Il nuovo volto dell’Italia che mira all’Europeo

Print Friendly, PDF & Email
Read Time2 Minutes, 7 Seconds

18 punti. 18 gol fatti. 3 subiti. 6 punti di vantaggio sulla Finlandia seconda e qualificazione al prossimo campionato Europeo praticamente in cassaforte.

Basterebbe quanto appena descritto per far capire quanto la nazionale italiana abbia veramente cambiato volto rispetto a quella che non si è qualificata agli scorsi mondiali di Russia. E sì, a quasi due anni di distanza fa ancora male anche solo ricordarlo.

E’ il volto di questa nazionale che è cambiato, non i punti o le vittorie. Perché sì, è corretto dare a Ventura quel che è di Ventura: quella nazionale che naufragò contro i giganti della Svezia, fino a quella doppia sfida aveva perso un solo incontro, in casa della Spagna, non proprio la più facile delle partite.

Questa nazionale ha una consapevolezza in più, rispetto a quelle che si sono succedute dal 2006 in poi. Quella di sapere perfettamente di non essere più la nazionale dei Totti e dei Del Piero, dei Nesta e dei Cannavaro, ma allo stesso tempo essersi ribellata a questa ovvietà, liberando così il cuore e la mente per provare ad essere qualcosa di diverso, ma di egualmente importante. E’ presto per sapere se questa nazionale diventerà grande, ma più di tante altre volte ci sono volti che siamo sicuri vedremo in azzurro per ancora tanti anni.

Volti nuovi dicevamo. Uno è sicuramente quello del tecnico, Roberto Mancini, che con una carriera europea alle spalle , seppur tra alti e bassi, di certo infonde sicurezza e tranquillità a chi quelle avventure europee (e mondiali) le deve ancora vivere.

Il volto nuovo è Stefano Sensi, piccolo gigante con il Sassuolo, talmente sfrontato nel prendersi già le luci della ribalta a Milano sponda Inter, scusate se è poco. I volti nuovi sono Lorenzo Pellegrini che a Roma si sta già caricando il peso di una fede al servizio di una maglia e Federico Chiesa, uno che quando gioca ti dà sempre quella sensazione di voler spaccare il mondo e correre fino a perdere il fiato. E ancora Barella e Belotti, senza dimenticare le “colonne” di una squadra (Chiellini, Bonucci, Florenzi per citare i piè longevi) che ora sono pronte a sorreggere un gruppo di ragazzi voglioso di emergere.

Senza dimenticare chi adesso è finito nelle retrovie. L’Italia aspetta la maturazione di Zaniolo e Kean, tornati in Under 21 a riflettere sugli errori commessi. Nessun caso, nessun clamore. E’ così che si costruisce una mentalità vincente.

Ci sarà da lavorare, ma intanto possiamo consolarci pensando che le espressioni viste sui volti dei giocatori della nazionale a San Siro la notte del 13 novembre 2017 non fanno più parte di questa nuova Italia.

(di Cristiano Checchi)

2 0

About Post Author

100 %
Happy
0 %
Sad
0 %
Excited
0 %
Angry
0 %
Surprise

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Social profiles