Bisceglie e provincia: le mafie sotto casa e la favola delle città sicure

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Chi ha sminuito e sottovalutato i fenomeni criminali in questi anni chieda scusa e cambi passo

È il momento di chiedere scusa. Negli ultimi vent’anni abbiamo fatto finta di niente. Oggi, molti di noi continuano a far finta di niente. Le mafie incuneate nel nostro tessuto sociale, serpeggianti nelle nostre strade, all’ombra dei nostri centri storici sembravano solo l’invenzione del giornalista di turno scassaminchia, in cerca di scoop, o del rarissimo gruppo politico in cerca di consensi. E, invece, in questi vent’anni – a Bisceglie e in provincia – le mafie si sono davvero radicate e si son fatte sempre più arroganti, sempre più forti. Anche a causa di scelte politico amministrative scellerate, per mancanza di scelte politico amministrative coraggiose, per l’immobilismo delle istituzioni locali e nazionali, per l’ignavia e l’omertà di certa imprenditoria e della società “civile”.

Abbiamo delegato alla magistratura e alle forze dell’ordine il presidio del nostro territorio e la lotta alla criminalità organizzata. Una lotta che non può essere di taglio solo militare, ma deve incardinarsi anche in iniziative politiche e culturali, in una gestione della cosa pubblica – in tutti i settori (dall’igiene urbana agli appalti pubblici di servizio, dall’urbanistica all’edilizia popolare, sino alle opere pubbliche) – impermeabile alle penetrazioni, alle collusioni, alle contiguità con certi crogiuoli criminali.

E proprio la magistratura e le forze dell’ordine c’hanno sbattuto in faccia la realtà delle cose. Prima la pubblicazione della Relazione della Dia del secondo semestre 2018 e poi l’arresto dei presunti responsabili dell’omicidio del pregiudicato Girolamo Valente, ucciso ad agosto 2017, hanno squarciato, in modo incontrovertibile e una volta per tutte, la coltre di ipocrisia di coloro che descrivono Bisceglie come una città sicura, sotto controllo e semplicemente in mano a piccoli sparuti gruppi di criminali da strapazzo.

L’ultima relazione della Dia non ha fatto altro che confermare le parole del Procuratore Capo di Trani Antonino Di Maio. Dopo l’Operazione “Educazione criminale” del febbraio 2019 che ha portato all’arresto di una trentina di persone dedite allo spaccio di droga (per mano anche di piccolissimi pusher), Di Maio parlava dello scorrere di fiumi di droga a Bisceglie e raccontava drammaticamente:

“Il fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti nella Bat è un fenomeno di vastissime proporzioni. Ne ho spiegato le ragioni geografiche: la presenza di porti turistico commerciali su tutto il territorio e la vicinanza delle coste albanesi. Questo permette alla Bat di essere non solo un territorio di spaccio nei vari comuni che la compongono, ma soprattutto un territorio di transito di quantitativi ingentissimi di sostanze stupefacenti sia verso il Nord, soprattutto verso la Campania, sia verso il Sud verso la città di Bari e la Puglia in generale” (Vedi il servizio).

Le risultanze delle indagini che hanno portato all’arresto di Paolo De Gennaro e del boss Filippo Capriati, quali presunti esecutore e mandante dell’omicidio di Girolamo Valente nell’agosto 2017, ci restituiscono un contesto locale da piccola Gomorra pugliese: due famiglie referenti dei clan baresi Di Cosola e Capriati si contendono la piazza strategica di Bisceglie; i Valente, vicini ai Di Cosola, avrebbero organizzato a giugno del 2017 l’omicidio di un membro dei De Gennaro, vicini ai Capriati; il fratello della vittima, Paolo De Gennaro, avrebbe chiesto al boss Filippo Capriati e ottenuto l’autorizzazione a vendicarne l’omicidio, la protezione da future rappresaglie, ma soprattutto la garanzia di poter gestire le piazze di droga sul territorio.

Fanno amaramente sorridere, in questo contesto, le parole a giugno 2017 del Governatore della Regione Puglia Michele Emiliano che racconta nel corso di una manifestazione pubblica:

“Bisceglie era diventata, grazie alla contaminazione criminale da Bari, un’ira di Dio. Era la dependance della camorra barese. Ora, anche quella battaglia, in questa regione – anche se non lo racconta nessuno – l’abbiamo vinta. Qui la battaglia era drammatica: Bisceglie era diventata la centrale di spaccio della droga di tutta l’area metropolitana di Bari. Ci siamo riusciti [a vincere, NDA] insieme. Non ci sono riusciti solo la Polizia e i Carabinieri, ma ci sono riusciti i Sindaci, gli uomini politici”
(vedi il video)

In quel mese, proprio a giugno 2017, viene ammazzato con una pallottola in testa Matteo De Gennaro, due mesi dopo tocca a Girolamo Valente. A novembre viene sequestrato un ingente quantitativo di droga dalla Guardia di Finanza in un box della città. A febbraio 2019 è il tempo dell’Operazione “Educazione Criminale”. Ad aprile del 2019 un giovane pusher esplode a due passi dal centro storico alcuni colpi di pistola contro una pattuglia di Carabinieri che l’avevano sorpreso a spacciare. E sono solo alcuni degli episodi criminali, di questo tenore, che negli ultimi due anni si sono susseguiti in città. E in provincia non va meglio, anzi: ad Andria nel giro dell’ultimo mese sono stati ammazzati due pregiudicati, pare appartenenti ad uno stesso gruppo criminale dedito, fra l’altro, al traffico di droga.

E questi fenomeni criminali di sapore mafioso vengono da lontano: a Bisceglie abbiamo sicuramente già dimenticato l’operazione “Ultima soluzione” che ad aprile 2010 portò all’arresto di una sessantina di persone accusate a vario titolo, fra l’altro, di spaccio, rapina, detenzione di armi, estorsioni. E chi ricorda l’ormai lontana operazione “The Big Family” le cui indagini, partite a seguito dell’omicidio in una sala da barba del pregiudicato Francesco Paolo Cianciana, avevano portato a sgominare un sodalizio criminale dedito al traffico di droga e di cui risultava secondo gli inquirenti far parte lo stesso Girolamo Valente, ammazzato nel 2017?

È il momento che le Istituzioni locali e nazionali, di ieri e di oggi, chiedano scusa per aver minimizzato o sottovalutato quel che in questi due decenni è accaduto, per aver fatto troppo poco, per aver esultato per inconsistenti vittorie di Pirro e segnino nelle loro azioni un cambio di passo. Le battaglie contro la criminalità fino a qui le hanno combattute magistratura e forze dell’ordine, ben poco i politici del territorio (con buona pace del Governatore Emiliano).

Bisogna usare l’arma della verità per rispondere a fenomeni criminali così complessi. Dobbiamo recuperare i nostri quartieri abbandonati al degrado e favorire la nascita di presidi di inclusione sociale e diffusione della cultura della legalità. Dobbiamo far sì che i Sindaci dei nostri Comuni guardino in faccia la realtà e con intransigenza promuovano, in collaborazione con le forze dell’ordine e tutti i livelli istituzionali necessari, sistemi capillari e diffusi di controllo, monitoraggio e sanzione per chi non rispetta la legge: che si tratti di un’occupazione abusiva di un alloggio popolare o di suolo pubblico, dell’abbandono o dello smaltimento illecito e indiscriminato di rifiuti.

Nel 2016, alcuni dei criminali protagonisti del contesto di cui fin qui si è scritto, in un altro episodio di intimidazione e violenza ai danni di un buttafuori che non voleva consentire lo spaccio di droga in un locale della litoranea di Bisceglie, prima di esplodere alcuni colpi di pistola nei confronti del malcapitato, pare – secondo alcune fonti giornalistiche – avessero detto in pubblico “A Bisceglie comandiamo noi!”. È arrivato il momento che i nostri Sindaci e tutti i livelli istituzionali politico rappresentativi sovraordinati affermino l’autorità dello Stato che non si piega, alzino la testa e dimostrino con azioni concrete che “loro” (quelli del presunto “comandiamo noi”) e la loro arroganza qui non potranno mai prevalere.

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