L’Europa di fronte all’esame Turchia

di Eloisa De Felice

«Una terribile domanda sorge spontanea: la Turchia, sinora sonoramente schiaffeggiata da Francia e Germania per la sua richiesta di entrare in Europa, vista la profonda crisi economica attuale, potrebbe, a breve, non desiderare più la via comunitaria?». Così, apertamente, sull’operato dell’asse Parigi-Berlino, Daniele Lazzeri, Presidente del think-tank di geopolitica ed economia Internazionale Il Nodo di Gordio. «Il comportamento di miopia, reiterato, di non farla entrare in Europa è qualcosa che lede l’Europa, tutta, e va solo a vantaggio esclusivo dell’egoismo di alcuni Stati». Rincara Giancarlo Lanna, Presidente Simest.

Si è discusso di geopolitica dell’Europa e del Mar Mediterraneo, nell’esclusiva Sala Palazzo Bologna del Senato della Repubblica. Un pomeriggio di confronto, interscambio di idee e opinioni tra Italia e Turchia. L’incontro, organizzato da ISIAMED, Istituto Italiano per l’Asia e il Mediterraneo, ha visto come tema centrale il ruolo di queste due Nazioni, all’interno del nuovo quadro di collaborazioni, anche istituzionali e industriali, intessuto a beneficio della stabilità di tutta la regione Euroasiatica.

Hakki Akil, Ambasciatore della Turchia in Italia, ha dichiarato: «la Turchia deve e vuole, fortemente, fare da snodo per il Centro Asia, soprattutto, nei rapporti con Egitto, Libia e Tunisia. È ora di gridarlo: non siamo più solo una ex-colonia!». Anche Stefano De Lillo, Presidente dell’Associazione di Amicizia e Cooperazione Italia – Turchia: «L’Europa deve puntare sulla forza della Turchia: come cerniera strategica sul Medio Oriente e come modello di laicità consolidata, a livello statale, che fa da contraltare alla sua stessa democraticità».

Puntare, quindi, alla geopolitica del Mediterraneo tutto, nelle declinazioni che ogni Stato può dare, insieme agli altri, non più solo all’incremento di singoli mercati economici nazionali, oltre a dover necessariamente lavorare per il definitivo superamento dei pregiudizi religiosi, dietro i quali ci si cela: «non è corretto parlare di ‘questo Islam’. Bisognerebbe dire ‘questi Islam’. Fa paura? Solo per ignoranza! Ma perché ci si ostina con studi così ingenui di questa religione? Occorre assolutamente andare oltre!». Ha puntualizzato Padre AlbertoAmbrosio OP, studioso di Islam e Storia della Turchia dell’Università Gregoriana.

Perché, nelle parole di Carlo Marsili, già Ambasciatore d’Italia ad Ankara, si può intravedere una amara verità: «la Turchia non riesce ad entrare in Europa perché molti tra i turchi sono islamici. Ma qual è il problema se, ovunque, in Europa, ne vivono già altrettanti? L’Europa ha uno strabisogno immediato della Turchia molto più grande di quanto non ne abbia la Turchia dell’Europa! Soprattutto oggi!».

Foto: Lapatia on Flickr

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