Amarcord: Gaizka Mendieta, l’inspiegabile tramonto di un campione

Da campione a bidone in un batter di ciglia. Difficile che accada, raro, molto raro, per quanto nel mondo del calcio non siano poche le storie di fuoriclasse o presunti tali passati dalle stelle alle stalle. Quanto accaduto a Gaizka Mendieta, però, è assai più particolare perchè il suo tracollo è stato rapido, troppo rapido per non rimanere un ricordo indelebile nella memoria degli appassionati.

Quella del 2001 è un’estate caldissima in Italia e non soltanto per le temperature: un giro vorticoso di calciatori sposta infatti le ultime lire nel calciomercato. La Juventus incassa 150 miliardi dal Real Madrid per la cessione di Zinedine Zidane, ma li reinveste subito aggiungendone 25 da dare al Parma per il doppio colpo Buffon-Thuram, oltre ai 75 spesi per strappare Pavel Nedved alla Lazio. Dagli stessi bianconeri entrano 70 miliardi che il Milan sborsa per portare in rossonero Filippo Inzaghi assieme a Rui Costa (pagato 85) e ad Andrea Pirlo, milanista per 35; sempre a Milano, sponda Inter, arriva Toldo per la cifra di 55 miliardi. La Lazio, campione d’Italia un anno prima e costretta ora a fare i conti con il fresco scudetto dei poco amati cugini romanisti che intanto si sono assicurati il miglior talento emergente italiano, Antonio Cassano, cede Nedved alla Juve e Veron al Manchester United (quasi 80 i miliardi nelle casse biancocelesti per il regista argentino), ma è pronta a sferrare il grande colpo, forse il migliore possibile, ovvero portare a Roma Gaizka Mendieta, il centrocampista più forte d’Europa, in procinto di lasciare il Valencia.

Quello di Mendieta è un nome che oggi solletica poco la fantasia dei più giovani, ma nel 2001 il regista spagnolo è il centrocampista più famoso del continente, è reduce da due finali di Coppa dei Campioni di fila perse con il suo Valencia ma che gli sono valse per due volte consecutive la palma di miglior calciatore dell’intera competizione. Mendieta, classe 1974, fisico esile, caschetto biondo alla Nino D’Angelo anni settanta, è un giocatore dinamico, eclettico, capace di agire sia come perno centrale della linea mediana che come mezzala, oltre a possedere un innato senso della posizione con ottimi tempi di inserimento e freddezza sottoporta; è il rigorista numero uno del Valencia e con il club spagnolo disputa dal 1992 al 2001 ben 231 partite, condite anche da 45 gol. Il ciclo della formazione castigliana è però ormai agli sgoccioli ed i pezzi pregiati della squadra sono pronti a salutare un’avventura tanto epica quanto sfortunata ed irripetibile; a partire dal tecnico Hector Cuper che finisce ad allenare l’Inter, fa le valigie anche Gaizka Mendieta che il Valencia sa di non poter più trattenere.

Inutile dire che sul miglior centrocampista d’Europa si fiondino i principali club continentali che a suon di miliardi vogliono regalarsi un pezzo pregiatissimo della collezione dei calciatori più importanti del momento. Le prestazioni di Mendieta, del resto, non sono passate inosservate: il suo cervello ragionatore, le sue gambe sempre in movimento, lui che a neanche 15 anni era una promessa del mezzofondo e che ora applica quelle doti podistiche al calcio, risultando un atleta quasi instancabile, intelligente e freddo, specie dal dischetto dove è praticamente infallibile, guarda il portiere fino all’ultimo e poi lo spiazza continuando a fissarlo negli occhi. Dopo qualche giorno di offerte più o meno interessanti, il Valencia capisce che il club maggiormente interessato a Mendieta è la Lazio; Sergio Cragnotti non vuol badare a spese, ha deciso che il rinforzo ideale da mettere a disposizione di Dino Zoff è lo spagnolo e così dovrà essere. Il 18 luglio 2001, giusto un mese dopo aver ingoiato l’amarissimo boccone dello scudetto romanista, il procuratore di Mendieta ed il presidente biancoceleste incontrano la dirigenza del Valencia; la giornata è frenetica, la società castigliana tira sul prezzo fino all’ultimo, sa che da quel centrocampista può ricavare una cifra esorbitante e sa anche che la Lazio quella cifra può spenderla. Alle 22 circa, ecco l’accordo: Gaizka Mendieta passa alla Lazio per 89 miliardi di lire, contratto di 5 anni, 8 miliardi di ingaggio al calciatore. Come postilla dell’intesa, una richiesta del Valencia: non lo rivendete mai al Real Madrid. Affare fatto.

La Lazio annuncia Gaizka Mendieta, il popolo laziale impazzisce, l’assalto allo scudetto può dunque ripartire e il centrocampista basco viene accolto da centinaia di tifosi biancocelesti in festa, perchè quello è un colpo veramente da novanta, in tutti i sensi, miliardi compresi. Sergio e Massimo Cragnotti si fanno immortalare felici e sorridenti ai lati di un Mendieta sereno con la maglia della Lazio fra le mani: saranno i primi ed ultimi scatti di gioia dell’avventura italiana dello spagnolo. Già, perchè fin dai primi giorni di ritiro, Zoff non riesce a capire che tipo di calciatore sia Mendieta, eppure in televisione l’ha visto, ne ha colto qualità e caratteristiche, ma di quel leader tuttofare del centrocampo non sembra esserci traccia. E’ timido, parla poco, in allenamento è in evidente difficoltà coi compagni, non trova una collocazione in campo ma non dice nulla, quando Zoff prova a dargli una mano lui fa spallucce. L’allenatore friulano non sa se schierarlo al centro della mediana o leggermente spostato a destra, in ogni caso appena inizia il campionato si capisce che Mendieta non riesce ad incidere nè da una parte e nè dell’altra, anzi, appare spaesato ed inconcludente, la gente sugli spalti si guarda attonita, come a dire: mica è lo stesso che giocava col Valencia?

Già all’esordio all’Olimpico contro il Piacenza il 26 agosto 2001, Mendieta si rivela uno dei peggiori in campo e l’1-1 finale non fa che aumentare le perplessità. Di ex valenciani va a segno il solo Claudio Lopez che nelle settimane successive si spertica in difese sincere e convinte del suo compagno di squadra: “Discutere Mendieta? Ma siamo matti, è un grandissimo calciatore e lo dimostrerà anche a Roma, diamogli tempo”. I giornali, intanto, criticano le deludenti prestazioni dello spagnolo che dopo un mese non ha convinto, zero assist, zero gol e nulla di quanto di buono si era ammirato nelle due stagioni precedenti. Anche la Coppa dei Campioni, che in fondo era stato quasi il suo habitat, non lo aiuta e lui non aiuta la Lazio che esce dalla manifestazione già dopo la prima fase a gironi giungendo ultima con appena 6 punti in un girone tutt’altro che irresistibile che comprende anche Nantes, Galatasaray e PSV Eindhoven. Dopo lo 0-0 casalingo contro il Torino, Dino Zoff viene esonerato ed il suo posto preso da Alberto Zaccheroni; è una partita forse emblematica per Mendieta, deludente come al solito e sostituito al 70′ da un altro spagnolo, Ivan De La Pena, altro talento iberico che non ha mai mantenuto premesse da fuoriclasse. E’ ancora la fine di settembre e per l’ex gioiello del Valencia c’è tutto il tempo per rimettere in sesto un’annata grigia.

Zaccheroni arriva alla Lazio convinto di poter risollevare la squadra e condurla almeno fra le prime quattro della serie A, ma anche lui si trova di fronte all’equivoco Mendieta: nel suo centrocampo a 4 prova a schierarlo a destra nel debutto a San Siro contro il Milan che vincerà 2-0. Lo spagnolo deluderà ancora, ma deluderà anche quando Zaccheroni tenterà di spostarlo al centro, avendo effetti disastrosi come il derby perso 2-0 contro la Roma e in cui Mendieta giocherà un’ora in totale apatia e confusione prima di essere rilevato da Stankovic. Gli spazi per il centrocampista iniziano a ridursi e non rare sono le occasioni in cui guarda le partite dalla panchina e al massimo subentra nel secondo tempo quando la Lazio è sotto, come a Verona contro il Chievo quando i biancocelesti perdono 3-1 dopo il vantaggio iniziale. Zaccheroni, che non può andare troppo per il sottile vista la rimonta che c’è da compiere in campionato, trova una linea di centrocampo affiatata con Fiore vertice alto e Liverani, Giannichedda, Poborsky e Stankovic a giocarsi gli altri tre posti. Mendieta, ormai ai margini della rosa, gioca ancora qualche partita ma le sue prestazioni degli anni precedenti sono solo un pallido ricordo. La Lazio termina il campionato al sesto posto, qualificata per la Coppa Uefa, risultato deludente come deludente (a dir poco) è la stagione di Mendieta, chiusa con 20 presenze, senza gol, senza assist e senza nemmeno l’opportunità di calciare un rigore perchè i biancocelesti ne ottengono solamente 3 in tutto il torneo e in quelle occasioni lo spagnolo è in panchina.

Mendieta si è rivelato un flop, di quelli clamorosi e costosi, nessuno riesce a comprendere e a spiegare un’involuzione così repentina, ma tant’è. La Lazio, delusa ed arrabbiata, vuole liberarsi del calciatore ma naturalmente quegli 89 miliardi sborsati meno di un anno prima non li rivedrà mai. C’è la clausola che impedisce a Cragnotti di rivendere il calciatore al Real Madrid, ma i neo campioni d’Europa non ci pensano nemmeno lontanamente a metterselo in casa. Piuttosto la Lazio si augura che i mondiali di Corea e Giappone possano risollevare un Mendieta con le gomme ormai sgonfie, ma anche questo proposito naufraga rapidamente: la Spagna passa il girone di qualificazione ed il centrocampista laziale segna pure una rete nel 3-2 delle Furie Rosse contro il Sudafrica, supera gli ottavi di finale ai calci di rigore contro l’Eire grazie al tiro decisivo proprio di Mendieta, poi si arrende ai quarti fra le polemiche alla Corea del Sud. A Formello bussa il Barcellona e la Lazio è ben contenta di rispedire quel calciatore involuto nella Liga dove però ormai la magia è finita: Mendieta gioca benino, segna anche 4 reti ma è ormai lontano parente di quello ammirato a Valencia. A fine stagione passa in Inghilterra al Middlesbrough dove giocherà una sessantina di partite fino al 2008 quando chiuderà una carriera inspiegabile, terminata in pratica dopo quei due meravigliosi anni a Valencia che lo avevano eletto miglior calciatore d’Europa.

La Lazio ha pagato carissimo quell’unico infausto anno: Cragnotti, per assicurarsi Mendieta, si indebita fino al collo e sarà costretto nel 2003, per dirimere il contenzioso, a cedere al Valencia sia Stefano Fiore che Bernardo Corradi che prima di imbarcarsi per la Spagna dicono: “Andiamo a Valencia per salvare la Lazio”. Oggi Gaizka Mendieta, pochi capelli rimasti ma ancora un fisico asciutto, vive nei pressi di Middlesbrough dove fa il deejay nei locali, forse qualche tifoso laziale di passaggio in Inghilterra lo avrà riconosciuto e non potrà aver fatto a meno di ripensare a quella pessima esperienza romana di un calciatore che ora suona musica ma che di ritmo in campo ne ha mostrato ben poco.

di Marco Milan

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