Amarcord: l’anno a due facce del Bologna, da incubo in campionato e da miracolo nelle coppe

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Ci sono annate che nascono male e finiscono peggio. Il mondo dello sport lo sa, gli stessi tifosi in molti casi se ne rendono conto e vivono quasi da rassegnati il proseguimento di stagioni iniziate malamente e che poi puntualmente si concludono nella più totale mestizia. E poi esistono annate impossibili da decifrare, a cui trovare un senso è complicato, in cui i protagonisti fluttuano tra alti e bassi, ritrovandosi fra due estremi che spesso fanno la storia. Evidente testimonianza ne è stato il Bologna nella stagione 1990-91.

Il campionato 1989-90 si è rivelato entusiasmante per il Bologna guidato in panchina da Luigi Maifredi, l’allenatore del calcio champagne, colui che ha riportato in serie A gli emiliani e ce li ha fatti affermare con un gioco spumeggiante ed offensivo grazie al quale i rossoblu si sono salvati tranquillamente al termine del campionato 1988-89 e in quello successivo hanno trovato addirittura la qualificazione in Coppa Uefa piazzandosi all’ottavo posto ed approfittando delle vittorie del Milan in Coppa dei Campioni e della Sampdoria in Coppa delle Coppe che avevano liberato due posti in più per la Uefa. Nell’estate del 1990 c’è fibrillazione a Bologna, il pubblico che da sempre segue con interesse e passione la squadra, può rivederla nelle coppe europee dopo decenni, anche se molto è cambiato nell’organico: tanto per cominciare non c’è più Maifredi, sedotto dalla Juventus e trasferitosi a Torino assieme ai gioielli bolognesi Luppi e De Marchi. In panchina è arrivato Franco Scoglio, mentre in campo sono andati via i vecchi bomber Bruno Giordano e Marronaro ed è arrivato il talentuoso ungherese Lajos Detari; c’è ancora l’inossidabile Antonio Cabrini che proprio al termine della stagione 1990-91 dirà addio al calcio, e c’è ancora Renato il mitico Villa, baluardo della difesa felsinea. La rosa è di buon livello e ci sono tutti i presupposti per disputare una tranquilla stagione e far strada il più possibile in Coppa Uefa.

Il 5 settembre 1990 parte ufficialmente l’annata del Bologna che nel primo turno preliminare di Coppa Italia batte 4-2 al Dall’Ara la Reggiana, una delle migliori formazioni di serie B del momento. Quattro giorni dopo inizia anche la serie A e l’esordio della squadra di Scoglio in casa contro il neopromosso Pisa potrebbe essere utilizzato benissimo come fotografia dell’intera stagione: sotto un sole cocente, i rossoblu attaccano confusamente, sembrano lenti e pasticcioni, prestano il fianco alle rapide ripartenze di un Pisa che sfrutta al massimo l’occasione più propizia della partita per portare a casa i due punti grazie alla rasoiata su punizione di Lamberto Piovanelli. Pazienza, si dicono a Bologna, la prima è andata male ma ci rifaremo. Ma la seconda e la terza giornata non sembrano voler far cambiare rotta agli emiliani, battuti prima a San Siro dall’Inter che vince all’89’ grazie ad un tiro al volo di Alessandro Bianchi, poi a Genova dai futuri campioni d’Italia della Sampdoria: 3 partite e zero punti, non certo l’inizio che Scoglio e i tifosi si aspettavano. Meno male che ci sono le coppe, però, perchè i rossoblu avanzano sia in Coppa Italia dove eliminano la Reggiana e sia in Uefa dove si sbarazzano dei polacchi dello Zaglebie Lubino. La prima vittoria in campionato arriva al quarto turno, il 30 settembre 1990, quando una rete del difensore bulgaro Iliev piega al Dall’Ara il Torino; Iliev meno di un mese dopo sarà ceduto in Inghilterra e a Bologna arriverà l’attaccante svizzero con origini turche Kubilay Turkyilmaz.

Ma la vittoria contro il Torino sembra un’eccezione nel disastroso campionato di un Bologna che sprofonda sempre di più in classifica: i rossoblu perdono 3-1 in casa della Lazio e si presentano al derby emiliano-romagnolo contro il Cesena della sesta giornata praticamente con l’acqua alla gola, più o meno la stessa situazione dei bianconeri cesenati. Al Dall’Ara tira una brutta aria quella domenica di ottobre, il Bologna attacca, ci mette cuore ed impegno ma non sfonda, mentre il Cesena, tecnicamente inferiore, si difende ma intuisce che negli avversari qualcosa non funziona: al 20′ del secondo tempo, l’attaccante romagnolo Ciocci approfitta di una dormita della difesa bolognese per insaccare di testa il gol partita che lascia il Bologna ultimo da solo in classifica. Stefano Tura, inviato della Rai per La Domenica Sportiva, intervista Franco Scoglio chiedendogli: “Pensa di rimanere sulla panchina del Bologna dopo questo ko?”. Scoglio non risponde, allontana il microfono e se ne va, senza sapere che sarà il presidente Corioni a rispondere per lui: il tecnico viene esonerato ed al suo posto arriva Luigi Radice, reduce da una brillante stagione alla guida della Roma. L’ex allenatore del Torino campione d’Italia parte con uno 0-0 in casa del Genoa, poi il Bolgona perde in casa contro la Juventus in una partita sfortunatissima per i colori rossoblu che sbagliano con Detari un calcio di rigore che avrebbe potuto cambiare in meglio le sorti dell’incontro. Il paradosso, nel frattempo, è che in Coppa Uefa i felsinei sono una macchina da guerra: nel secondo turno perdono 3-1 in Scozia contro gli Heart of Midlothian; considerando l’andamento in campionato, la sensazione è che l’avventura europea stia per concludersi, e invece il Bologna tira fuori orgoglio e carattere e nella gara di ritorno si impone per 3-0 dimostrando che forse quell’organico non è tutto da buttar via.

Anche la Coppa Italia prosegue bene, la squadra di Radice elimina il Modena e si ritrova ai quarti di finale, mentre in campionato qualcosa migliora, ma il problema principale del Bologna è che continua a non vincere; i rossoblu, infatti, fra il 30 settembre ed il 20 gennaio conquistano solamente un successo (3-0 al Bari), pur strappando pareggi dignitosi come i due 1-1 di Parma e del Dall’Ara contro il Milan campione d’Europa e del mondo. In attacco trova la via della rete Turkyilmaz che è un buon attaccante, mentre Detari vive di fiammate ed ha nella discontinuità la sua caratteristica migliore; il tedesco Waas, poi, la butta dentro col contagocce ed il Bologna resta a galleggiare fra l’ultimo ed il penultimo posto della classifica per l’intero girone d’andata, mentre in Coppa Uefa raggiunge i quarti di finale superando stoicamente agli ottavi gli austriaci dell’Admira Wacker: la gara d’andata in trasferta è un massacro per i rossoblu, travolti 3-0 da un avversario in palla ma non irresistibile. Al Dall’Ara, però, la formazione di Radice scopre ancora una volta risorse nascoste: passano appena 5 minuti e Waas sblocca la gara con una splendida incornata di testa; proprio lui che non segnava da mesi porta in vantaggio il Bologna e torna a far sperare il popolo emiliano. I rossoblu attaccano ferocemente ed all’inizio della rirpresa ancora Waas si procura il calcio di rigore che Cabrini trasforma per il 2-0 che avvicina i felsinei alla clamorosa rimonta; al 70′, poi, l’apoteosi la scatena il diciottenne difensore Paolo Negro che in un’incursione nell’area austriaca firma la rete del 3-0 che porta la gara ai supplementari e poi ai calci di rigore dove, nonostante gli errori di Tricella e Cabrini, il Bologna riesce ad avere la meglio e a qualificarsi per i quarti di finale, impresa storica per la formazione emiliana.

Le gesta di coppa e la magica serata contro l’Admira Wacker tirano su il morale di una piazza sempre più demoralizzata dallo scarso andamento della squadra di Radice in campionato, visto che dopo gli incoraggianti pareggi di Pisa (da 0-2 a 2-2 in rimonta) e in casa contro l’Inter, i rossoblu incappano in ben 5 sconfitte consecutive contro Sampdoria, Torino, Lazio, Cesena e Genoa che ne pregiudicano pesantemente la corsa verso una salvezza ormai vista come un miraggio dall’ambiente bolognese. Radice, intanto, sta effettuando una strana alternanza in porta: il titolare Cusin (peraltro uno dei pochi a salvarsi nella prima parte di stagione) è sostituito dal giovane Valleriani che commette però un paio di pasticci clamorosi e viene accantonato per far posto all’ancora più giovane esordiente Pilato che diventa così ad appena 18 anni il titolare della porta bolognese, esordendo in serie A proprio il giorno della sua maggior età, il 14 aprile 1991 nella partita contro il Parma. In mezzo a questa alternanza, il Bologna è stato eliminato dalla Coppa Italia per mano del Napoli, e dalla Uefa a causa del doppio confronto sfavorevole contro lo Sporting Lisbona. Due avventure terminate ai quarti di finale, due sogni che per un po’ i bolognesi hanno cullato nella speranza di dimenticare un campionato disastroso nel quale sono però costretti a ricalarsi dopo le due estromissioni dalle altre manifestazioni.

Campionato che prosegue con prestazioni decenti come l’1-1 strappato al Delle Alpi di Torino contro l’ex Maifredi e in cui Waas porta in vantaggio il Bologna prima del pareggio al 91′ di Roberto Baggio su un calcio di rigore decretato per un dubbio contatto in area e che manda su tutte le furie società e calciatori bolognesi che in sala stampa ne dicono di tutti i colori ai dirimpettai juventini. Il 4-0 patito a Bari mette in mostra tutte le lacune e la mancanza di concentrazione di una compagine ormai rassegnata, mentre la gara casalinga contro la Roma il sabato di Pasqua è forse lo specchio dell’intera annata: il Bologna è stranamente pimpante ed agguerrito, mette sotto i giallorossi e si porta sul 2-0 grazie alle reti di Detari e Turkyilmaz, ma la reazione della Roma porta alle reti di Rizzitelli, Desideri e Voller che spiazzano i felsinei e portano un po’ tutti alla convinzione che quello sia realmente un campionato da buttare. “Se non vinciamo neanche queste partite”, sospira Radice a fine gara, consapevole che la retrocessione sia ormai solo una questione aritmetica che il campo certifica meno di un mese dopo con l’1-1 al Dall’Ara contro la Fiorentina, una sfida giocata davanti a poche migliaia di spettatori e resa amara dal decisivo verdetto finale.

Il Bologna chiude il campionato con tre sconfitte (6-0 in casa del Milan, 2-1 al Dall’Ara contro il Cagliari e 3-2 a Napoli) terminando all’ultimo posto della classifica, il peggior risultato della storia di sempre dei rossoblu in serie A. Una stagione nata male e finita ancora peggio nonostante una rosa che avrebbe potuto tranquillamente raggiungere almeno la salvezza e che ha incrociato sul suo cammino le due avventure da applausi in Coppa Italia e soprattutto in Coppa Uefa; difficile pensare che si trattasse della stessa squadra in tutte e tre le competizioni, e invece è stato davvero così. Il dottor Jekyll e Mister Hyde 1990-91 in Italia si è chiamato Bologna.

di Marco Milan

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