Dopo 13 anni Zeman ritrova la “sua” Roma

di Giovanni Fabbri

Oggi la firma – I tifosi giallorossi possono stare tranquilli, anzi non proprio; dalla prossima stagione infatti chiudere il primo tempo con tre gol di vantaggio non sarà sinonimo di altrettanti punti in classifica. Vero è che nel calcio vi sono poche certezze, ma se a sedere sulla panchina è Zdenek Zeman nulla può considerarsi scontato. La firma del nuovo tecnico dovrebbe arrivare nella giornata di oggi, ma le parole di Franco Baldini venerdì a Trigoria e quelle del diretto interessato sabato sera nella sua ultima conferenza stampa da allenatore del Pescara hanno chiuso le porte a qualsiasi colpo di scena. Il tecnico boemo è considerato da tutti uno dei più grandi promotori di calcio spettacolo, da molti un «perdente di successo», le sue squadre sono divertenti e spettacolari è vero, ma il suo calcio viene etichettato come troppo estremo, talvolta fanatico, poco concreto e pragmatico e, di conseguenza, non proprio indicato se si vogliono raggiungere i traguardi più prestigiosi. Questa corrente di pensiero però non ha ancora avuto la controprova. Il neo-tecnico giallorosso infatti non ha mai avuto tra le mani una squadra costruita per vincere, allo stesso livello delle più grandi del campionato italiano.

I precedenti romani – In alcuni casi la rosa a sua disposizione è stata di indiscutibile qualità, la Lazio delle due stagioni tra il ’94 e il ’96 per esempio era una squadra con giocatori di primissimo livello; ma questo non consentì al boemo di vincere il campionato. Con i biancocelesti non si spinse oltre un secondo e un terzo posto. L’avversario dell’epoca era però la Juventus di Marcello Lippi, una squadra più rodata, più abituata ai grandi successi, che molto spesso vinceva tra polemiche arbitrali e quelle riguardanti lo staff medico. Anche la Roma di fine anni ’90 era una squadra con ottime individualità, ma che ancora non aveva le sufficienti risorse per competere ad armi pari con gli squadroni della Serie A di quegli anni, la Juventus di Zidane, il Milan di Berlusconi, l’Inter di Ronaldo, il Parma di Tanzi, e la Lazio di Cragnotti, solo per citarni alcuni. La seconda esperienza romana dunque si concluse con molti sprazzi di bel gioco ma pochi risultati di prestigio.

Nell’estate del 1999 Zeman fu costretto a lasciare il club perchè Franco Sensi fu spinto a sostituirlo con Fabio Capello, «un tecnico più simpatico al palazzo». Queste furono le parole con le quali il presidente romanista motivò l’avvicendamento alla guida tecnica della Roma. Il boemo dunque  dovette farsi da parte e lasciare il grande palcoscenico calcistico a causa di alcune sue dichiarazioni che troppo direttamente colpirono i poteri forti del calcio italiano. Se poteva essere l’allenatore adatto per il calcio dell’epoca, certamente non era la figura più adeguata a guidare una grande squadra in quegli anni, un uomo troppo schietto e sincero.

L’entusiasmo dei tifosi – Nonostante i tanti punti interrogativi riguardanti il suo calcio ed il suo passato, la tifoseria capitolina si è da subito dimostrata favorevole ad un suo ritorno. Zeman non solo è ben voluto dalla maggior parte del tifo romanista ma, cosa ancor più importante, è in grado di suscitare nuovamente, con il suo gioco e il suo modo di essere personaggio, quell’entusiasmo di cui ha bisogno la Roma giallorossa dopo le cocenti delusioni degli ultimi anni. Vincere nel calcio è la cosa che conta di più, ma anche se questo non dovesse accadere siamo sicuri che al tifoso romanista basterebbe ritrovare nella propria squadra quello spirito indomito tipico del suo nuovo allenatore e della “vecchia” Roma di Campo Testaccio.

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