Riforma degli ordini professionali: giornalisti sotto assedio

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di Chiara Baldi

Settimane di grandi novità per i giornalisti italiani: dopo l’approvazione della Carta di Firenze (http://www.mediapolitika.com/?p=985), arriva anche quella della manovra finanziaria, che ha ottenuto la fiducia sia alla Camera che al Senato. Già da anni si vociferava su una probabile abolizione dell’Ordine con conseguente liberalizzazione della professione, facendo sì che quindi anche in Italia i giornalisti fossero una categoria di lavoratori “normali” e non una “casta” e allineandoci quindi agli altri paesi europei, gli stessi che oggi ci chiedono un accesso più semplice (attraverso una laurea triennale e un esame di Stato).

TENTATIVO FALLITO – Nel 2008 Beppe Grillo, acerrimo nemico dell’Albo professionale, raccolse le firme per il referendum abrogativo dell’Ordine, ma la Corte di Cassazione giudicò il numero di firme insufficiente e non se ne fece più nulla. Ma in questi anni sono stati tanti, soprattutto aspiranti giornalisti, a sperare in un’abolizione dell’Ordine, o almeno in una riforma. Ciò consentirebbe loro di accedere più facilmente alla professione, consentendo un risparmio in termini di soldi, tempo ed energie.

DOMANDE SCOMODE – Ora, con la manovra approvata ieri in Senato (e già approvata alla Camera), sembra che ciò possa diventare realtà: il documento, diventato legge, prevede infatti non la soppressione dell’Ordine, ma solo quella dell’Albo dei pubblicisti a partire da agosto 2012. A questo punto, sorgono spontanee due domande. La prima è quella che si fanno gli aspiranti giornalisti e riguarda il loro accesso alla professione: se non esiste più lo “scalino” dei pubblicisti, allora si diventa subito professionisti. Ma in quanto tempo? E con quali regole? Sul testo della manovra si legge che si potrà accedere all’esame di Stato per diventare professionisti solo dopo un praticantato di diciotto mesi (all’inizio era stato stabilito che fossero trenta). In linea teorica questo potrebbe anche andare bene, ma a livello pratico decisamente no: il mondo del giornalismo ha molte difficoltà economiche e a ciò si aggiunge la moltitudine di contratti che oggi le aziende possono applicare ai lavoratori e che sono sicuramente precarizzanti. Inoltre, oggi uno degli strumenti più utilizzati nelle redazioni è lo stage che, come previsto dalla legge, non è retribuito. Questo quadro, catastrofico, è di certo esplicativo dell’attuale impossibilità di un giovane, oggi, a vedersi firmare un contratto per diciotto mesi consecutivi in una redazione.

ABRUZZO E LE PROPOSTE – C’è poi una seconda questione che è stata sollevata sia da Franco Abruzzo, già presidente e ora consigliere dell’Odg della Lombardia, che dai vari coordinamenti regionali dei precari del giornlismo, ed è quella relativa a quei giornalisti che sono oggi pubblicisti: che fine faranno? Verranno davvero denunciati per “esercizio abusivo della professione”? Queste sono domande a cui sia la Fnsi che l’Odg e lo stesso Governo Monti dovranno trovare una risposta quanto prima.

Sul suo sito (http://www.francoabruzzo.it/), Franco Abruzzo fa, a tal proposito, due proposte: la prima è che i Consigli regionali dell’Ordine «ammettano all’esame di Stato tutti quei pubblicisti che, 730 in mano, dimostrino di vivere esclusivamente di giornalismo». Questa sembra una proposta molto ragionevole per tutti coloro che effettivamente vivono solo di giornalismo, ma visto l’enorme numero di precari dell’informazione (costretti, a causa di paghe da fame, a vivere anche di altro), quest’opzione sarebbe poco corretta perché, appunto, taglierebbe fuori moltissimi giornalisti.

FORNERO E PRECARI – La seconda risulta invece meno chiara, poiché Abruzzo propone che l’Albo dei pubblicisti rimanga in vita «ma come Albo ad esaurimento». Abruzzo è comunque un’autorità in tema di precariato giornalistico e le sue proposte sono ottimi spunti di riflessione per Odg, Fnsi e anche per il Governo, in particolare per il Ministro del Welfare Elsa Fornero, che martedì aveva apostrofato i giornalisti come «privilegiati». Chi conosce bene il mondo del giornalismo non solo ha provato dispiacere per la “caduta di stile” del Ministro Fornero, ma addirittura sdegno per quell’aggettivo che è risultato beffardo: sono migliaia oggi i giornalisti precari che vivono con due euro al pezzo e l’ultima cosa che pensano è di essere dei “privilegiati”.

Fonte foto:

http://img.ibtimes.com/it/data/images/full/2011/11/25/8069-il-neo-ministro-del-welfare-elsa-fornero.jpg


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