Concerti, Roma: i Negrita al Palalottomatica dopo la tempesta di neve

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di Barbara Maura

Fino all’ultimo i fan dei Negrita sono rimasti col fiato sospeso a causa delle avverse condizioni atmosferiche, ma l’attesa tappa romana del tour Dannato Vivere c’è stata. Gli organizzatori sono stati costretti a posticipare il concerto dal 4 al 5 febbraio, ma non hanno voluto cancellare definitivamente il live. La scelta è stata messa in discussione da numerosi fan, soprattutto da quelli che abitavano fuori città che hanno perduto il concerto a causa di una viabilità ancora compromessa. Gli altri che sono riusciti a raggiungere il Palalottomatica lo hanno fatto con non poche difficoltà.

Il live – Il concerto si fa, ma si comincia presto per permettere a tutti quelli che hanno preso i mezzi di non perdere l’ultima corsa della metropolitana. L’atmosfera viene scaldata dal cantautore aretino Il Cile ed i suoi testi impegnati e amari, che ci spingono a una inevitabile riflessione sulla società attuale. Dopo di lui, puntualissimi salgono sul palco i Negrita, che senza troppe parole danno subito una bella botta di adrenalina con Cambio, brano famosissimo del loro primo album Negrita (1994). Subito dopo c’è Fuori Controllo, che ci catapulta all’ultimo lavoro Dannato Vivere (2011).

Il punto forte di questo concerto sarà proprio questo suo andamento frenetico, dove niente è scontato o coerente, perché si passa da un album all’altro senza seguire una schema preciso, lasciando chi assiste a bocca aperta. Dopo poco il gruppo accenna le note della delicata Che rumore fa la felicità? (HELLdorado, 2009) e a breve arriva anche L’uomo sogna di volare (2006), il pezzo da cui prende il nome l’album del 2006, nato dall’esperienza del gruppo in Sudamerica, pubblicato anche in Francia, Sudamerica, Spagna e Giappone. Intanto la scelta delle luci e delle videoproiezioni alle spalle del gruppo si sposano egregiamente ad ogni brano.

Dopo Il giorno delle verità e La vita incandescente, arriva l’attesissima In ogni atomo, brano che fa parte di Reset (1999), l’album colonna sonora del film di Aldo, Giovanni e Giacomo Così è la vita, che ottenne il disco di platino con più di 100 mila copie, ma che soprattutto fu il motore propulsore del grandissimo successo mediatico dei Negrita. Intanto Pau, voce del gruppo, dimostra ancora una volta di essere un vero animale da palcoscenico, scatenandosi in movimenti sfrenati, incitando il pubblico e lanciando battutine sferzanti con il suo inconfondibile accento aretino. Ma gli altri del gruppo non sono da meno, soprattutto Drigo e “Mac” alle chitarre e Franky al basso che non si staccano un momento dal parterre.

I Negrita non si accontentano e regalano ai presenti un “restyling” più movimentato di Magnolia (Hei! Negrita, 2003), dove Pau si diverte ad affidare i cori al pubblico. Il concerto sembra chiudersi con Notte Mediterranea, A modo mio e Splendido, ma il gruppo riesce dopo pochissimi istanti sul palco, proponendo un bis che toglie il fiato, dove i fan di vecchia data hanno avuto modo di riassaporare dei brani senza tempo, come Sex, Transalcolico, Ho imparato a sognare e Mama Maé.

Lo show si chiude definitivamente con Gioia infinita, mentre il pubblico è stremato e Pau saluta tutti con un “Gioia è finita!”. E sullo schermo c’è già la prossima tappa: il 7 febbraio al Paraolimpico di Torino.

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