Biodiversità: WWF e LIPU chiedono l’avvio di una procedura d’infrazione contro l’Italia

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di Tiziano Aceti

Attraverso un’ istanza comune indirizzata alla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea il WWF Italia e il LIPU – BirdLife Italia (Lega Italiana Protezioni Uccelli) chiedono che sia dato avvio ad una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia riguardo – si legge nella nota – “l’assalto indiscriminato ai beni naturalistici tutelati formalmente da norme comunitarie che, di fatto, non vengono adeguatamente applicate dalle Regioni italiane”.

L’ azione delle due associazioni ambientaliste mira a far garantire il rispetto della direttiva comunitaria Habitat, tutelando adeguatamente la rete Natura 2000 italiana.

Ma cosa prevede la direttiva comunitaria Habitat? La direttiva 92/43/CEE (appunto direttiva Habitat) pone come suo focus la conservazione degli habitat, della flora e della fauna e la salvaguardia delle biodiversità negli Stati membri dell’Unione europea. Tra l’altro la direttiva Habitat prevede la rete Natura 2000, “la più grande rete ecologica del mondo costituita da zone speciali di conservazione” – inoltre – “essa include anche le zone di protezione speciale istituite dalla direttiva «Uccelli» 2009/147/CE”.

Ecco cosa prevede, in sintesi, la direttiva in termini di designazione delle zone speciali di conservazione: in una prima fase ogni Stato membro, tenendo presente i criteri previsti dalla direttiva, stila un elenco di siti; successivamente sulla base di questi elenchi e sull’accordo degli Stati membri la Commissione accoglie un elenco di siti d’importanza comunitaria. Tale elenco è previsto per ognuna delle nove regioni biogeografiche dell’Unione europea. Infine, lo Stato membro entro sei anni dalla selezione di un sito come d’importanza comunitaria segnala il medesimo sito come zona speciale di conservazione.

Inoltre la direttiva prevede che “nelle zone speciali di conservazione, gli Stati membri prendono tutte le misure necessarie per garantire la conservazione degli habitat e per evitarne il degrado nonché significative perturbazioni delle specie. La direttiva prevede la possibilità che la Comunità cofinanzi le misure di conservazione”.

In aggiunta gli Stati membri devono: in primo luogo favorire la gestione degli elementi del paesaggio ritenuti essenziali per la migrazione, la distribuzione e lo scambio genetico delle specie selvatiche; in secondo luogo applicare sistemi di protezione rigorosi per talune specie animali e vegetali minacciate e studiare l’opportunità di reintrodurre tali specie sui rispettivi territori; ed infine proibire l’impiego di metodi non selettivi di prelievo, di cattura e uccisione per talune specie vegetali ed animali.

Riguardo la richiesta d’infrazione il WWF e il LIPU hanno presentato un dossier  con il quale si denunciano le manchevolezze delle amministrazioni italiane in riferimento al tema della biodiversità e sulle violazioni delle normative europee, con l’obiettivo di porre l’attenzione sulla tutela della Natura 2000 che vive in uno stato di deterioramento.

Snocciolando un po’ di numeri le due associazioni ambientaliste osservano come ci sono 2.299 Siti d’interesse comunitario, tra questi ce ne sono 27 designati come Zone speciali di conservazione e 609 Zone di Protezione Speciale. Questi siti sono protetti dalla Direttiva Uccelli e dalla Direttiva Habitat, introdotte – come ricordato in precedenza –  dall’Unione europea per tutelare la biodiversità.

Le associazioni denunciano la carenza, l’assenza o le erronee Valutazioni d’Incidenza (cioè le valutazioni sull’impatto degli interventi sull’habitat). Su questo punto il dossier mostra come “[…] l’Italia, pur avendo ratificato le Direttive 79/409/CE (ora 2009/147/CE) e 92/43/Cee ed emanato apposito Decreto (DPR 357/97) per la loro conservazione, non agisce con rigore e attenzione nella loro corretta applicazione. Il DPR 357/97, modificato successivamente con il DPR 120/2003 (integrato col Decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 17 ottobre 2007), è infatti soggetto […] a interpretazioni da parte di chi redige gli Studi di Incidenza, prima, e le Valutazioni, poi, che non comportano quasi mai la corretta applicazione delle norme comunitarie”.

Se il trend dunque non sembra essere molto confortevole le associazioni attraverso questa azione congiunta chiedono alla direzione generale Ambiente della Commissione europea di contribuire “a far prevalere la tutela dell’ambiente e della biodiversità nei casi in cui questi vengano minacciati da interessi speculativi, per un’opera di effettiva e maggiore tutela della risorsa ambiente”. Alle Regioni italiane si richiede, invece, l’applicazione “rigorosa di ciò che stabilisce, a tutela della biodiversità, il regolamento attuativo per il nostro Paese della direttiva Habitat” mentre “al ministero dell’Ambiente indirizzi severi per la corretta applicazione della valutazione di incidenza”.

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