Amarcord: Dino Fiorini, il terzino del futuro sacrificato dalla guerra

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Paolo Maldini, Antonio Cabrini, Francesco Rocca. Questi, probabilmente, i tre terzini sinistri italiani più forti della storia, conosciuti da tutti, anche da chi ha iniziato a seguire il calcio dopo il loro ritiro. Pochi, invece, conoscono le doti e la carriera di Dino Fiorini che, stando ai commenti dell’epoca, avrebbe potuto tranquillamente collocarsi nell’olimpo dei più grandi.

Dino Fiorini è un bolognese purosangue, classe 1915, doti atletiche eccezionali, bellezza sconvolgente, un viso da fotoromanzo che fa innamorare le ragazze. Sarà questo, forse, un limite nella sua carriera e nella sua vita perché, dicono, il fascino che riscuoteva sulle donne era ampiamente ricambiato. Eppure, Fiorini si sposa anche presto, fa anche 4 figli fra cui 2 gemelli, ma soprattutto gioca a calcio come pochi, tanto che il Bologna ci mette poco a farne un perno di quella squadra che negli anni trenta è fortissima, affidata alla guida del tecnico ungherese Arpad Weisz che, proprio come Dino Fiorini, finirà nella storia non soltanto per il calcio ma anche per la tragica fine legata alla Seconda Guerra Mondiale.

Weisz non è solo un bravo allenatore, è un immenso conoscitore ed appassionato di calcio, il suo Bologna è una schiera di giovani che si muovono alla perfezione, soprattutto c’è quel giovane terzino sinistro che di nome fa Dino e di cognome Fiorini che sulla sua fascia va come una scheggia, ha polmoni, cuore, fisico, resistenza atletica, qualcuno dice che sarebbe stato adatto anche al calcio moderno. Il suo allenatore lo adora, ne esalta spesso le caratteristiche anche nelle sue rubriche perché Weisz, oltre al tecnico, si diletta a fare pure il giornalista, un opinionista ante litteram. Il Bologna vince due scudetti consecutivi, nel 1936 e nel 1937, dopo due serrati duelli contro le squadre romane, la Roma il primo anno, la Lazio il secondo.

Sempre nel 1937, inoltre, il Bologna conquista pure il Torneo Internazionale dell’Expo Universale di Parigi, una sorta di antesignano delle coppe europee che all’epoca non esistono ancora. 1939 e 1941: arrivano altri due scudetti per il super Bologna, Fiorini è sempre uno dei grandi protagonisti, osannato dal pubblico, adorato dalle donne di Bologna, frenato da un carattere troppo esuberante che gli impedisce, ad esempio, di vincere i Mondiali del 1938 perché il commissario tecnico Vittorio Pozzo non si fida pienamente della sua testa e delle sue distrazioni. La carriera di Fiorini si sviluppa interamente nel Bologna: 11 anni (1932-1943) con 167 presenze e 4 reti, prima di un lieve calo fisico dovuto all’usura di corpi e muscolature non certo preparate con le metodologie attuali ma sfruttate come i motori di una macchina, finché corre, bene, poi si butta.

Nel 1938, intanto, l’Italia ha varato le leggi razziali, Weisz (di religione ebraica) ha dovuto abbandonare il paese, vivrà in Francia e poi in Olanda dove subirà la deportazione morendo nei campi di concentramento. Poco tempo e scoppia pure la guerra, il calcio si ferma, Fiorini no; le sue simpatie verso il Fascismo sono note in città, non è raro dopo l’8 settembre vederlo sfrecciare sulla sua moto indossando l’uniforme repubblichina, non è difficile collocarlo dalla parte del regime durante il conflitto mondiale. Ciò che si conosce è poco, ciò che si suppone è tanto, forse troppo. Di sicuro c’è che Dino Fiorini scompare dal paese di Monterenzio (BO) la sera del 16 settembre 1944 senza mai più far ritorno a casa; la moglie, che ne denuncerà la scomparsa solo anni dopo, afferma che il marito voleva passare dalla parte dei partigiani, mentre altre fonti parlano di agguato partigiano contro Fiorini ed un amico, anch’egli mai più ritrovato.

Si dice, si pensa, le versioni sono tre: l’ex terzino fascista fucilato dai partigiani in un’imboscata, oppure giustiziato dagli stessi fascisti perché aveva deciso di tradire il regime passando dalla parte opposta. C’è un’ultima ipotesi, forse più romanzata, che colloca l’omicidio come delitto passionale, un marito tradito e geloso che avrebbe ammazzato Fiorini dopo aver scoperto una relazione fra lui e la moglie da cui sarebbe addirittura nato un figlio. Una verità che nessuno probabilmente svelerà mai, anche perché chiunque sapesse ormai non c’è più. Dino Fiorini è svanito nel nulla una sera di settembre del 1944, si potrebbe dire, proprio come nel caso del bandito Giuliano, che di sicuro c’è solo che è morto, anche se il suo corpo non è mai stato ritrovato.

E’ finita così, a nemmeno trent’anni, la vita di uno dei terzini più forti che l’Italia abbia mai avuto, una vita retta sul campo, probabilmente troppo turbolenta fuori. Non sapremo mai come e per mano di chi sia realmente morto Dino Fiorini, possiamo però ipotizzare che negli ultimi istanti di vita abbia ripensato alle sue sgroppate sulla fascia, a quel pubblico che lo ammirava, a quella folla che lo acclamava. Avrà immaginato di essere ancora lì come un tempo quando tutto era più leggero e spensierato. L’ultimo pensiero verso quel mondo luminoso, poi il buio. Per sempre.

di Marco Milan

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