La mafia nei comuni. Quali partiti governavano paesi e città sciolti per infiltrazioni

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di Vincenzo Arena

LegAutonomie Calabria pubblica dal maggio 2011 e aggiorna costantemente sul proprio sito internet la banca dati sui comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Un archivio che raccoglie “il Decreto del Presidente della Repubblica con le motivazioni dello scioglimento, l’eventuale proroga e, dove possibile, la sentenza del Tar o del Consiglio di Stato sul ricorso” presentato dalle amministrazioni sciolte.

La banca dati rappresenta uno strumento importante a disposizione anche degli operatori dell’informazione per analizzare in modo organico la penetrazione territoriale delle mafie, la loro infiltrazione nel sistema dei partiti che si candidano a governare le nostre città piccole, medie e grandi.

Già ad inizio 2012, LegAutonomie Calabria aveva pubblicato una prima elaborazione statistica dei dati raccolti nel rapporto “La banca dati dei comuni sciolti per infiltrazioni mafiose – Il colore delle amministrazioni disciolte”, a cura di Claudio Cavaliere. In quel rapporto LegAutonomie spiegava il senso profondo di quest’attività di collazione e analisi con la volontà di colmare la “carenza informativa su uno degli aspetti più sintomatici della pervasività della criminalità organizzata nel tessuto istituzionale italiano” e con l’intenzione di offrire “un ulteriore elemento permanente di valutazione soprattutto indirizzato alle forze politiche che cercano oggi in Italia una nuova stagione di rinnovamento”. Questo primo rapporto analizzava in modo asciutto e lucido la penetrazione delle mafie nei diversi schieramenti politici che si trovavano a governare comuni, poi sciolti per mafia, prima della legge sulle elezione diretta dei sindaci (la legge n. 81 del 1993) e dopo l’entrata in vigore della stessa.

Il 1993 rappresenta anche una data di discrimine per il cambiamento epocale del panorama partitico post-tangentopoli: l’avvento del bipolarismo, la sopravvivenza di sacche di centrismo, l’affermarsi di nuovi movimenti e partiti come Forza Italia, Lega Nord, Alleanza Nazionale e Pds.

In questo pezzo analizzeremo solo i dati relativi alle amministrazioni sciolte dal 1993 al marzo 2013 partendo dal primo rapporto, appena citato, di LegAutonomie Calabria, passando per il recentissimo aggiornamento della banca dati sui comuni sciolti e approdando ad una serie di riflessioni anche alla luce degli ultimissimi casi di amministrazioni sciolte per mafia.

Il Rapporto di LegAutonomie Calabria – Nota metodologica
Il rapporto del febbraio 2012 e anche le aggregazioni statistiche successive partivano dall’adozione di questa nota metodologica nella classificazione del colore delle amministrazioni sciolte. La distinzione del colore politico segue la seguente classificazione:

  • Monocolore= solo DC/ CCD/ PPI;
  • Centro sinistra storico= come sopra;
  • Centro destra= Popolo della Libertà; coalizioni comprendenti in varie composizioni i seguenti partiti: FI, CCD, UDC, UDEUR, CDU, AN, NUOVO PSI, PDC, DE GREGORIO, ITALIA DI MEZZO, DC AUTONOMIE, LEGA NORD;
  • Liste civiche centro destra
  • Centro sinistra= Partito Democratico, L’ULIVO; UNIONE DEMOCRATICA; coalizioni comprendenti in varie composizioni i seguenti partiti: PDS/DS, PPI/MARGHERITA, VERDI, COMUNISTI, IDV;
  • Liste civiche centro sinistra
  • Liste civiche= solo liste civiche;
  • Sinistra= PSI monocolore oppure SINISTRA;
  • Sinistra-Destra= PDS più AN

Il dato aggregato su scala nazionale
Il dato aggregato nazionale a febbraio 2012 dava il seguente risultato: “il 31% (delle amministrazioni sciolte) è risultata di centro destra e la stessa percentuale è riferita a liste civiche. Il centro sinistra ha governato il 21% delle amministrazioni mentre il centro monocolore il 13%. Rapportando il dato al numero della popolazione amministrata (poco oltre 1,5 milioni di cittadini), il risultato è che centro sinistra e centro destra coincidono con il 38% della popolazione, mentre le liste civiche sono al 13% a conferma che tali liste guidano i comuni demograficamente più piccoli”. In base all’ultimo aggiornamento, datato giugno 2013, il 32% dei comuni sciolti era governato dal centrodestra, le amministrazioni in mano a liste civiche sono salite al 33% e la percentuale dei comuni sciolti governati dal centro sinistra è scesa al 20%. Lievi scostamenti, poco significativi, si hanno nel numero della popolazione amministrata, a giugno 2013.

Il dato aggregato in Campania
A febbraio 2012 in Campania su 40 casi “è il centro sinistra ad aver governato quasi un terzo dei comuni disciolti mentre il 25% il centro destra e il 20% le liste civiche”. Dopo un anno e mezzo il centro destra recupera e supera il centro sinistra: il 34% dei comuni sciolti a giugno 2013 è a guida centro destra, il 26% a guida centro sinistra. Da evidenziare, però come in Campania – a differenza di Calabria e Sicilia – ci sia anche un 4% di comuni sciolti guidati da giunte di sinistra, senza il centro.

Il dato aggregato in Sicilia
In Sicilia i comuni sciolti a giugno 2013 sono per il 38% a guida di liste civiche (nessuna variazioni rispetto al 2012). Quattro punti percentuali in meno per il centro destra che passa dal 31% del 2012 al 27% del 2013 e cinque punti percentuali in più per il centro sinistra che balza dal 14 al 19.

Il dato aggregato in Calabria
In Calabria trionfano, più che in Sicilia, le liste civiche: dal 40% dei comuni sciolti nel 2012 si passa al 46%. Il centro destra scende dal 32% al 28% e il centro sinistra si attesta al 16% nel 2013 (stesso dato di inizio 2012).

Le mafie al centro e al Nord
Dato quantitativamente non rilevante, ma qualitativamente dirompente è la penetrazione al centro e al nord negli ultimi anni di ‘ndrangheta e camorra. La mappa di LegaAutonomie e quella di SkyTg24  mostra bene il dilagare delle mafie poco oltre e poco prima della “linea gotica”. Bordighera e Ventimiglia sciolti in Liguria; Bardonecchia, Leinì e Rivarolo Canavese sciolti in Piemonte. “La palma va al Nord” e attecchisce. E attecchisce anche al centro. Il caso delle infiltrazioni camorristiche nel mercato ortofrutticolo di Fondi è il più noto, anche se il comune non è stato formalmente sciolto e l’amministrazione è caduta per le dimissioni dei consiglieri.

In conclusione. Alcune riflessioni
Le percentuali esposte possono apparire cifre aride e senza significato. Occorre per questo interpretare i dati e darne qualche stringata interpretazione:

  • La percentuale dei comuni disciolti a guida di liste civiche è molto alta sia nel dato aggregato nazionale sia nel dato aggregato regionale perchè sono tanti i piccolissimi centri sotto i 5mila e a volte sotto i mille abitanti in mano alle cosche e alle ‘ndrine. In particolare la Calabria, con i suoi territori impervi e chiusi come budelli, è culla (più che terra di conquista) di una miriade di amministrazioni influenzate dai “malacarne”. Il caso di Marina di Gioiosa Ionica è inquietante: il sindaco e alcuni componenti della giunta pare fossero affiliati delle cosche (vedi: Gazzetta del Sud). La mafia si fa politica per farsi Stato in queste terre dimenticate.
  • Le contiguità con le mafie, emergenti in diversi procedimenti, di esponenti nazionali di spicco del centro destra trovano conferma nelle alte percentuali dei dati territoriali. Il Pdl o liste civiche di area berlusconiana guidavano non meno del 25% dei comuni disciolti nelle tre regioni citate. E i 4 comuni sciolti al nord erano in quota centro destra. La destra legalitaria, tutta legge ordine e questione morale è solo un vecchio baluginare di almirantiana memoria.
  • E’ caduta la pregiudizale anti-comunista della mafia, diceva Camilleri parlando del nuovo corso di Provenzano. Dopo la cattura di Riina, l’immersione è divenatata la regola ed in Sicilia la mafia si è infiltrata anche in comuni di centro sinistra. In Campania fino a un anno e mezzo fa le giunte di centro sinistra sciolte per infiltrazione superavano quelle di centro destra e, solo negli ultimi mesi, in questa triste competizione, c’è stato il sorpasso pdiellino. E comunque il dato demografico a livello nazionale sul numero della popolazione governata (pari e patta fra destra e sinistra) è altrettanto esemplare. L’antimafia delle buone intenzioni, delle dichiarazioni di “lotta senza quartiere” si scontra con la dura realtà delle cose: anche a sinistra le mafie fanno breccia. Come accade in provincia di Reggio Calabria: a Melito Porto Salvo, riferisce il Fatto quotidiano citando i procuratori antimafia, un sindaco del Parito Democratico sembrava essere “espressione della cosca Iamonte e l’azione amministrativa che egli, neo sindaco del comune di Melito di Porto Salvo, conduce è risultata essere improntata al clientelismo e tesa a tutelare gli interessi del sodalizio mafioso”
  • Il centrismo “disciolto”. Gli schieramenti esclusivamente di colore democristiano o post democristiano conservano, in tutte e tre le principali regioni meridionali ad influenza mafiosa, una notevole presenza a guida dei comuni disciolti: si va dal 6% dei comuni a guida “bianca” in Calabria, al 12% in Campania al 16 in Sicilia. Con un calo di 2-3 punti percentuali in ogni regione citata, rispetto al 2012; calo dovuto forse anche alla flessione nazionale di consensi dei partiti di centro nell’ultimo anno e mezzo.

Proveremo nelle prossime settimane ad approfondire ulteriormente questi dati, scandagliandoli a fondo e provando a ricomporre i pezzi di un mosaico complesso e difficile da decifrare. Per consentirvi di percepire la complessità del fenomeno di cui stiamo parlando e del lavoro di analisi e studio che andrebbe avviato e perseguito, vi invitiamo a scaricare ed esplorare a questo link il prospetto completo dei comuni sciolti per mafia dal 1991 ad oggi.

Al momento, aver rilanciato la meritoria attività di LegAutonomie come solo pochi altri organi di informazione hanno fatto, ci sembra comunque un buon punto di partenza. Continueremo ad informarvi per resistere… a Mafiopoli!

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