Equo compenso ai giornalisti per salvare l’informazione italiana.

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Di Chiara Baldi.

C’è una linea sottile, in Italia, tra legalità e illegalità. E non è solo una questione di fenomeni mafiosi, no. È una questione molto più semplice, più comune, se vogliamo, ma profondamente sconosciuta. Non è necessario andare fino in Sicilia, Campania, Calabria o al Nord se vogliamo scovare l’illegalità: basta leggere un giornale cartaceo o un semplice sito web e chiederci quanti di quei giornalisti siano equamente retribuiti per il lavoro che svolgono, quanti di loro lavorino in condizioni adeguate e quanti di loro abbiano le tutele necessarie per un lavoro che può essere anche molto pericoloso.

Giovanni Tizian è solo l’ultimo di una lunga serie di giornalisti che rischiano la propria vita: prima di lui ci sono stati i giornalisti calabresi, quelli campani e quelli siciliani. Prima di lui ce ne sono stati tanti, tantissimi, e ormai di loro quasi non si parla più. Eppure loro, così come Giovanni, sono in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, e lo fanno sempre più spesso da precari. Quattro euro al pezzo, tanti complimenti da parte di tutti e poi una scorta che tenti di salvarti la vita. Perchè tu in quella vita devi continuare a starci, anche se poi, forse, gli altri si dimenticheranno di te. Non è il caso di Tizian, che attorno a lui, per fortuna, ha tutto il calore dell’associazione Da Sud. E ci auguriamo che non sia il caso di nessuno di questi giornalisti che coraggiosamente, e nel pieno rispetto dei principi deontologici della professione, svolge così bene il proprio lavoro.

Ma nelle ultime settimane, anche grazie alla triste vicenda di Tizian, l’Italia ha aperto gli occhi su una condizione che da anni insidia la libertà d’informazione: i precari del giornalismo. Che libertà può avere un giornalista che guadagna 4 euro al pezzo? Che criteri di notiziabilità applicherà se deve pensare a guadagnarsi il pane per sé e la sua famiglia? Nessuna libertà e pessimi criteri di notiziabilità. Ecco perché negli ultimi anni l’informazione italiana e la sua libertà sono crollate nelle classifiche mondiali, approdando oggi al 61esimo posto in quella di Reporter Sans Frontiers.

Dobbiamo tutti pretendere di cambiare questo sistema, dobbiamo lottare affinché i nostri giornalisti vengano retribuiti equamente, affinché la nostra informazione non sia più sotto ricatto. Perché il ricatto a cui è esposto il giornalista che lavora per 4 euro al pezzo è lo stesso che obbliga il cittadino a leggere notizie irrilevanti o di scarso interesse. E questo porta, necessariamente, ad un’informazione schiava del potere economico. 

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