Amarcord: alla preistoria del calcio, quando il Ponte San Pietro giocava in serie B

Print Friendly, PDF & Email
Read Time6 Minutes, 39 Seconds

Campionato di serie D 2012-2013: il girone B lo vince il Pergocrema con 84 punti, uno soltanto più del Ponte San Pietro (o Pontisola) che giunge secondo ad 83 e manca la promozione. Sin qui nulla di trascendentale, a parte la serrata lotta fra le due formazioni lombarde; un duello che però fa riscoprire all’Italia una squadra che tanto, tantissimo tempo prima aveva scritto una piccola ma significativa pagina di storia, sommersa poi da più di 60 anni di calcio italiano.

E’ il 1910 quando Matteo Legler, proprietario dell’omonima azienda tessile, decide di fondare una società di calcio proprio nel paese in cui ha aperto la sua ditta. Il paese si chiama Ponte San Pietro, 11 mila anime ai piedi di Bergamo, il club viene denominato Società Sportiva Vita Nova, colori sociali sono il bianco e il blu, e nei primi anni di esistenza partecipa solamente a campionati regionali dilettantistici e in squadra soli ragazzi al di sotto dei 21 anni, anche perchè dopo il compimento del ventunesimo anno di vita dovevano tutti partire per il servizio di leva obbligatorio. Altro che calcio pane e salame, la Prima e Seconda Categoria degli anni 15-20 è più simile all’oratorio parrocchiale: nessuna promozione o retrocessione, bande di ragazzini che imparano a giocare a pallone davanti a pochi intimi, proseguendo intanto negli studi e ricevendo come compenso a fine stagione una mangiata epocale nella principale trattoria del paese: lì la libertà di bere del buon vino fatto in casa, abbondante pastasciutta e carne alla brace. Un paese come tanti che offre ai ragazzi la possibilità di diventare atleti divertendosi ed aggregandosi coi propri coetanei.

Ma il Vita Nova non riesce ad emergere, a farsi largo in campionati più competitivi: sotto il Regime Fascista, a Ponte San Pietro si scioglie il vecchio sodalizio e viene costituita la nuova società, denominata Pro Ponte che si iscrive ai campionati regionali ed inizia a far strada, ottenendo un paio di promozioni e raggiungendo addirittura la serie C nel 1939. La Seconda Guerra Mondiale porta allo stop di tutte le manifestazioni in Italia e subito dopo il conflitto lo sport riparte, a Ponte San Pietro la locale squadra riprende le sue attività e riacquista la vecchia denominazione di Vita Nova, rimanendo iscritta alla serie C e partecipando anche a qualche edizione della Coppa Italia dove assaggia il calcio dei grandi. L’Italia sta ripartendo a fatica dopo la guerra e contemporaneamente il calcio prende piede fra la gente, accomunata dal tifo e dalla passione per uno sport che lentamente sta soppiantando tutti gli altri (ciclismo in primis) nel cuore degli appassionati.

Nel campionato di serie C 1946-47, la squadra di Ponte San Pietro è inserita nel gruppo F e, nonostante le premesse di una stagione tranquilla, si ritrova a battagliare con la Melegnanese, ingaggiando un duello che si protrae sino alla fine dell’anno. Lo scontro è intenso e serrato, Melegnanese e Vita Nova danno vita ad una battaglia che si risolve proprio alle battute finali: la formazione di Melegnano (interland milanese) ha la meglio per due soli punti, 44 a 42, e festeggia l’approdo alle finali per la promozione in serie B. A Ponte San Pietro masticano amaro, ma per poco: sui giornali locali, infatti, già qualche giorno dopo la fine del campionato alcuni zelanti giornalisti fanno trapelare notizie secondo cui ci sarebbe in corso un’indagine contro la Melegnanese per illecito sportivo, dapprima presunto e poi certificato. I milanesi vengono così declassati all’ultimo posto della classifica e il Ponte San Pietro Vita Nova finisce a giocarsi la finale promozione contro Mortara e Monza, in un mini torneo a tre che promuoverà la squadra vincitrice. I bergamaschi battono 4-2 il Mortara che a sua volta pareggia 0-0 col Monza, dando la possibilità al Ponte San Pietro di avere due risultati su tre a disposizione nell’ultima partita per ottenere il salto di categoria. Il 10 agosto 1947 a Seregno, il Monza attacca ma sbatte sul muro biancoblu e sul caldo afoso: la gara termina 0-0 e il Ponte San Pietro, chiamato ancora Vita Nova, festeggia un’insperata e clamorosa promozione in serie B.

Alla vigilia del campionato cadetto 1947-48, a Ponte San Pietro c’è euforia perchè la piccola compagine cittadina giocherà nella seconda divisione nazionale, confrontandosi col calcio dei grandi, con l’orgoglio e l’emozione di chi vuole far strada con la sola forza dei propri mezzi, senza contare su risorse economiche ampie o su un bacino d’utenza particolarmente risonante. L’allenatore della squadra è Secondo Lanfranco, ex portiere dell’Atalanta e dello stesso Ponte San Pietro Vita Nova, classe 1910, alla prima esperienza in cadetteria. I biancoblu bergamaschi hanno fiducia, nonostante i pochi mezzi a disposizione: inseriti nel girone A della serie B, 18 squadre, una sola promozione e ben 10 retrocessioni, praticamente la metà delle formazioni iscritte finirà in serie C, questo a causa della ristrutturazione dei campionati che proprio in quella stagione viene programmata per riorganizzare i tornei italiani. A Ponte San Pietro sanno bene che salvarsi sarà un’impresa, ma la fiducia e la speranza restano immutate in paese, perchè la sensazione è che la squadra di Lanfranco possa rendere la vita difficile a tutte le rivali.

L’avvio di campionato è devastante e i bergamaschi rischiano il ko dopo sole due giornate: all’esordio assoluto il 14 settembre 1947, infatti, il Ponte San Pietro Vita Nova perde 3-0 a Vigevano, una settimana dopo è battuto con lo stesso punteggio a Gallarate. I primi punti e la prima vittoria in serie B giunge alla terza giornata, il 28 settembre, quando i biancoblu sconfiggono al debutto casalingo la Pro Sesto per 1-0, quindi incappano in tre ko consecutivi contro Brescia, Crema e Pro Vercelli. Il campionato prosegue fra alti e bassi, il Vita Nova si comporta abbastanza bene in casa dove vince una partita al cardiopalma contro il Magenta per 3-2 e batte sonoramente 4-0 il Viareggio, mentre in trasferta ottiene qualche batosta come a Novara, riuscendo però anche a trovare un successo insperato quale il 2-1 di La Spezia il 7 dicembre. Il momento migliore del Ponte San Pietro Vita Nova arriva a cavallo fra la fine del girone d’andata e l’inizio di quello ritorno quando i bergamaschi infilano una serie di 7 risultati utili consecutivi con 5 vittorie (contro Viareggio, Cagliari, Seregno, Vigevano e Gallaratese) e 2 pareggi (con Fanfulla e Pro Sesto). La salvezza sembra ancora a portata di mano, ma con l’arrivo della primavera il sole scioglie il freddo ma pure il piccolo Vita Nova.

Dal 7 marzo, infatti, i lombardi non vinceranno più sino alla fine del campionato, incappando in un crollo verticale senza spiegazioni. Nessuno riesce a capire la causa di una crisi profondissima che progressivamente allontana la squadra bergamasca dalla salvezza; c’è chi parla di crollo fisico e atletico, chi di mancanza di esperienza, chi sostiene che il Vita Nova si sia sentito ad un certo punto sicuro della permanenza in serie B, mollando gli ormeggi senza poi essere più in grado di rimettersi in carreggiata. Fatto sta che i biancoblu nella seconda parte di campionato scivolano giù in classifica, perdono partite incredibili come il 7-2 incassato a Viareggio, il 4-1 patito in casa col Como o la clamorosa sconfitta casalinga contro il fanalino di coda Cagliari. Il 20 giugno 1948 un Vita Nova ormai retrocesso gioca la sua ultima partita in serie B a Lodi perdendo 6-1 contro il Fanfulla; 25 punti totali, 15.mo posto in classifica, 10 vittorie e ben 19 sconfitte: troppo poco per mantenere la categoria, nonostante la sfortuna di aver trovato l’unico campionato con a disposizione appena i primi 8 posti della graduatoria per ottenere la salvezza.

Dopo qualche anno in serie C, il Ponte San Pietro nel 1952 esce dai radar del calcio professionistico, si riaffaccia alla serie D ad inizio anni ottanta per poi sprofondare nuovamente nei tornei regionali, fino al ritorno in D stabile nel 2008: da allora, grazie ad una società competente ed organizzata, torna a sperare nella promozione in serie C, sfiorata in quel campionato 2012-2013 che ha regalato a Ponte San Pietro la delusione del salto di categoria, facendo però riemergere un passato glorioso, quell’unico ma storico torneo di serie B che almeno per un anno aveva fatto sognare un piccolo paese dell’entroterra bergamasco.

di Marco Milan

0 0

About Post Author

0 %
Happy
0 %
Sad
0 %
Excited
0 %
Angry
0 %
Surprise

One thought on “Amarcord: alla preistoria del calcio, quando il Ponte San Pietro giocava in serie B

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Social profiles