Corsi on-line. L’Università a portata di click

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di Emiliana De Santis

Si chiamano MOOC, Massive Open Online Courses ed iscriversi è semplice come creare un profilo Facebook. Hanno milioni di utenti in tutto il mondo e presto, come auspicato dal premio nobel Thomas L. Friedman, cambieranno il volto dell’umanità. Ma c’è chi guarda ai corsi universitari telematici con una certa diffidenza, sottolineando soprattutto la valenza del fattore umano che nessun computer potrà mai riprodurre.

Negli Stati Uniti sono un fenomeno diffuso e collaudato: Stanford, Massachussets Institute of Technology e Harvard hanno aperto per prime le loro prestigiosissime porte nella speranza che la fame di sapere potesse poi mettere in moto un circolo di iscrizioni. Vengono dalle fila di Stanford i due computer scientists che hanno dato vita otto mesi fa a Coursera.org, la piattaforma che oggi permette a oltre 2 milioni e mezzo di studenti in tutto il mondo di seguire gratuitamente corsi di ingegneria informatica, introduzione alla matematica e al calcolo degli integrali così come di sociologia e letterature comparate. La qualità dei docenti è altissima, la fruibilità garantita: basta sapere l’inglese ed avere una buona connessione che anche nei paesi meno avanzati sotto il profilo tecnologico, può comunque essere reperita da Starbucks o da Ikea. La classe è sostituita dal forum che, proprio in virtù della semplicità di utilizzo – e dell’imbarazzo spesso superato con la testiera – moltiplica gli spunti di interesse e le possibilità di dialogo oltre che di aiuto. È normale, come accade per ogni social network, che le sotto reti di connessione siano limitate linguisticamente e geograficamente e che sovente tendano a ricostruire l’ambiente culturale dal quale si proviene, ma questo poco conta ai fini del corso: basta seguire con attenzione le lezioni, quando e come si vuole, partecipare alle prove giornaliere e settimanali e, dopo l’esame finale, si ottiene un diploma che molti campus statunitensi si stanno attivando per riconoscere ufficialmente.

La genuinità e bontà del prodotto sta, secondo Friedman, nell’enorme potenziale che si riesce a liberare e che nei calcoli dell’economista ammonta a ben un miliardo di individui, prima esclusi da ogni possibilità di scelta e quindi dal circolo della vita, tra 5 anni istruiti e potenzialmente in grado di trainare lo sviluppo dei rispettivi paesi. Ciò che invece suscita forti resistenze, e non solo nel mondo accademico italiano, attiene sia la mancanza di rapporto personale sia l’incapacità – almeno attuale – di verificare se e come gli esami di fine corso vengono svolti. L’accademia, tra le altre cose, è un luogo di interazione come sicuramente può esserlo anche un forum o una chat, che tuttavia difettano della personalità impressa da ognuno di noi alla relazione con gli altri studenti e tra questi e i professori. È per questo motivo che coloro i quali seguono i corsi sul web tendono molto spesso a creare dei sottoinsiemi di tipo geografico o linguistico e non di rado si riuniscono in gruppi di studio tramite cui ricreano la socialità della classe. Se si potesse inoltre riuscire a verificare con ragionevole certezza come le prove di fine corso vengono svolte e con quale grado di onestà, il meccanismo dei corsi telematici otterrebbe anche maggiore credibilità.

Il sogno di un’istruzione di qualità a prezzi più che ragionevoli, personalizzata sulla base delle proprie esigenze ed orari ma allo stesso tempo disponibile per un numero ragguardevole di individui, si fa strada sempre di più e non solo nella testa di Friedman. Si tratta più che altro della chance per milioni, miliardi di persone, di uscire dalla povertà e guadagnarsi il loro posto nel mondo senza dover ricorrere ad alcun sotterfugio o baratto morale. Un’uguaglianza di sostanza e non più esclusivamente di forma che pure rischia di renderci cittadini globali di microcosmi isolati, istruiti ma incapaci di rivolgerci una sana, banale, accorata forse anche stupida eppure cara parola.

 

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