Amarcord: il mistero del pentito

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Che spesso e volentieri il campionato italiano abbia generato contese, liti, scie di polemiche che sono durate anni e che forse dureranno per sempre, è affar noto a tutti. Quel che è successo nella tarda estate del 1999, però, è unico nel suo genere, tanto particolare dall’essere ricordato come uno dei casi più intricati, spinosi ed enigmatici della storia del calcio italiano.

La serie A 1998-99 è andata in archivio domenica 23 maggio decretando lo scudetto del Milan allenato da Alberto Zaccheroni, campione d’Italia con un solo punto di vantaggio sulla Lazio di Eriksson, beffata sul filo di lana dopo aver condotto in testa per quasi tutto il girone di ritorno. E’ stato il campionato dell’exploit della Fiorentina di Trapattoni, terza alla fine ma prima per l’intero girone d’andata, della doppia delusione Inter-Juventus, entrambe fuori dalle coppe europee dopo aver duellato per lo scudetto solo un anno prima, dell’ennesima salvezza del Piacenza tutto italiano e di quella epica in rimonta del Venezia, ma anche della tragedia sportiva della Sampdoria, retrocessa in serie B nonostante un organico da zona Uefa. Non sono mancate le polemiche, soprattutto da parte della Lazio che si è sentita defraudata sabato 15 maggio, giorno in cui ha subìto il sorpasso dal Milan a causa dell’1-1 di Firenze in cui proprio a ridosso del fischio finale non le è stato concesso un calcio di rigore apparso netto e che avrebbe potuto cambiare le sorti dello scudetto e di un campionato andato in soffitta con l’apertura degli ombrelloni e del calciomercato.

In estate l’Italia scopre che proprio la Lazio ha venduto Christian Vieri all’Inter ed il centravanti verrà ribattezzato “Mister 90 miliardi” per sottolineare l’eccezionale cifra sborsata da Massimo Moratti per strappare il bomber ai rivali capitolini. All’inizio di agosto escono i calendari, intorno a metà mese si sono già disputate diverse amichevoli e tutto è pronto per l’inizio della serie A 1999-2000, previsto per sabato 28 agosto. Nessuno o quasi pensa più a quanto accaduto nel campionato precedente, l’attesa per la nuova annata ha ormai catturato i tifosi italiani, quando, proprio a ridosso della prima giornata di campionato, scoppia la bomba che nessuno si aspetta. Venerdì 27 agosto 1999, infatti, le agenzie di stampa battono quasi all’unisono la notizia che il settimanale Famiglia Cristiana (che, ironia della sorte, uscirà in edicola proprio domenica 29) pubblicherà nella rubrica “Colloqui col Padre” una lettera anonima inviata al giornale da un calciatore che confessa presunte combine che andrebbero a coinvolgere il campionato 1998-99, a suo dire assai condizionato.

Il testo della lettera è il seguente: “Carissimo padre, ho pensato per tutta la notte prima di mettermi a scrivere e a raccontare tutto il peso che mi porto dentro. Volevo andare da un confessore, ma la grata non avrebbe nascosto il rossore. Poi mi sono ricordato che Famiglia Cristiana è una parrocchia di carta e allora eccomi qui. Sono un calciatore e mi sono venduto in una partita importantissima. Mi sono comportato in modo da danneggiare la mia squadra, allettato dalle promesse di un ottimo contratto; mi sono comportato male verso la mia vecchia squadra e i tifosi. Che brutto mondo, padre. Ma io non vivo più da quando ho fatto quello che le sto raccontando. Ho un peso dentro, la coscienza ferita, ho finito di essere un uomo. Nell’ambiente del calcio si fa questo e altro, il giro dei soldi ha ucciso tutto e io ne sono rimasto vittima. La gente si allontana dal calcio e fa bene. Forse se continua ad abbandonarci, questo sport ne trarrà giovamento e noi calciatori saremo meno vittime. So che ho falsato il campionato, ma chi mi perdonerà per quello che ho fatto?” Firmato: un calciatore.

La notizia scuote ovviamente l’Italia del pallone, ma soprattutto giornalisti e tifosi iniziano ad interrogarsi su chi possa essere il “pentito”, anche perché il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, precisa immediatamente che motivi di riservatezza e rispetto della persona gli impediscono, anzi, gli impongono di non rivelare l’identità dell’individuo in questione, ma allo stesso tempo assicura che dubbi sull’autenticità del ruolo dell’anonimo lettore non ve ne siano. Verifiche, dunque, almeno dal giornale ce ne sono state e i colleghi di stampa incominciano ad indagare per tentare di completare quello scoop già così clamoroso e svelare anche chi si celi dietro a quelle righe tanto scottanti quanto inutili per via dell’assenza di nomi e fatti concreti. In men che non di dica, oltretutto, tre procure avviano le indagini: la prima è quella di Alba, città dove ha sede Famiglia Cristiana, la seconda quella di Torino e la terza quella di Roma. Il mondo del calcio è come sempre cauto, guai a gettare fango su un ambiente che all’apparenza deve rimanere lindo e pinto, guai anche solo a pensare che il pallone italiano possa essere macchiato da eventi poco limpidi, nonostante le varie edizioni dei calci scommesse che sarebbero potute uscire a fascicoli in edicola.

Il presidente della FIGC Luciano Nizzola prova a fare la voce grossa, dice che se le accuse verranno provate, allora la giustizia sportiva non farà sconti. Il pubblico ministero più attivo, intanto, è Raffaele Guariniello che già ha scosso il mondo del calcio l’anno prima con l’inchiesta legata al doping e nata, anche quella, da un articolo di giornale e dall’intervista sul calcio in farmacia rilasciata da Zdenek Zeman, all’epoca allenatore della Roma. Sul nome del pentito, nel frattempo, c’è la massima riservatezza: i giornalisti attaccano, stringono d’assedio i procuratori che, a loro volta, si arroccano in difesa, alla domanda: “Avete parlato col calciatore dopo l’uscita della lettera?“, rispondono: “Non possiamo né confermare e nemmeno smentire“. Sembra davvero una partita di calcio con i cronisti all’assalto e la procura che arretra al limite della propria area di rigore per difendere il risultato che, in questo caso, è l’anonimato di quello che ormai tutti hanno ribattezzato come il pentito della serie A. I giornalisti forse qualche soffiata iniziano ad averla, o forse più semplicemente ragionano per deduzione: il pentito ha parlato di partita importantissima per le sorti dell’ultimo campionato? Andiamo a vedere di quale incontro potrebbe trattarsi e che episodi controversi potremmo trovare. Fra i primi indiziati c’è Alessandro Calori, difensore dell’Udinese che è, assieme al Perugia, un po’ la squadra sulla bocca di tutti: gli umbri sono stati protagonisti della gara scudetto nell’ultima giornata (Perugia-Milan 1-2), ma anche di Udinese-Perugia della settimana precedente, vinta dai perugini per 2-1 e, a sentir le malelingue, sospetta perché avrebbe avvantaggiato il Milan, avversario a quel punto di un Perugia più tranquillo e non drammaticamente coinvolto nella lotta per non retrocedere.

Molto chiacchierata sembra essere anche Udinese-Milan del 18 aprile, terminata col roboante successo dei rossoneri per 5-1, imprevisto alla vigilia e che aveva invece portato la formazione milanista ad un sol punto dalla Lazio prima in classifica e sconfitta nella stessa giornata in casa dalla Juventus. L’attenzione si concentra dunque sui calciatori di Perugia e Udinese, fra cui il citato Calori che, ironia della sorte, in estate è passato proprio dal club friulano a quello umbro, alimentando ancor di più i sospetti. Il difensore, non appena qualche testata giornalistica lo tira in ballo, passa al contrattacco e afferma: “Sono cattolico, ma non un lettore di Famiglia Cristiana, non ho scritto alcuna lettera né denunciato alcun fatto. Parlo oggi e non parlerò più: lasciatemi fuori da questa storia a me estranea. Basta“. Anche al Milan si indignano: Adriano Galliani, che è pure vice presidente di Lega, cerca di gettare acqua sul fuoco ma allo stesso tempo difende la sua società: “Il Milan non è preoccupato, abbiamo vinto lo scudetto in maniera chiara e dopo un bellissimo duello con la Lazio“. Gli fa eco il centravanti tedesco Oliver Bierhoff: “Siamo stati i più forti e nessuno ci ha agevolati in campo“. Sabato 28 agosto è in programma la prima partita del nuovo campionato, Bologna-Torino, anticipo della giornata inaugurale della serie A, ma in molti fanno più caso all’inchiesta sul pentito che forse si abbatterà come una mannaia sull’intero sistema.

Lo stesso 28 agosto, il pubblico ministero Guariniello incontra il direttore di Famiglia Cristiana che gli mostra la lettera originale: lo scritto risulta autentico e veritiero, Guariniello ipotizza che il pentito possa essere un calciatore a fine carriera, il direttore ed un altro sacerdote presente, don Antonio Rizzolo (selezionatore delle lettere pervenute al giornale) sembrano annuire. Le procure iniziano a lavorare congiuntamente per non sovrapporre le inchieste e generare confusione, mentre intanto il campionato è partito con la tripletta di Vieri che decide Inter-Verona, i campioni d’Italia del Milan che vengono bloccati sul 2-2 dal neopromosso Lecce, la Juventus fermata sul pari in casa dalla Reggina, debuttante assoluta in serie A. La caccia al pentito, nel frattempo, continua, così come proseguono i battibecchi a distanza fra società che, in un classico tutto italiano, non badano tanto a scoprire la verità e la giustizia, quanto a tirar acqua al proprio mulino: e allora il Milan non dà importanza alla questione, mentre la Salernitana (retrocessa al quart’ultimo posto) spera in un clamoroso ripescaggio in caso di penalizzazione o retrocessione a tavolino di qualche squadra coinvolta e, tramite il proprio presidente Aliberti, chiede la sospensione di tutti i campionati fin quando non verrà fatta chiarezza sulla vicenda. Critiche le riceve pure il direttore di Famiglia Cristiana (l’unico a conoscere l’identità del pentito), che si sente dare un po’ del colluso e un po’ di chi favoreggia un anonimato che, a conti fatti, non serve a niente.

Anche fra i calciatori c’è chi ci crede e chi no: Damiano Tommasi, centrocampista della Roma e futuro presidente del sindacato dei calciatori, afferma che il suo collega ha avuto poco coraggio nel palesarsi anonimamente, mentre Filippo Inzaghi, centravanti della Juventus e della Nazionale, pensa che la storia sia inventata e che la lettera non l’abbia scritta un calciatore ma un mitomane. Sulla stessa lunghezza d’onda è anche Dino Zoff che è il commissario tecnico della nazionale italiana, mentre è scettico ma non del tutto negazionista Sergio Campana, presidente dell’Associazione Italiana calciatori. Ad inizio settembre il direttore de Il Giorno, Vittorio Feltri, dichiara di aver quasi individuato il nome del pentito e che presto lo renderà pubblico, mentre intanto l’indagine passa alla procura di Alba e viene tolta a Raffaele Guariniello che in molti, compreso il giornalista Marco Travaglio, vedevano ormai in dirittura d’arrivo per scoperchiare l’alone di mistero e far luce sulla vicenda. Verso fine settembre più di un giornale rivela che il pentito sarebbe un calciatore di una squadra che avrebbe perso una partita appositamente per favorire un terzo club interessato. Torna così di moda la gara fra Udinese e Perugia: il calciatore sarebbe un tesserato dell’Udinese che avrebbe perso col Perugia per rendere più facile la vita al Milan nell’ultima giornata. Ritorna in auge anche il nome di Alessandro Calori che querela un quotidiano e mette tutto nelle mani di un avvocato che, a domanda precisa, risponde: “Il mio assistito è estraneo totalmente alla vicenda, ma è a completa disposizione della procura che può interrogarlo quando e se lo riterrà opportuno. Ribadisco inoltre – prosegue il legale – che il signor Calori perseguirà in tribunale chiunque continui a tirarlo illegalmente in mezzo a questa storia“.

Anche l’Udinese si dichiara parte lesa e come prova porta la classifica: con la sconfitta della penultima giornata, i bianconeri hanno perso l’opportunità di lottare per il quarto posto e per la qualificazione alla Coppa dei Campioni: “Un danno economico e sportivo incalcolabile – dice il direttore generale dei friulani, Pierpaolo Marino – è una vergogna che si parli così superficialmente di un club come l’Udinese“. A fine ottobre spunta un nuovo sospetto, il calciatore Lorenzo Battaglia che nella stagione 1998-99 militava nella Nocerina in serie C1 e che sarebbe l’autore della lettera. La gara incriminata sarebbe Nocerina-Castel di Sangro del 16 maggio 1999, terminata col successo a tavolino degli abruzzesi dopo una sospensione della partita a causa di incidenti. La sconfitta impedisce alla Nocerina di accedere ai playoff che giocherà il Savoia, vincitore nella finale di Avellino contro la Juve Stabia; nel calciomercato estivo, Battaglia si trasferirà proprio dalla Nocerina al Savoia. Interrogato dalla procura e intervistato dai giornalisti, il calciatore si definirà dispiaciuto ed irritato per il suo coinvolgimento nella vicenda, anche perché dice che gli inquirenti sono piombati nello spogliatoio subito dopo una partita, iniziando a fargli domande a raffica nonostante la stanchezza e il luogo non adattissimo a determinati interrogatori.

Ad inizio febbraio del 2000 le procure archiviano il caso con due comunicati: nel primo, redatto il 5 febbraio, si fa riferimento al riserbo del direttore di Famiglia Cristiana che si è sempre opposto alla comunicazione del nome del pentito appellandosi al segreto confessionale che permette ai sacerdoti di non rivelare nulla di quanto ascoltato o letto in sede di confessione da parte di un fedele; nel secondo comunicato, datato 10 febbraio, si evince come da indagini scrupolose a seguito di indizi e dichiarazioni, nel campionato di serie A 1998-99 non sono stati commessi illeciti in alcuna partita e in particolar modo nella gara Udinese-Perugia del 16 maggio. Il 13 maggio 2001 don Sciortino e don Rizzolo vengono ufficialmente scagionati dal reato di reticenza a loro ascritto e sul caso del pentito cala il sipario senza certezze e, soprattutto, senza il nome dell’autore di una lettera ad oggi ancora sconosciuto. Durante lo scandalo di Calciopoli dell’estate del 2006, l’arbitro Massimo De Santis, coinvolto nell’inchiesta, tornerà sulla vicenda con affermazioni clamorose: “La Juventus – sostiene De Santis – ha perso apposta lo scudetto del 2000 facendosi battere a Perugia all’ultima giornata e scegliendo che fosse Alessandro Calori a segnare il gol partita, perché era stato proprio Calori l’autore di quella lettera pervenuta a Famiglia Cristiana l’estate precedente“.

Calori querelerà De Santis e aggiungerà parole al veleno contro l’ormai ex arbitro, ribadendo la sua completa estraneità ai fatti. Come nei gialli più intricati, il mistero del pentito che scrisse a Famiglia Cristiana resta un enigma ancora oggi. La vicenda, nata come un film di spionaggio, è proseguita nei tribunali, finendo con l’essere uno stucchevole susseguirsi di comunicati ufficiali delle procure. Un’indagine nata e poi sepolta senza nomi, con tanti interrogativi e numerose leggende che si rincorrono tuttora, a dispetto degli anni e di un calcio completamente diverso da quello di allora. Il grande pentito del calcio è ancora senza nome e forse per questo ancora più intrigante e misterioso.

di Marco Milan

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