Caso Skripal: è guerra diplomatica tra Europa, Stati Uniti e Russia

Dopo l’avvelenamento nel Regno Unito di un’ex spia russa, l’Italia espelle dal territorio italiano due funzionari dell’Ambasciata della Federazione Russa a Roma. Mosca minaccia: “Reagiremo”

Con una nota di lunedì 26 marzo il Ministero degli Esteri italiano, a seguito delle conclusioni adottate dal Consiglio Europeo del 22 e 23 marzo scorso, in segno di solidarietà con il Regno Unito e in coordinamento con partner europei e alleati NATO, ha deciso di espellere dal territorio italiano due funzionari dell’Ambasciata della Federazione Russa a Roma accreditati in lista diplomatica.

A seguito dell’ “attacco di Salisbury” dello scorso 4 marzo, vale a dire l’avvelenamento della ex spia russa Sergey Skripal e della figlia Yulia a Salisbury, nel Regno Unito, Stati Uniti e 14 Stati membri dell’Unione europea hanno adottato la misura ritorsiva come condanna per l’utilizzo di armi chimiche. Lo ha affermato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk aggiungendo che “altre espulsioni non sono da escludere nei prossimi giorni e settimane“.

Mosca ha reagito nell’immediato attraverso il suo ministro degli Esteri: “Si capisce che questo passo ostile di questo gruppo di Paesi non passerà senza conseguenze, reagiremo“.

Ad adottare la stessa misura anche altri stati in Europa: quattro diplomatici sono stati espulsi dalla Francia, quattro dalla Germania, quattro dalla Polonia, due da Albania altri da Ucraina, Danimarca e Repubblica Ceca. E ancora: la Lituania ha deciso di espellere tre diplomatici russi e di imporre sanzioni a 44 persone, vietando loro di entrare nel loro territorio nazionale, mentre la Lettonia ne espellerà uno.

Negli Stati Uniti è stata annunciata l’espulsione di 60 diplomatici russi: 12 diplomatici russi operativi presso la sede Onu di New York e 48 dipendenti dell’ambasciata a Washington. Inoltre, l’intero consolato di Seattle è stato chiuso d’autorità, per il sospetto che in quella sede i russi spiassero una base di sottomarini Usa e la principale fabbrica della Boeing (che produce non solo aerei passeggeri ma anche militari).

Queste misure arrivano pochi giorni dopo la telefonata Trump-Putin con la quale il presidente americano si era congratulato per la rielezione del suo omologo russo. Tuttavia, come ricorda Federico Rampini, “Continua il “doppio binario” delle relazioni Usa-Russia: la tecno-struttura (Pentagono, intelligence) costringe a fare l’esatto opposto di quel che vorrebbe Trump. Va ricordato che Trump si congratulò con Putin disobbedendo ai suggerimenti dei suoi collaboratori.

Soddisfazione da parte di Londra per la ritorsione diplomatica collettiva, “una risposta alla minaccia” che Mosca pone alla sicurezza di tutti noi, non solo un segno di solidarietà verso la Gran Bretagna” ha detto la Premier Theresa May parlando alla Camera dei Comuni.

Soddisfatto anche il ministro degli Esteri Boris Johnson, che ha twittato: “La straordinaria risposta internazionale dei nostri alleati rappresenta la più grande espulsione collettiva di agenti dell’intelligence russa nella storia e ci aiuterà a difendere la nostra sicurezza. La Russia non può violare impunemente le norme internazionali“.

(di Alessandra Esposito)

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