Leggere la mente? Da oggi si può con DreamBrain

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di Daniela Silva

Riccardo Prodam, torinese, ingegnere esperto di machine learning. Ha un padre colpito da un ictus che lo ha reso immobile e incapace di esprimersi. Il 13 dicembre 2009, Fabrizio viene colto da ictus e i danni all’encefalo lo privano di movimento e della capacità di comunicare, ma non di pensare, avere esigenze e sentire. Forse spinto dalla disperazione Riccardo cerca di escogitare un modo per entrare in contatto con il padre e il flusso di pensieri che si agita nel suo cervello. Arriva quindi a elaborare un casco con sedici sensori in grado di entrare nella mente delle persone e leggere i sì, i no e le esigenze elementari che la segnano.

DreamBrain, probabilmente, aveva il solo scopo di fungere da tramite nella comunicazione tra un padre e un figlio, ma Prodam è andato molto più avanti. Sono nati così la “Innovation dream” (la società che l’anno scorso si è aggiudicata la competizione con cui il Politecnico di Torino premia i progetti di impresa più innovativi) e soprattutto DreamBrain: un casco elettroencefalografico collegato a un computer tramite tecnologia wireless, capace di leggere i messaggi del cervello, rielaborati con un grado di attendibilità che supera il 90%, attraverso un modello matematico creato da Prodam.

Il DreamBrain si presenta come un package, composto da un casco che funge da interfaccia elettro-encefalografica e da un netbook: l’interfaccia campiona i segnali provenienti dall’encefalo e tramite un modello matematico, associa ai bisogni e alle necessità, come mangiare, bere, dormire, del paziente una certa probabilità di accadimento. L’output del modello matematico è presentato tramite un’interfaccia grafica user-friendly con la quale è possibile capire ciò che il paziente sta provando, ed è quindi un grande aiuto per i familiari ma soprattutto per i centri riabilitativi che in questo modo possono utilizzare un nuovo strumento di comunicazione. Tale metodologia è l’unica nel suo genere attualmente sul mercato, in quanto presenta un approccio di interazione attiva con il malato e non più passiva. Il prodotto è stato concepito prevalentemente per i pazienti colpiti da ictus con afasia medio/lieve, ovvero con un’alterazione del linguaggio dovuta a lesioni alle aree del cervello deputate alla sua elaborazione. In realtà, la tecnologia del DreamBrain può essere applicata anche ad altre patologie dell’encefalo, come la SLA o il morbo di Alzheimer, e, in un futuro non lontano, l’utilizzo potrà essere ben più ampio.

Il prototipo è stato già provato su sedici persone che hanno subito danni cerebrali. Si è scoperto che Dreambrain non riconosce soltanto i bisogni primari dei pazienti, ma ora riesce anche a capire quando il corpo sta provando dolore e di quale intensità. Inoltre, se una persona sta pensando “a” oppure “no” e sembra funzionare anche sulle persone sane.

Il 15 ottobre 2010 si è svolta la premiazione del concorso Start Cup Piemonte 2010, si tratta di un concorso di progetti imprenditoriali dedicato a tutti coloro che hanno un progetto di impresa innovativa, ed è proprio il caso di dire che InnovationDream ce l’ha, pertanto ha presentato DreamBrain, classificandosi seconda. Un altro grandissimo risultato per il nostro Paese e, più in generale, per la tecnologia, soprattutto a livello biomedico, a dimostrazione che la crisi almeno quest’ambito non l’ha intaccato.

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