Giovani di ieri e giovani di oggi

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’editoriale del prof.
Carcea e Giancarlo.

L’altro giorno, come al solito, mi sono recato al bar di fronte casa per un caffè, lì, ho incontrato il mio amico Giancarlo. Sì, proprio lui! vi ricordate l’editoriale: “A pranzo con i politici” ? Ebbene, questa volta la politica non c’entra nulla, perché, si sa! il tempo torna sornione sui propri passi e, parafrasando Lalla Romano, possiamo dire: le parole tra noi leggere ci guidano per l’antica via del ricordo. In fondo, siamo “navigatori di prima generazione”, fruitori di spettacoli televisivi. Stavamo assistendo all’intervista su RAI 1 alla affascinante Gloria Guida, attrice del cinema degli anni ‘70/’80, ancora avvenente e seducente. Sentivo che un commento di Giancarlo non si sarebbe fatto attendere, visto il suo spiccato senso critico, infatti: Ti ricordi? – inizia Giancarlo – la bellissima Gloria Guida in uno dei film in cui appare discinta sotto la doccia, intenta in carezzevoli abluzioni del proprio corpo; con lei entrava nelle case degli italiani una Ninfa moderna, un Pastiche di scultorea bellezza e civettuola cedevolezza; troppo solenne per “l’uomo qualunque”, troppo sfacciata per la “moglie di quest’ultimo”; un tipo di cinema, a parere delle femministe,  maschilista e sessista. L’era della seduzione femminile si concludeva con il famoso gesto delle mani con il quale le femministe mostravano al mondo intero l’avvenuta liberazione del “santuario” più frequentato di ogni tempo, provvedendo sia alla cacciata dei mercanti, che dei “falsi idoli”, i quali, a diverso titolo, lo avevano da sempre consacrato al mercimonio o al matrimonio. Beh, mi sono dilungato un po’ – continua Giancarlo – voglio farti una domanda: secondo te i giovani di oggi potrebbero trovare seducente lo show della Guida? -E io- carissimo, siamo i giovani di ieri, la domanda dovresti farla alla gioventù 2.0, a un “Influenzer”, questi proverebbe a “postare” il filmato dello show in Rete, sui Social, verificando che diventi “virale”. Come dire: “se gira l’influenza lo si deve alla forza liberatoria del virus”, questione paradossale par excellence.

Il corpo “virtualizzato” non è la copia della realtà, ma è una seconda chance che ha di vivere attraverso il simulacro. Detto ciò, sia quel che sia, si mostri nudo o vestito, sia esso oggetto o soggetto, investito di senso o svestito anche del significato, collocato nel tempo, nello spazio, sottoposto alla forza di gravità o sospeso in una levitazione senza direzione, l’importante è, come abbiamo detto, accoglierlo in un evento virale, del quale si possa valutare l’influenza.  L’erotismo, ahimè, non ha più nessun nascondiglio, non cresce all’ombra del desiderio, ormai gira senza veli, sciancato e miserando, in cerca nei rotocalchi televisivi del mistero che ha perduto.  Anche il piacere sessuale cerca tra i corpi senza chiara distinzione di gender, la propria soddisfazione, la quale non è completa   se non   comunicata   su Facebook, Twitter,   Instagram  e  altro.

Un filmato può diventare virale   se   c’è   un corpo   su    cui testare circolazione, influenza, diffusione e immunizzazione degli effetti e, pertanto, il corpo Sociale si ramifica in quello Social che ne rappresenta la struttura neuronale: il cervello. Di fronte al Web-monster, possiamo dire addio alla televisione, vecchia progenitrice della Rete, in parte, buona consigliera e amica dei giorni più lieti, quelli –per chi ne è stato partecipe – del Carosello e di: Non è mai troppo tardi del maestro Manzi.  Per altri versi, cara televisione,sei stata anche, come ha detto K. Popper: “Una cattiva maestra”, perché fingi sapendo di farlo, anche quando non si dovrebbe: le fake news sono un esempio, con il risultato che, ormai sono le notizie a generare i fatti, i quali vengono confezionati come un prodotto e messi in circolazione come merci.

Giovani di ieri e giovani di oggiMentre per il Web, realtà e finzione si confondono al punto che l’effetto virale, i sintomi e l’influenza sono le facce della stessa medaglia, una rivoluzione si palesa per le generazioni di oggi, che sono in cerca di una identità in un mondo in cui l’unica legge che domina incontrastata è quella di produrre effetti a tutti i costi. Sembra che la realtà sia sempre più “una scommessa perduta”, come ha sostenuto J. Baudrillard, e in circolazione ci sono solo simulacri, i quali rimandano l’uno all’altro avendo perso di vista l’origine. Nella Galassia Gutenberg si naviga come astronauti ebbri, senza direzione né scopo; forme di vita librate nel cybersapzio in cui tutte le coscienze individuali vivono nell’illusione di essere immediatamente comunicate le une alle altre.  Queste “anime belle” si rincorrono come note su uno spartito invisibile o come geroglifici di un ipertesto che ognuna di esse contribuisce a creare. Hai ragione – aggiunge Giancarlo –  mi chiedo se queste persone sono libere o catturate da una singolare forma di costrizione psicologica che, in parte, concorrono a generare. Una sorta di gabbia dorata in cui sono costretti a vivere di cose effimere, senza neanche accorgersi se il loro tempo, speso in questo modo, abbia un senso oppure no.  Caro Giancarlo – mi accingo a concludere –  ormai viviamo in una galassia telematica che si trova, come direbbe Bukowsky: “A sud di nessun nord”, tra le esalazioni sulfuree del Tartaro infinito e Uranos, il cielo stellato. In fondo cambiano i luoghi ma non cambiano le situazioni e dalle patrie galere, siano esse caverne o abissi siderali, si può tornare liberi soprattutto quando si mette in moto la macchina del tempo che è la memoria. Quando si spegne il “falò delle vanità” e degli eventi virali rimangono solo le cicatrici, allora, ognuno, da solo, nella propria stanza, scopre che la salvezza consiste nella memoria, il luogo del tempo, che ci indica la strada del ritorno a casa. La qual cosa fa di ognuno di noi un novello Odisseo, il quale, dopo aver vissuto in balia di ogni tipo di sortilegio, scopre di essere un esule che aspira a una vita semplice, nella propria terra di origine, come dopo un lungo viaggio, lontano, per troppo tempo dalla propria umanità.

(di Giuseppe Carcea e Giancarlo )

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