Immigrazione, i dati del XVII Rapporto Ismu

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I NUMERI DELL’IMMIGRAZIONE – Sono quasi 5 milioni e 400 mila gli stranieri, regolari e non, presenti in Italia al 1° gennaio 2011, con un modesto incremento dei nuovi arrivi di appena 70 mila unità rispetto all’anno precedente. Una cifra ben lontana dalla media annua di 430 mila nuovi ingressi registrata negli ultimi 8 anni. Nonostante il boom di sbarchi (quasi 52 mila), emerge una significativa flessione nel numero di arrivi (-86%) dovuta alla crisi economica, come appare dalle dinamiche dei flussi a partire dal 2008.Meno stranieri, ma sempre più radicati sul territorio nazionale. I residenti, infatti, sono aumentati di 335 mila unità rispetto al 2010, con un trend in crescita che nel 2031 dovrebbe portare la popolazione straniera residente in Italia a quota 8,5 milioni, il doppio di quella attuale. Al 1° gennaio 2011, la comunità straniera più popolosa è quella rumena (1 milione e 111 mila presenti), seguita da quella marocchina e albanese, che superano le 500 mila presenze. I cinesi, invece, sono al primo posto per propensione alla mobilità interna. Nelle famiglie di soli stranieri, con un incremento di 13 volte dal 1991 al 2009 e un ruolo trainante per la crescita demografica, tre su otto vivono in stato di deprivazione materiale.

di Elena Angiargiu

Diminuisce il numero di stranieri nel nostro Paese. Crescono gli occupati e i residenti, frena l’immigrazione irregolare. A rilevarlo è il “XVII Rapporto nazionale sulle migrazioni 2011” realizzato dalla Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) e presentato il 12 dicembre scorso, che fotografa la situazione migratoria in Italia tra il 2010 e il 2011.

IMMIGRAZIONE E LAVORO – Nel mercato del lavoro sono gli immigrati a reggere meglio l’impatto della crisi. Tra il primo trimestre 2010 e lo stesso periodo del 2011, la forza lavoro immigrata ha fatto registrare un incremento del 14%, mentre gli italiani hanno perso 160 mila posti di lavoro.

Incrociando le domande di nuovi ingressi, presentate attraverso il Decreto flussi 2010-2011 e le richieste di nulla osta al lavoro per gli immigrati, superiori alle quote previste, la maggior parte delle domande riguarda la mansione di collaboratore/collaboratrice familiare (62,5%). Nel settore domestico-assistenziale, più della metà delle domande, a sorpresa, è stata presentata da lavoratori cinesi. Nella graduatoria dei nuovi ingressi per nazionalità al primo posto troviamo il Bangladesh, mentre nella classifica delle province più attraenti figurano Milano, Roma e Brescia. Al Sud, sesto posto per Napoli.

IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE – Sempre più alunni stranieri nelle classi italiane, in particolare nella scuola primaria. Fa riflettere il dato su istruzione e cittadinanza: sono oltre 700 mila gli alunni con cittadinanza non italiana (+37% rispetto all’anno scolastico 2009/2010), quasi l’8% della popolazione scolastica, per la maggior parte concentrati in Lombardia.

Rispetto alla popolazione adulta, i giovani italiani assumono un atteggiamento più critico nei confronti degli immigrati: gli stranieri costituiscono un problema per le opportunità di lavoro secondo il 60% dei giovani del nostro Paese. Cresce l’attenzione dell’opinione pubblica verso il tema dell’immigrazione: il 24% degli italiani (+11% rispetto al 2009) ritiene che l’immigrazione sia il principale problema da affrontare su scala nazionale. Tema che non sembra altrettanto prioritario nell’agenda politica: dal 2006 ad oggi gli interventi legislativi sull’immigrazione a livello statale rappresentano appena il 6,7% degli atti approvati. Si legifera ancora meno a livello regionale.

IMMIGRAZIONE E ATTIVITÀ ILLECITE – Le rivoluzioni del Nord Africa hanno prodotto inevitabili ripercussioni sui flussi migratori, intensificando i traffici illeciti di migranti arrivati via mare in Italia. Lo testimonia l’impressionante cifra degli sbarchi tra gennaio e maggio del 2011: 507 rispetto ai 159 effettuati nell’intero 2010. Sulle coste italiane, Lampedusa in testa con il 73% degli sbarchi, sono approdati soprattutto uomini (90%), tunisini e libici. In forte crescita la componente femminile, passata dal 5% al 10% nell’ultimo anno. Ad approfittare dei controlli meno stringenti, a seguito dell’eccezionale ondata di sbarchi dai Paesi protagonisti della “Primavera araba”, sono stati proprio i trafficanti di migranti con un giro d’affari di circa 700 milioni di euro all’anno.

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