Amarcord: Leandro, il bomber di Firenze durato troppo poco

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Quando nell’estate del 2000 la Fiorentina si trova costretta a cedere Gabriel Batistuta (passato alla Roma), la città è affranta e delusa, consapevole dell’imminente ridimensionamento di una società che solamente due anni dopo andrà incontro ad un terribile fallimento. Saluta Firenze anche Giovanni Trapattoni, sostituito in panchina dal Turco Fatih Terim, reduce dalla vittoria della Coppa Uefa alla guida del Galatasaray.

Sogni riposti nel cassetto, dunque, ma passione intatta in una piazza comunque innamorata della squadra viola e convinta di raccogliere in ogni caso qualcosa di buono da quella stagione 2000-2001 che ha staccato la compagine gigliata dalle famose “7 sorelle“, ovvero le squadre potenzialmente in lotta per lo scudetto. Sostituire Trapattoni è stato possibile e Terim sembra allenatore in grado di imporsi anche in Italia, mentre rimpiazzare Gabriel Batistuta appare impresa davvero ardua, sia a livello tecnico e sia nel cuore della tifoseria. Dal Portogallo arriva Nuno Gomes, centravanti che agli ultimi Europei ha siglato 4 reti e portato la nazionale lusitana in semifinale, mentre dal Brasile ecco il quasi sconosciuto Leandro Camara do Amaral, centravanti classe 1977, prelevato dal Portuguesa e pagato 3,8 miliardi lire. Leandro firma un contratto quadriennale coi viola, il suo curriculum intriga meno rispetto a quello di Nuno Gomes che è reduce da tre annate al Benfica in cui ha segnato 18 reti due volte e 24 un’altra, ma potrebbe sbocciare definitivamente dopo un buon apprendistato in patria.

Il brasiliano non ha timore, sceglie addirittura la maglia numero 9 che era fino a pochi mesi fa del totem Batistuta col quale non teme confronti: “Io sono Leandro – dice con la scirapra viola al collo il giorno del suo sbarco in Italia – non sono ancora forte come Batistuta, ma punto a diventarlo“. Qualcuno giudica esagerate le dichiarazioni, ma in fondo cosa dovrebbe dire un attaccante appena giunto in una piazza che non fa altro che rimpiangere chi lo ha preceduto? La Fiorentina resta comunque una buona squadra, in attacco, oltre ai nuovi Leandro e Nuno Gomes, c’è una garanzia come Enrico Chiesa che ora è il leader della prima linea gigliata. Il brasiliano Leandro suda e sbuffa nei primi allenamenti, piace a Terim perché sa muoversi in area di rigore ed il tecnico turco è convinto che l’attaccante sudamericano possa ben disimpegnarsi in stagione e portare gol e punti alla formazione toscana, anche perché Nuno Gomes è stato squalificato dall’Uefa per 7 mesi dopo la rissa scatenatasi a Bruxelles nella semifinale degli Europei tra Portogallo e Francia, e sarà dunque costretto a saltare la Coppa Uefa in cui la Fiorentina è impegnata in stagione.

Il campionato 2000-2001 inizia in Italia ad ottobre e l’esordio di Leandro con la maglia viola avviene così in Coppa Italia contro la Salernitana ed in Coppa Uefa contro gli austriaci del Tirol Innsbruck ai quali il brasiliano realizza la sua prima rete con la maglia della Fiorentina nel 2-2 del Franchi che elimina comunque la squadra di Terim dalla competizione il 28 settembre 2000 dopo l’1-3 patito in Austria. Dopo il debutto in campionato a Parma (2-2), la Fiorentina ospita la Reggina nella seconda giornata il 15 ottobre: a Firenze piove, i viola sembrano contratti e con poche idee, i calabresi passano in vantaggio con Marazzina e amministrano bene il risultato fino all’86’ quando Nuno Gomes infila in scivolata l’1-1. La Fiorentina si rianima e va all’assalto, al 95′ batte un angolo e Leandro, entrato nel corso della ripresa al posto di Mijatovic, insacca di testa la rete del clamoroso 2-1, poi corre sotto la curva Fiesole schioccando più di un bacio alla maglia viola. Passa una settimana e la squadra di Terim è ospite del Brescia: lombardi in vantaggio con Hubner ad inizio ripresa, pareggio di Leandro (che ribadisce in rete una respinta del portiere bresciano) al 70′. Due reti che fanno ben sperare, anche perché Chiesa fa il cannoniere, Nuno Gomes pure segna e se perfino l’esordiente Leandro inizia a buttarla dentro, allora la stagione della Fiorentina può riservare qualche altra soddisfazione.

Il 5 novembre 2000 i viola si presentano alla sfida casalinga contro il Perugia (anticipo del sabato pomeriggio) con una sola vittoria all’attivo e la panchina di Terim sembra già traballare. Il gol iniziale di Angelo Di Livio illude i toscani, ma alla fine gli umbri vinceranno 4-3 e a poco servirà alla Fiorentina la doppietta di Leandro, autore comunqe di 4 reti in 5 giornate, niente male per un debuttante. L’apporto del brasiliano si sta rivelando quasi inaspettato, di certo oltre ogni più rosea previsione e nel turno successivo, nonostante la vittoria latiti ancora, il numero 9 fiorentino sigla su rigore la rete del definitivo 1-1 a Bologna dopo il vantaggio degli emiliani con Cruz. A fine novembre, poi, Leandro segna anche in Coppa Italia nella doppia sfida contro il Brescia: all’andata, nel 6-0 inflitto ai lombardi, il brasiliano sigla una doppietta, mentre nella gara di ritorno realizza l’unico gol dei viola nell’ininfluente sconfitta per 3-1. La stagione sembra ben indirizzata per una Fiorentina che lentamente si riprende e che intorno a Natale vince 4 partite su 5, compresi il 2-0 all’Inter ed il 4-0 al Milan e pareggiando solo in casa della Juventus (3-3), ma pure per Leandro che si è ben ambientato e che, nonostante un carattere un po’ schivo, si è ben amalgamato nel gruppo.

Nel girone di ritorno, però, le prestazioni del centravanti calano drasticamente come rendimento, Terim gli dà fiducia per un po’, alternandolo con le altre punte, poi lascia la panchina e con Roberto Mancini la squadra trova l’assetto migliore, Chiesa e Nuno Gomes segnano a raffica (chiuderanno rispettivamente a quota 22 e 9 marcature) e Leandro finirà col guardarsi dalla panchina quasi tutte le gare della seconda parte della stagione, compresa la doppia finale di Coppa Italia che la Fiorentina vincerà contro il Parma, terminando l’anno con 19 presenze e 5 gol in campionato, 2 presenze ed un gol in Coppa Uefa, 3 presenze e 3 gol in Coppa Italia. Un bottino tutto sommato neanche negativo, ma condizionato da una prima porzione di buon livello e da una seconda del tutto anonima. I tifosi accantonano Leandro quasi subito, affascinati dall’eleganza di Rui Costa, dalla grinta di Di Livio e dalla costanza della coppia gol Chiesa-Nuno Gomes, anche se qualche speranza nel centravanti brasiliano viene riposta per la stagione successiva. Ma Leandro a Firenze non lo vedranno più.

In estate, infatti, la dirigenza gigliata lo gira in prestito al Gremio dove gioca poco, quindi a gennaio del 2002 arriva la cessione definitiva al San Paolo, prime tappe di un peregrinare per tutto il Brasile che durerà sino al 2010 quando a 33 anni Leandro chiuderà la sua carriera senza particolari acuti, a parte le 32 reti segnate fra il 2006 e il 2007 con il Vasco da Gama. Di lui in Italia si ricorda quell’inizio sfavillante con 5 reti in 6 giornate e qualche paragone con Edmundo, suo predecessore a Firenze: “Se gli assomiglio?“, disse il centravanti durante il ritiro. “Forse sì, ma ho una testa migliore“. Sarà, ma anche il resto c’entrava davvero poco.

di Marco Milan

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