Amarcord: quando il Vicenza tornò in serie A

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16 anni di buio, poi quella luce riaccesa d’improvviso. E’ il Vicenza di Francesco Guidolin che fra lo stupore di tutti ritrova quella serie A persa oltre 15 stagioni prima e che nessuno immaginava di poter raggiungere con una squadra a cui veniva dato poco credito.

Il Vicenza era tornato in serie B nell’estate del 1993 e alla prima stagione fra i cadetti non aveva certo brillato per gioco e risultati, accontentandosi di raggiungere una salvezza nemmeno così tranquilla. A luglio del 1994, il tecnico Renzo Ulivieri si accasa al Bologna e a Vicenza approda Francesco Guidolin, giovane e promettente allenatore, reduce da una breve esperienza in serie A all’Atalanta, culminata con l’esonero. L’accoglienza non è particolarmente calda, Guidolin appare poco esperto e il suo passato da calciatore del Verona non è neanche il miglior biglietto da visita possibile da esibire a Vicenza. La squadra viene rinforzata con gli arrivi del tornante Maurizio Rossi (prelevato dall’Aosta) e del centravanti Roberto Murgita, proveniente dal Genoa, altri nomi che non scaldano l’ambiente vicentino. Le premesse, insomma, sono di un’altra stagione da metà classifica, con città e tifosi che aspettano la serie A ormai da 15 anni abbondanti.

L’avvio di campionato è buono ma non eccezionale: il Vicenza pareggia 0-0 tre delle prime cinque partite, nelle restanti due batte 2-0 prima la Salernitana e poi la Fidelis Andria, mantenendo la porta inviolata per 450 minuti complessivi. Al sesto turno arriva il primo ko, inflitto ai veneti dalla Lucchese, poi altri 7 pareggi nelle successive 8 partite, con l’unica eccezione del derby veneto vinto in casa contro il Venezia per 2-1 e lo 0-0 con l’Ancona del 13 novembre in cui un gol di Murgita non viene visto dall’arbitro perché la palla si infila in un buco della rete dando l’impressione di essere finita sul fondo. Qualche tifoso sospira: e meno male che in questa stagione hanno introdotto i 3 punti a vittoria per incentivare le squadre a cercare i successi e a non accontentarsi dei pareggi! E’ vero, in un calcio che sta cambiando portandosi verso una maggiore offensivismo nella patria del catenaccio, il Vicenza di Guidolin pareggia a rotta di collo e nella maggior parte dei casi pure a reti inviolate. I biancorossi chiudono il girone d’andata con la sconfitta di Cesena (la seconda del campionato), il successo in casa del fanalino di coda Lecce ed altri tre pari consecutivi contro Ascoli, Perugia e Chievo. La promozione, a metà torneo, non sembra davvero un obiettivo concreto per il Vicenza.

I veneti, però, si svegliano di colpo e all’inizio del girone di ritorno piazzano 4 vittorie nelle prime 6 giornate contro Como, Salernitana, Udinese e Lucchese, perdendo col Piacenza capolista e pareggiando contro la Fidelis Andria. La squadra sembra diversa, più convinta, più concreta, Murgita inizia a segnare a raffica, Briaschi e Gasparini sono ottime spalle per il centravanti, mentre a centrocampo spiccano il dinamismo di Domenico Di Carlo e il talento di Fabio Viviani. I biancorossi vincono altre 4 partite in 5 giornate fra la metà di marzo e l’inizio di aprile: al Menti cadono la Lucchese e l’Acireale per 2-0, l’Atalanta per 4-0, mentre in trasferta gli uomini di Guidolin passano per 2-1 a Venezia. La sconfitta di Ancona del 15 aprile non scalfisce le certezze di un Vicenza che ora crede fermamente alla possibilità di agganciare il treno promozione e la serie A non appare più una chimera: sotto i colpi di Murgita cade il Palermo, seppellito da tre reti dell’attaccante nel 4-1 del 23 aprile, poi i biancorossi battono anche Pescara, Lecce e Perugia fra le mura amiche dove sono ancora immacolati, pareggiando 0-0 ad Ascoli.

La promozione sembra ormai vicinissima, il pubblico non sta più nella pelle e con un successo a Verona contro il Chievo ormai salvo, il Vicenza potrebbe staccare con un turno di anticipo sulla fine del campionato il biglietto per la serie A. Al Bentegodi, domenica 4 giugno 1995, ci sono migliaia di tifosi vicentini che sovrastano le poche centinaia di clivensi presenti sugli spalti di uno stadio quasi tutto biancorosso. Un entusiasmo che carica ulteriormente la formazione di Guidolin in gol con Murgita dopo 9 minuti e con Briaschi al 17′. La rete del Chievo al 37′ viene resa nulla dal terzo gol del Vicenza un minuto più tardi ancora con Briaschi. La festa è pronta, proprio al 90′ Gasparini sigla anche il 4-1 quando ormai le bandiere e i vessilli biancorossi sventolano già nell’impianto veronese e nella città vicentina, impazzita di gioia per una promozione inaspettata ed ora certificata dal triplice fischio dell’arbitro Trentalange che sancisce il ritorno del Vicenza in serie A dopo 16 anni, tanta serie C e il terrore di non tornare più grande.

Nell’ultima giornata di campionato, il Vicenza si diverte festeggiando al Menti la promozione col 6-3 sul Cesena che aiuta Murgita a raggiungere quota 19 nella classifica marcatori e la squadra a mantenere l’imbattibilità casalinga stagionale, unica compagine a riuscirci nella serie B 94-95. Terzo posto con 68 punti, una cavalcata resa possibile da quell’allenatore arrivato nell’indifferenza generale e che farà la storia del Vicenza con la vittoria della Coppa Italia nel 1997 e la semifinale di Coppa delle Coppe nel 1998. Capitoli gloriosi di un Vicenza nato con quell’inattesa ma meritatissima promozione, tanto nostalgica oggi quanto viva nella mente e nei ricordi di tutti i vicentini.

di Marco Milan

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