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Gli empori solidali, un modello per contrastare le povertà

Dal 2015 ad oggi è stato aperto il 72% degli empori. Lo rileva il primo Rapporto Caritas Italiana e CSVnet

Gli empori solidali attivi in Italia sono 178, distribuiti in 19 regioni. Si stima che entro il 2019 ne saranno aperti almeno altri 20.

Cosa sono. Si tratta di servizi simili a un negozio o a un supermercato dove individui o famiglie con difficoltà economiche possono recarsi per acquisire gratuitamente prodotti di vario genere. I beni in distribuzione sono diversi: si va dagli alimenti non deteriorabili a quelli freschi e ortofrutta, cotti e surgelati, dai prodotti per l’igiene e la cura personale e della casa agli indumenti, dai prodotti farmaceutici a quelli per bambini e ragazzi come giocattoli e articoli per la scuola.

Come funzionano. L’accesso agli empori solidali avviene in base alla verifica delle condizioni di difficoltà economiche attraverso documenti come la soglia Isee e l’Irpef e colloqui individuali. Nella maggior parte dei “negozi” le persone hanno la possibilità di fare la spesa gratis utilizzando una tessera a punti da scalare.
Oltre a ciò più di 8 empori su 10 prestano ulteriori servizi, quali ad esempio accoglienza e ascolto, orientamento al volontariato e alla ricerca di lavoro, terapia famigliare, consulenza legale, solo per citarne alcuni. In ogni struttura sono presenti volontari che svolgono tutte le mansioni: dall’approvvigionamento alla distribuzione, dall’amministrazione alla governance. Non mancano, tuttavia, gli operatori retribuiti (178 dichiarati da 83 empori) tra personale part-time e a tempo pieno, cui vanno ad aggiungersi i ragazzi in servizio civile (44).

Il Rapporto Caritas Italiana – CSVnet. Le informazioni sin qui prodotte sono attinte dal primo Rapporto Caritas Italiana e CSVnet (l’associazione dei centri di servizio per il volontariato, ndr) sugli empori solidali in Italia, presentato a Roma il 5 dicembre scorso in occasione della 33ma Giornata internazionale del volontariato.
Dai dati emerge che questo modello di contrasto alla povertà ha avuto una crescita notevole nell’ultimo triennio. Ben 102 empori, equivalenti al 57% del totale, sono stati aperti tra il 2016 e il 2018. Se si considera anche il 2015 la percentuale sale al 72%. Il primo emporio è stato inaugurato nel 1997 a Genova, mentre il modello si è andato affermando dal 2008.

Le quattro caratteristiche comuni. Ciò che accomuna gli empori sottoposti alla prima mappatura del Rapporto sono quattro caratteristiche:

  • “l’aspetto e il funzionamento simile a negozi o piccoli market;
  • la distribuzione gratuita di beni di prima necessità […];
  • l’essere in rete con altre realtà del territorio per l’approvvigionamento e/o l’individuazione dei beneficiari;
  • il proporre, insieme al sostegno materiale, altri servizi di orientamento, formazione, inclusione e socializzazione”.

Scenari futuri. Questo primo dossier apre ora la strada a ulteriori approfondimenti del fenomeno, come le caratteristiche dei beneficiari, la sostenibilità economica degli empori, il contrasto allo spreco e il ruolo dei volontari.

(di Laura Guadalupi)

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