Padova e Giotto: valorizzazione da imitare

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di Eloisa De Felice

Padova – 1300: in solo due anni, nel cuore della città, Giotto  tramite la tecnica dell’affresco, dipinge un capolavoro unico: La Cappella degli Scrovegni. 2013: prenotare e un minimo di pazienza ripagano a pieno il cuore e l’animo del visitatore, riempiendolo di una immensa estatica gioia, quella che solo l’arte sa regalare.

Intitolata a Santa Maria della Carità, la cappella fu fatta costruire e dipingere da Enrico Scrovegni, ricchissimo banchiere, a beneficio della sua famiglia e dell’intera città. Poco importa il visitatore, che anzi non può che ringraziare per ciò che ancora oggi può ammirare, se Reginaldo, padre di Enrico, era un noto usuraio e il figlio volle erigerla sperando di lavare il suo peccato. Persino Dante lo pose nell’inferno, proprio per questo.

Non si pensi all’immensità di una basilica romana, ma a vibranti colori. La complessità del racconto si snoda su tre storie: quella di Anna e Gioacchino, quella di Maria e infine quella di Gesù. La poderosa pennellata, che sembra appena stata tracciata, fa palpitare il cuore. La dovizia dei particolari: delle piante, delle abitazioni, degli scenari. Tutto aiuta il fruitore a catapultarsi in un altro tempo, anzi: in un tempo fuori dal tempo. Perché, mentre si ammira Giotto, questo accade: il tempo non esiste più. Governa il cuore e ciò che coglie tramite gli occhi.

Numerosissimi i turisti stranieri, persino più numerosi degli italiani. Ciò, indubbiamente, dovrebbe spingere ad una seria riflessione: siamo in grado di apprezzare quanto questo nostro incredibile Paese ci regala anche in luoghi estremamente piccoli e meno noti di Padova? Come trasformare tutti i tesori come la Cappella degli Scrovegni in una opportunità per far ripartire l’economia italiana?

Occorre dire che, a Padova, decisamente, sono riusciti nell’intento. La procedura di prenotazione, l’entrata programmata e scaglionata per tutelare il clima interno e gli affreschi, il restauro realizzato, un complesso museale ben tenuto e estremamente fruibile, con un’ala multimediale di spiegazione, guide preparate e multilingua: tutto concorre a trasformare un vano di metratura irrisoria (lunghezza 29,26 m. per 12,80 e 8,48 in altezza) in un posto incredibile. C’è sì la mano di Giotto, ma anche tutto un contorno che funziona, evidentemente. Invece, molti altri nostri luoghi, realizzati da notevoli e meritevoli mani, purtroppo, ancor oggi, non hanno avuto altrettanta fortuna. Quindi, assolutamente, oltre che da visitare, un ottimo esempio da imitare. C’è da affermarlo: “Yes we can!”.

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