che si tratta di una ricorrenza sentita solo da una parte della città).

E ce ne sono di motivazioni per il popolo giallorosso di festeggiare il capitano. Totti incarna l’ultima bandiera, l’ultima stella di un calcio di altri tempi, morto e sepolto sotto trasferimenti multimilionari. L’ultimo esempio di una carriera nata, cresciuta e finita con una sola maglia addosso (che forse potrà essere emulata solo da Daniele De Rossi, sempre tra le mura di Trigoria), fatta eccezione per quella della nazionale. L’ultimo è stato Maldini e non lo sono Del Piero e Zanetti.

Totti oggi compie 37 anni, e in una settimana ha ricevuto ben due regali: il rinnovo di contratto e il primato in classifica. Il primo è indicativo della valenza di Francesco Totti, anche in questa nuova Roma, il secondo, probabilmente non durerà fino a maggio, ma serve al Capitano e ai suoi uomini per riacquistare quella serenità persa ormai da qualche tempo. Le gioie in 20 anni di Roma sono state tante, non sono mancate le delusioni scottanti, le ferite, che in alcuni casi, come il 26 maggio, difficilmente si rimarginano.

Racchiudere Francesco Totti ripercorrendo vittorie, sconfitte o i suoi numeri è però limitativo, e per farlo ci sono sempre gli almanacchi. Francesco Totti è un fenomeno che si colloca nella storia del calcio per il suo essere completo tecnicamente, per la sua capacità di essere stato il prototipo del calciatore moderno, capace di unire la classe del 10 con la prolificità del 9, per il suo essere stato simbolo e rappresentante di un intero popolo e per essere stato in grado di arrivare alla soglia dei 37 anni, con un contratto firmato che lo porterà verso i 40, in un calcio, specie quello italiano, più dedito ai muscoli che alla classe e alla tecnica.

Della sua importanza e del suo valore se ne sono accorti anche gli ultimi arrivati nel mondo della Roma. Allo sbarco degli americani, Totti sembrava dover essere il primo a poter essere messo in disparte, forse considerato troppo verace quel ragazzo che ammetteva tranquillamente davanti alle telecamere di “non parlare l’inglese”, troppo legato al recente passato per essere il rappresentate della nuova era. La pigrizia di cui parlava Baldini e il cambio-suicidio con Okaka contro lo Slovan, sono stati però gli unici due smacchi subìti dal Capitano. Il nuovo corso dirigenziale ci ha messo pochissimo a capire la realtà dei fatti, ci ha messo poco a capire quanto conta Francesco Totti per la Roma e quanto conta la Roma per Totti.

Un leader silenzioso, ma un faro per i compagni in mezzo al campo, una guida da seguire lì dove più serve: questo è stato Totti in 21 anni di Roma. E anche nei due anni più disgraziati per il Club, il capitano di mille battaglie è finito tra i migliori. Analisi che hanno portato al rinnovo che tutti aspettavano e pretendevano. Perché poi, in realtà, non c’è solo il campo a parlare di Francesco Totti. C’è la gente, ci sono i tifosi, che l’hanno visto crescere, vincere, esultare e gioire ma anche cadere, sbagliare, infortunarsi e rialzarsi. Un popolo che ha sofferto con lui, come quando soffre un nipote che si è visto crescere o un fratello con il quale si è cresciuti insieme. L’hanno però sempre visto in piedi, mai abbattuto, mai in balìa degli eventi, anche nei periodi più tormentati. Sempre pronto, con la sua semplicità e ironia, a ricordare a tutti che vanto è essere romano e romanista.

I più giovani non la conoscono neanche una Roma senza Totti. Non riescono a immaginarla, probabilmente neanche vogliono. Quelli che hanno vissuto altri anni, e altri campioni, sanno meglio che tutto andrà avanti, perché la maglia alla fine è l’unica cosa che resta. Il tutto però con la consapevolezza che una volta che la Storia ha fatto il suo corso il domani non sarà più lo stesso, magari migliore o magari peggiore, ma comunque diverso.

di Cristiano Checchi 

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